Green economy

Economia circolare, il riciclo diventa un fattore geopolitico

La circolarità entra nelle strategie industriali di lungo periodo. Ecco la guida in dieci punti per un settore alla prova di maturità

di Niccolò Gramigni

Riciclo. Un camion di bottiglie di plastica

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Dieci punti chiave che caratterizzeranno il settore dell’economia circolare nel 2026. La novità è stata pubblicata da Circularity, società benefit, attiva nel settore, che accompagna le imprese in tutte le tappe del percorso verso l’integrazione dei principi Esg nel proprio modello di business: la guida, “Circularity Trend Guide 2026”, è gratuita e include riferimenti normativi per il quadriennio 2026-2030.

I dieci punti

Uno dei dieci punti riguarda il packaging: nel 2026, si legge nella guida, «l’imballaggio diventa un oggetto ’a prova di regola’: non basta più essere riciclabili in teoria, serve progettare packaging che regga requisiti tecnici, filiere reali, controlli e rendicontazione». Qui l’Italia si comporta bene: supera già i target Ue sia del 2025 fissati al 65%, sia del 2030 fissati al 70%.

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La domanda di materie prime (è il secondo punto) cresce «in modo significativo in molte filiere, ma non in modo uniforme», «nel 2026 il vero vantaggio competitivo non è dichiarare l’uso di materiale riciclato, ma saper gestire questa asimmetria, garantendo qualità, continuità e tracciabilità dove il mercato lo consente, e mitigando i rischi dove la domanda resta debole o volatile».

Nel 2026 il fattore di discontinuità è «il salto tecnologico e di competenze che sta trasformando la gestione dei flussi di materia», così come quest’anno si consolida l’idea secondo cui «i rifiuti tecnologici non sono ’fine vita’ ma stock industriale». Il punto – si spiega nel rapporto - «non è solo recuperare, ma raccogliere abbastanza (e bene) da rendere sostenibili impianti avanzati».

Economia circolare e geopolitica

Il quinto punto, geopop, parla del fatto che le «politiche sulle materie prime critiche trasformano il riciclo in uno strumento di autonomia geopolitica. La circolarità entra nelle strategie industriali di lungo periodo», nel 2026 poi - è il sesto concetto chiave, il circular cv - «non basta ’fare’ circolarità: bisogna dimostrarla. Indicatori, Kpi e standard diventano il linguaggio comune tra imprese, finanza e istituzioni».

Inoltre «la tracciabilità digitale accompagna i materiali lungo tutto il ciclo di vita. I dati diventano un asset competitivo, ma anche una responsabilità» e – in riferimento al circular benefit - «sempre più imprese sperimentano benefici economici concreti: riduzione dei costi, maggiore efficienza, miglior accesso al credito».

Gli ultimi due punti sono il quality over quantity e dunque l’attenzione alla qualità e la circular procurement ovvero il fatto che «specifiche su materiali, take-back, responsabilità condivise e dati diventano la nuova normalità».

I dati

L’Italia, sul riciclo, ha un tasso di utilizzo circolare della materia nel 2024 pari al 21,6%, il più alto in Europa, contro una media Ue del 12,2%: tuttavia si evidenzia però che, nonostante buoni dati, restano «nodi strutturali aperti su alcune filiere, come la plastica e i Raee, e sulla qualità delle raccolte e delle materie prime seconde».

Secondo la rilevazione dell’Osservatorio Clean Technology 2025 di Innovatec e Haiki+, «il 72% delle imprese italiane ha realizzato almeno un investimento in sostenibilità ambientale nel 2025 e gli investimenti in processi di economia circolare sono passati dal 16% nel 2023 al 27% nel 2025». Inoltre il «77% delle imprese attende vantaggi di business dal proprio impegno green/circolare, e il 55% li ha già raggiunti nel 2025, in aumento rispetto al 52% nel 2024. I principali benefici concreti sono i risparmi in termini di efficienza e riduzione dei costi riportati da 7 aziende su 10, e i miglioramenti della redditività indicati dal 31% delle imprese».

«Il 2026 è l’anno in cui la circolarità diventa una condizione strutturale per competere - commenta Camilla Colucci, ceo di Circularity -. Le imprese non sono chiamate solo ad adeguarsi alle nuove regole, ma a integrare la circolarità nei processi, nei dati e nelle decisioni strategiche. È qui che si gioca il vantaggio competitivo dei prossimi anni».

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