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Elettricità, prezzi a zero il 1° maggio per sei ore

La grande produzione, soprattutto da solare, con la bassa domanda del giorno festivo abbatte i valori

di Sara Deganello

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Energia elettrica, il 1° maggio in tutta Italia il prezzo unico nazionale (Pun Gme Index) ha toccato il valore di zero euro al MWh tra le 11 e le 17 circa. Un valore che ha fatto scendere anche la media giornaliera: dai 106 euro al MWh del 30 aprile agli 87 del 1° maggio.

Il fenomeno era già accaduto nei giorni scorsi nelle regioni del Sud e delle isole, ed era stato registrato nel pezzo zonale, diverso per ciascuna macroarea.

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Maggiore offerta, minore domanda

La prima volta che i valori sono crollati a zero in tutto il Paese è stato il 1° maggio dello scorso anno. E non è una caso: il giorno festivo - con fabbriche e uffici chiusi - porta infatti con sé minor fabbisogno di energia elettrica, quindi una bassa domanda. Inoltre, dal punto di vista stagionale, non è ancora iniziato l’uso diffuso dei condizionatori che spinonoe i consumi di energia tradizionalmente durante l’estate. Dall’altra parte, la bella stagione spinge al massimo la produzione di energia prodotta dal sole, con il risultato di un’offerta alta, più alta della domanda effettiva di elettricità nel Paese.

Questo porta a due conseguenze: il crollo dei prezzi nelle ore di sovraproduzione nella borsa elettrica gestita dal Gme - la piattaforma in cui produttori e operatori si scambiano energia su base oraria (anzi, dall’anno scorso su slot di 15 minuti) per coprire il fabbisogno del Paese - e il curtailment, cioè lo spegnimento di alcuni impianti imposto (e remunerato) dal gestore di rete che ha la responsabilità di mantenere in equilibrio il sistema elettrico (in cui domanda e offerta devono equivalersi).

Come mostrano gli esiti del Gme, i prezzi del 1° maggio 2026 hanno cominciato la giornata con un valore di 122 euro al MWh all’1 di notte, toccando i 140 euro al MWh alle 6 di mattino. Poi, la discesa: 129 alle 8, 100 alle 9, 2 euro al MWh alle 10. Alle 11 il prezzo è a zero e ricomincia a crescere alle 18 a 7 euro al MWh, salendo a 126 alle 19, a 145 alle 21 e a 149 alle 23 per poi chiudere a 140.

Come si forma il prezzo

Nel sistema del mercato del giorno prima (Mgp) i produttori di energia e i consumatori presentano le loro offerte di acquisto o vendita di energia per il giorno successivo indicando le quantità di che sono disposti a vendere o acquistare e il prezzo associato. Il gestore dei mercati energetici (Gme), responsabile della gestione, crea un ordine di merito: accetta le offerte e le mette in fila, una dopo l’altra, dalle meno costose alle più costose, fino a quando la domanda prevista è soddisfatta. L’ultima offerta accettata è il prezzo marginale di quel periodo temporale. Le rinnovabili hanno priorità di dispacciamento, spingono fuori dal mercato le unità produttive convenzionali più costose, per esempio a gas. È evidente che, nelle ore notturne, vengono a mancare lasciando il prezzo marginale al gas.

Prezzi dell’elettricità all’ingrosso nulli o negativi - in Italia attualmente dal punto di vista normativo non si può ancora scendere sotto lo zero - sono comuni da diversi anni in alcune aree dell’Europa. Nel 2025 la Spagna ha registrato circa 550 ore di prezzi negativi, la Francia oltre 500, la Germania quasi 600 (fonte: Gem Energy Analytics). L’Italia non è ancora a quei livelli, anzi.

Le conseguenze sullo sviluppo delle rinnovabili

Se i prezzi a zero possono portare un sollievo in bolletta, non contribuiscono a supportare lo sviluppo delle rinnovabili. Se per esempio quegli gli impianti che il 1° maggio si sono trovati a produrre elettricità gratuita non avessero avuto alcun incentivo o contratti di fornitura a prezzo fisso, non sarebbero stati remunerati. Ciò significa nessun ricavo, una condizione che può evidentemente scoraggiare gli investimenti. Anche se gli impianti puramente a mercato sono una parte minoritaria del parco installato.

C’è una soluzione a questo fenomeno: lo sviluppo delle batterie, cioè sistemi che stoccano l’energia nei momenti di sovraproduzione e minore richiesta e la rilasciano in rete quando c’è minore produzione e maggiore domanda. L’Italia ha imboccato con decisione la strada dello sviluppo dei sistemi di stoccaggio: lo scorso autunno Terna ha tenuto a battesimo la prima asta del Macse, strumento che remunera gli impianti di accumulo necessari alla rete, soprattutto a Sud dove c’è il maggiore sviluppo di rinnovabili. Le prime consegne, tuttavia, sono previste per il 2028.

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