Design Economy

Italia leader in Europa nel design. Ma serve più innovazione

Presentato il nuovo Rapporto sulla Design Economy di Symbola, Deloitte, PoliDesign e Adi: il fatturato sale a 6,3 miliardi e gli addetti sono oltre 63mila

di R.I.T.

 Fuori Salone 2025. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

3' di lettura

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Ci sono pochi ambiti in cui l’Italia può vantare un primato indiscusso e uno di questi è sicuramente il design, inteso non solo nella sua accezione più stretta (disegno industriale per l’arredamento, la moda o la meccanica), ma in quella più ampia di progettazione, di capacità di fornire soluzioni alle esigenze della società contemporanea.

La leadership italiana in Europa

Se in Europa questo settore (che comprende studi professionali e liberi professionisti, ma anche centri stili di imprese) nel 2023 valeva circa 31,5 miliardi di euro di fatturato e dà lavoro a oltre 35mila addetti, con 281mila imprese, l’Italia fa ancora la parte del leone, con il 19,8% del fatturato complessivo (pari a 6,3 miliardi, in aumento del 4% rispetto al 2022) e anche degli addetti, oltre 63.600, in aumento del 5,2%, che assegnano al nostro paese il primato nel vecchio continente, con un valore aggiunto di 3,2 miliardi. Scendiamo al secondo posto per numero di imprese, oltre 46mila.

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È la fotografia che emerge ormai annualmente, dal 2017 a questa parte, dal Rapporto Design Economy promosso da Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design e ADI (Associazione per il Disegno Industriale), in collaborazione con Comieco, AlmaLaurea e Cuid, racconta annualmente il settore del design.

Le criticità: serve più efficienza

Se questi numeri sono molto positivi e testimoniano la vivacità del settore in Italia, mon mancano le criticità: l’occupazione cresce, ma assai meno che in Francia, dove si è registrato un +24,2%. L’Italia ha rallentato rispetto agli anni precedenti, si legge nel Rapporto. Inoltre, nonostante il primato in valore assoluto, l’Italia è superata per efficienza dalla Spagna, che registra il più alto fatturato medio per addetto in Europa (148.645 euro), ben superiore alla media UE (90.355 euro) e a quella italiana (90.658 euro). Infine, le aziende italiane sono mediamente più piccole (1,5 addetti per impresa), mentre la Germania (2,0) e soprattutto la Spagna (2,4) vantano strutture più grandi e produttive.

Il legame con l’industria

In questi anni il concetto e le applicazioni del design si sono evoluti, tuttavia nel nostro paese rimane forte la connessione tra design e made in Italy, ovvero la manifattura, con applicazioni che interessano soprattutto i settori dell’arredo, della moda e della meccanica. Sono le imprese di questi comparti i principali clieti dei 46mila operatori attivi nel design, per quasi la metà attivi nella comunicazione.

Negli ultimi anni, tuttavia, si sono sviluppati anche in italia altri ambiti di applicazione, in particolare quello sanitario, dove il design gioco un ruolo fondamentale nella progettazione non solo dei dispositivi medici, ma anche degli ambienti ospedalieri, sempre più spesso pensati per essere fruiti nel miglior modo possibile dai pazienti e dalle loro famiglie.

Un altro ambito in forte espansione è quello del packaging, dove il design gioca un ruolo fondamentale nella transizione verso imballaggi sostenibili e riciclabili, con un uso crescente della carta come materia prima, per adeguarsi al contesto normativo europeo.

Innovazione e nuove generazioni

E se design e innovazione sono un binomio da sempre inscindibile, non sorprende che ben l’80% delle aziende di design dichiari di utilizzare l’intelligenza artificiale, con un picco dell’88,9% tra le imprese, sebbene Germania e Francia stiano investendo a ritmi superiori dell’Italia su questo fronte. Per mantenere il primato, l’Italia dovrà puntare su innovazione e crescita dimensionale delle imprese.

Infine, Il rapporto si concentra sul mondo della formazione, anch’esso in rapida espansione, con 97 istituti che, nell’anno accademico 2023/2024 hanno attivato corsi di studio in discipline del design, due in più rispetto alla precedente rilevazione. Rispetto all’anno accademico precedente, il numero di corsi accreditati e attivati è cresciuto del +9%, mentre il numero degli istituti è incrementato del +2%.

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