Ecco come il gatto domestico può aiutare a curare i tumori nell’uomo
Un recente studio pubblicato su Science mostra infatti che i tumori felini condividono con quelli umani mutazioni chiave, geni driver e meccanismi biologici
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Per la prima volta è stato mappato il genoma del cancro felino e somiglia molto a quello dell'uomo. Lo studio aiuta nella comprensione del carcinoma della mammella e dei tumori della pelle e nello sviluppo di terapie per entrambe le specie.
Bob, il gatto randagio diventato simbolo di rinascita nel best seller autobiografico di James Bowen, aveva già “salvato” una vita. Ora i suoi simili potrebbero contribuire a salvarne molte altre. Un recente studio pubblicato su Science mostra infatti che i tumori felini condividono con quelli umani mutazioni chiave, geni driver e meccanismi biologici.
È la prima mappa su larga scala del genoma del cancro nel gatto domestico, e indica che i felini possono diventare alleati preziosi per accelerare la ricerca oncologica, aprendo la strada a trial clinici condotti in parallelo sulle due specie. Si sfrutterebbe la velocità con cui i tumori felini si sviluppano, molto più rapida che nell'uomo, per testare nuovi farmaci e protocolli in tempi più brevi.
Lo studio e il gene “grande guardiano”
“Uno dei maggiori sviluppi mai registrati nell'oncologia felina” lo ha definito la senior author dello studio, Louise van der Weyden del Wellcome Sanger Institute di Cambridge, alla guida di un team internazionale che ha coinvolto l'Ontario Veterinary College, l'Università di Berna e la Cornell University College of Veterinary Medicine dello stato di New York.
Il gruppo ha analizzato 493 campioni di tessuto tumorale provenienti da gatti di cinque paesi, coprendo 13 tipi diversi di neoplasia.






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