Made in Italy

Economia del design, Italia prima in Europa per fatturato

Il settore conta nel nostro Paese 54mila operatori Valore aggiunto di 4 miliardi. Presentato il nuovo Rapporto di Symbola, Deloitte, PoliDesign e Adi

di Giovanna Mancini

 LaPresse

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L’Italia si conferma leader in Europa nell’economia del design, ovvero il sistema produttivo che comprende aziende e studi professionali, ma anche lavoratori autonomi, il cui mestiere consiste nel fornire servizi di design a soggetti pubblici e privati di settori e ambiti diversissimi tra loro. Non solo la manifattura, per intendersi, ma anche l’Healthcare, il mondo dei servizi e del commercio e, sempre più spesso, anche la pubblica amministrazione. Proprio a quest’ultimo ambito di applicazione del design dedica un focus particolare l’ultima edizione del Rapporto Design Economy, realizzato da Fondazione Symbola, Deloitte Private, PoliDesign e Adi (Associazione per il disegno industriale), in collaborazione con diversi partner, che sarà presentato questa mattina a Milano.

In Europa quasi 300mila imprese

Qualche numero per comprendere la rilevanza del comparto in questione: a livello europeo, l’economia del design conta circa 295mila imprese, si legge nel Rapporto, che riporta dati del 2024, con un fatturato complessivo di 31 miliardi di euro, in aumento del 3,2% rispetto al 2023 e del 23,8% nel triennio. L’occupazione rispecchia il dinamismo di questa industria, con oltre 356mila addetti, ovvero il 4,8% in più rispetto all’anno precedente e il 16,1% in più nel triennio.

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L’Italia detiene il primato anche sul numero di imprese e addetti all’interno dell’Unione europea, con 54mila operatori e 76mila persone occupate, pari al 21,5% del totale europeo, con una crescita annua del 9,8%, quasi doppia rispetto alla media Ue (+4,8%) - seguita da Francia (14,9%) e Germania (14,0%) - sebbene registri una produttività per addetto inferiore alla media europea. Questi tre Paesi - non a caso quelli caratterizzati dai sistemi industriali più radicati e avanzati - concentrano oltre la metà (51%) del fatturato dell’industria europea del design: l’Italia ha la quota più alta (il 20% della ricchezza comunitaria prodotta), seguono Germania (17,6%) e Francia (13,4%). Nel nostro Paese l’economia del design ha generato un valore aggiunto pari a 4 miliardi, per il 33% concentrato in Lombardia, che conta anche il 28,7% all’occupazione complessiva. Segue la ricchezza prodotta dall’Emilia Romagna (13,3%), dal Veneto (10,9%) e dal Piemonte (10,3%).

L’evoluzione del sistema

Dietro a questi numeri si nascondono, come accennato, interessanti elementi di evoluzione a livello europeo e italiano in particolare, come spiega Domenico Sturabotti, direttore di Fondazione Symbola: «Il design sta entrando nelle pubbliche amministrazioni, con l’obiettivo di migliorare l’offerta e la fruibilità dei servizi da parte dei cittadini o addirittura in alcuni casi per disegnare norme». Si allarga inoltre lo spettro di filiere industriali che si rivolgono al design: in Francia e Germania si affacciano i settori più tecnologici, come automotive e aerospazio, mentre in Sud Europa prevalgono i settori più tradizionali della manifattura, come arredo, moda e alimentare. Si sta anche in qualche modo ridisegnando la mappa del design europeo, con l’emergere di nuovi Paesi come Grecia e Lettonia, che registrano tassi di crescita molto elevati.

Altro elemento di novità da segnalare è la crescente esigenza, da parte dei professionisti del design, di rafforzarsi per essere più competitivi: il 56,2% delle organizzazioni di design intervistate nello studio sta valutando l’adozione di strategie mirate a sostenere la propria crescita, tra cui collaborazioni o, in alcuni casi, operazioni di M&A.

Design, infrastruttura materiale e immateriale

«La leadership italiana nel design conferma il suo ruolo importante come infrastruttura immateriale del made in Italy, come dimostra il Salone del Mobile di Milano, ed è protagonista nella sfida della sostenibilità», osserva Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola. Anche la trasformazione digitale, in particolare l’introduzione dell’intelligenza artificiale «rappresenta per il design una priorità per lo sviluppo e la crescita sostenibile – spiega Ernesto Lanzillo, partner e leader di Deloitte Private in Italia -. È fondamentale riprogettare processi e modelli operativi sulla base dell’IA, assicurando che il contributo umano sia valorizzato e non automatizzato. Le giuste competenze e l’utilizzo appropriato di queste soluzioni da parte degli operatori del design può tradursi in un’accelerazione che permetta di potenziare l’efficienza, ridurre i costi aziendali e ottimizzare le risorse».

Fondamentale, quindi, il ruolo della formazione: anche sotto questo aspetto l’Italia si distingue nel contesto europeo, con 100 istituti attivi e 369 corsi di studio nell’anno accademico 2024-2025, in aumento del 5% rispetto a quello precedente, concentrati in particolare in Lombardia. «Si conferma la capacità attrattiva di questa regione, e di Milano in particolare, per gli studenti di design italiani e internazionali - dice Cabirio Cautela, consigliere d’amministrazione del PoliDdesign del Politecnico di Milano -. Allo stesso tempo, però, si registra una crescita significativa degli iscritti al Centro e al Sud, spesso in connessione con le specializzazioni produttive locali e territoriali. È importante notare come questi dati sulla formazione procedano in parallelo con quelli occupazionali».

Per Luciano Galimberti, presidente Adi, il rapporto conferma «la solidità e la centralità di un settore che non solo genera valore economico e occupazione qualificata, ma contribuisce in modo determinante alla costruzione dell’identità del Made in Italy nel mondo. Un’infrastruttura culturale prima ancora che economica».

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