La verifica tecnica
Avviene poi una verifica tecnica: non è detto che i luoghi della produzione e del consumo siano compatibili con la conformazione della rete elettrica gestita da Terna. Potrebbe per esempio servire una quantità di energia maggiore di quella che può effettivamente essere dispacciata. Davanti alle strozzature si riconsidera quindi l’esito del mercato, economicamente efficiente ma tecnicamente non fattibile. «Si riprendono le stesse offerte e si ricombinano avendo l’accortezza di dividere il mercato per zone: si creano quindi più equilibri zonali, con prezzi diversi. E a questo punto l’equilibrio diventa definitivo», spiega Lucia Visconti Parisio, docente di economia dell’ambiente e dell’energia all’Università Bicocca di Milano.
Il Pun, prezzo unico nazionale, rappresenta proprio la media dei prezzi zonali del mercato del giorno prima, ponderata con gli acquisti totali, al netto degli acquisti, dei pompaggi (elettricità conservata attraverso sistemi di accumulo idroelettrico) e delle zone estere.
Le rinnovabili
Che cosa succede con l’aumento, in questa architettura di mercato, dell’energia da fonte pulita? Risponde Visconti Parisio: «Le rinnovabili hanno un trattamento particolare: hanno priorità di dispacciamento. Quando sono disponibili vengono dispacciate per prime, cioè vengono chiamate a produrre come se nel sistema delle aste orarie avessero chiesto prezzo zero. Quindi nell’ordine di merito che il gestore del mercato va a comporre per ogni ora del giorno le fonti rinnovabili spingono fuori dal mercato le unità convenzionali, come il gas, che venderanno quantità inferiori o nulle di energia. L’effetto auspicato delle rinnovabili è quello di abbassare i prezzi, almeno durante le ore del giorno in cui esse sono disponibili. Al calare del sole quando il fotovoltaico non è più disponibile occorre chiamare a produrre impianti a gas che nelle ore precedenti erano rimasti fermi in esito al mercato. I prezzi così tendono a raggiungere il picco nelle ore serali, perché in quel momento scompare la competizione con le fonti rinnovabili e gli impianti a gas che funzionano un numero inferiore di ore durante la giornata possono recuperare i margini perduti».
Prezzo alto dell’energia
Vista la struttura del mercato elettrico, perché il Italia il prezzo dell’energia è così alto? Secondo l’ultima sintesi mensile del Gme, a settembre i prezzi medi sono stati rispettivamente 117,13 euro al MWh per l’Italia, 78,31 per la Germania, 19,76 per l’area scandinava, 72,62 per la Spagna, 51,86 per la Francia. Risponde ancora Visconti Parisio: «Dipende dalla tipologia della tecnologia marginale, l’ultima chiamata a produrre, il cui prezzo offerto in asta determina il punto di equilibrio nell’ordine di merito del mercato. In Italia, come all’incirca nel 60% dei casi in Europa, è il gas. Quindi il prezzo del gas guida prezzo dell’elettricità. Il fatto di avere prezzi elevati dipende quindi dalla marginalità degli impianti a gas, che determinano quasi sempre l’equilibrio. Se le rinnovabili riuscissero a coprire completamente la domanda di mercato potremmo osservare dei valori di prezzo pari a zero».
Proprio sulla formazione dei prezzi nel mercato all’ingrosso, l’8 ottobre scorso Arera ha acceso un faro, annunciando l’avvio di un’indagine conoscitiva finalizzata alla valutazione degli esiti dei mercati elettrici ad asta con consegna a breve termine, nel periodo 2023-2024 confrontandoli con «opportuni benchmark di prezzo e, proponendo, nel caso, linee di intervento per conseguire tali benchmark».