Perché i gatti cadono sempre sulle zampe? Saperlo serve anche per astronauti e robot
Il problema è aperto dal 1894, quando lo studioso francese Étienne-Jules Marey tentò di risolverlo con un metodo prettamente scientifico e sperimentale
3' di lettura
3' di lettura
Non c’è solo la fisica quantistica o l’intelligenza artificiale, entrambe di gran moda e presenti in modo assillante nella nostra vita in questi anni, la Fisica ha ancora parecchi vecchi e importanti problemi da risolvere, con beneficio insperato in molti campi della nostra vita.
Uno di questi ha fatto, qualche giorno fa, un passo avanti di notevole entità. Si tratta dell’annoso problema del perché, apparentemente, i gatti cadono sempre sulle zampe, come dice la saggezza popolare. Non è uno scherzo, sia chiaro, e il problema è aperto dal 1894, quando Étienne-Jules Marey, importante studioso francese della fisiologia umana e no, tentò di risolverlo con un metodo prettamente scientifico e sperimentale. Lui trovò che effettivamente i gatti sembravano atterrare sempre sulle zampe, ovviamente non da sopra una certa altezza.
Il contributo di altri due illustri scienziati
Non fu l’unico a quell’epoca a far partire il problema, ci si cimentarono anche altre due menti eccelse: George Gabriel Stokes, il grande matematico e fisico irlandese, e James Clerk Maxwell, importante fisico scozzese, padre dell’elettromagnetismo classico.
Il primo fu anche presidente della Royal society degli scienziati del Regno Unito, carica prestigiosissima, ed è l’autore delle equazioni, differenziali alle derivate parziali, che ancora oggi si usano per esempio nel calcolo delle previsioni del tempo, mentre il secondo è l’estensore della bellissima teoria classica dell’elettromagnetismo , che descrisse per la prima volta l’elettricità, il magnetismo e la radiazione elettromagnetica, a cominciare dalla luce visibile, come manifestazioni diverse dello stesso fenomeno: l’elettromagnetismo appunto.
Questi due illustri scienziati, che hanno sconvolto la fisica e la vita quotidiana, allora come ora, si rivolsero al problema un po’ come a una curiosità, come succedeva spesso a quei tempi.
Il “fotocannone” di Étienne-Jules Marey
Marey invece era, anche se fisiologo, uno sperimentale e costruì diverse macchine per studiare gli animali - un altro suo campo era il volo degli uccelli - sfruttando anche l’invenzione modernissima di quel tempo: la fotografia. Si costruì addirittura un “fotocannone”, per fare sequenze di immagini molto ravvicinate nel tempo.







