Inchiesta

Indagine su Giuseppe Del Deo e la “Squadra Fiore”: dossieraggio e peculato nei servizi segreti italiani

L’inchiesta della Procura di Roma svela un gruppo clandestino che ha usato fondi pubblici e banche dati riservate per attività illegali, coinvolgendo ex 007 e imprenditori

di Redazione Roma

I carabinieri del Ros davanti alla clinica Maddalena dove è stato catturato il super latitante Matteo Messina Denaro, Palermo 16 gennaio 2023. ANSA / IGOR PETYX ANSA

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Sono in corso delle perquisizioni su disposizione della Procura di Roma nell’ambito dell’indagine sulla “Squadra Fiore”, un gruppo clandestino - di cui facevano parte ex appartenenti alle forze dell’ordine - che avrebbe compiuto attività di dossieraggio. L’attività è stata svolta dai carabinieri del Ros. Nell’indagine si procede per i reati di accesso abusivo a un sistema informatico, violazioni relative alla privacy e esercizio abusivo della professione. Contestualmente si stanno effettuando perquisizioni anche per il filone di indagine in cui si procede per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi segreti.

Indagato Del Deo, peculato da 5 milioni di euro

L’ex numero due del Dis, Giuseppe Del Deo, è indagato per peculato nell’indagine della Procura di Roma, coordinata da Stefano Pesci, che riguarda anche la Squadra Fiore - gruppo clandestino che faceva attività di dossieraggio - e che ha portato oggi ad una serie di perquisizioni da parte del Ros. L’attività ha riguardato sette persone. Nel filone che coinvolge Del Deo - quando era all’Aisi - i pm contestano peculato da cinque milioni di euro. Denaro che, in base all’impianto accusatorio, l’ex 007 affidava con contratti alla società “amica” Sind, gestita all’epoca dei fatti da Enrico Fincati anch’egli indagato. La Sind è una società acquisita da Maticmind, azienda fondata dall’imprenditore Carmine Saladino. Nel procedimento è anche indagato Carmine Saladino, ex capo della società Maticmind, per truffa. I due filoni di indagine hanno collegamenti in base ad alcune intercettazioni in cui appartamenti alla Squadra Fiore tira in ballo Del Deo. Le contestazione riguardano presunti illeciti iniziati nel 2022.

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Del Deo e la squadra clandestina “i neri” nell’Aisi

L’ex numero due del Dis, Giuseppe Del Deo, indagato per peculato e accesso abusivo dalla Procura di Roma nell’indagine sulla ’Squadra Fiore’, “avrebbe utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del comparto”.

Secondo gli atti d’accusa dei pm di Roma, Del Deo è anche indagato perché «con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, dapprima in qualità di dirigente del reparto economico fìnanziario dell’Aisi, nel periodo compreso tra il 2018 e l’agosto del 2024, avvalendosi di una squadra di collaboratori in corso di identificazione denominati convenzionalmente “i neri” ai quali dava disposizioni per attività clandestine di tipo para investigativo, utilizzava, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopo istituzionali del Sistema di informazione per la sicurezza nazionale».

Del Deo, dopo essere uscito dal Dis, è attualmente il presidente esecutivo di Cerved Group Spa. In serata ha comunicato “di essersi autosospeso, con effetto immediato, dalla carica di Presidente esecutivo di Cerved Group S.p.A. La decisione è stata assunta per preservare la reputazione della Società, ancorché i fatti di cui al decreto di perquisizione non abbiano alcuna relazione con Cerved Group o suoi esponenti”. Del Deo si dice “certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti nel più breve tempo possibile”.

“Gli approfondimenti investigativi - spiega il Ros - hanno permesso di acquisire nuovi elementi idonei a delineare ulteriori fattispecie delittuose per le quali risultano coinvolti imprenditori ed ex appartenenti all’intelligence nazionale. Nel dettaglio, gli interessati risultano indagati a vario titolo dei reati di peculato in concorso”- sarebbero implicati imprenditori e Del Deo -“ poiché, nel 2023, si sarebbero appropriati di fondi dell’Aisi per alcuni milioni di euro, destinati a saldare un contratto di fornitura, di fatto mai eseguito, stipulato tra la citata Agenzia e una società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware”.

L’accusa di truffa aggravata è contestata poiché “nell’ambito di una operazione di acquisizione di società operanti nel settore della consulenza e progettazione di reti digitali infrastrutturali e soluzioni di intelligence per l’innovazione - un imprenditore - al fine di aumentarne il prezzo di vendita attraverso una clausola di ’earn-out’ (che lega una componente aggiuntiva del prezzo di vendita al raggiungimento di specifici obiettivi finanziari o commerciali), con artifizi e raggiri, nel conto economico del 2023, avrebbe esposto valori fittizi di fatturato tali da incrementare, falsamente e per oltre 40 milioni di euro, il margine operativo lordo (Ebitda) della società, usato quale parametro per la maturazione della componente di prezzo integrativa”.

Tale operazione “avrebbe procurato all’imprenditore un profitto di circa 8 milioni di euro non dovuti, con correlativo danno anche a Cassa Depositi e Prestiti, di cui è azionista di maggioranza il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in quanto, attraverso Cdp Equity Spa, deteneva una parte del capitale della società acquirente”.

Da “Squadra Fiore” notizie riservate in cambio di denaro

Una struttura di dossieraggio parallela attiva dal novembre del 2024. “I componenti (in parte ex appartenenti alle forze di polizia e all’Aisi) sono indagati per i delitti di associazione per delinquere finalizzata alla interferenze illecite nella vita privata - spiega il Ros in una nota -, accesso abusivo a sistema informatico o telematico, nonché intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche”. In particolare “gli interessati avrebbero acquisito e commercializzato in cambio di remunerazione mensile o per singoli contratti - anche su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari - informazioni riservate illecitamente” ed “estrapolate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, realizzando dossier con la profilazione di persone fisiche e giuridiche”. Avrebbero inoltre eseguito, dietro compenso corrisposto per ogni singolo intervento, attività di fraudolenta interruzione di intercettazioni telefoniche e telematiche e di installazione di dispositivi per la captazione fraudolenta di conversazioni private”.

In intercettazione “all’Aisi ammanco da 7-8 milioni di euro”

Della ’cricca dei neri di Del Deo’ gli inquirenti che indagano sulla Squadra Fiore sono venuti a conoscenza anche grazie ad intercettazioni telefoniche. In particolare, in base a quanto emerge dal decreto di perquisizione, in un colloquio carpito nel gennaio del 2025 si fa riferimento ad un “un ammanco di denaro di circa 7-8 milioni, che si sarebbe verificato nell’epoca in cui Giuseppe Del Deo era a capo del reparto economico finanziario dell’Aisi e la cui sparizione sarebbe a lui riferibile”.

È emerso inoltre che un intercettato avrebbe visto “Carmine (presumibilmente Gallo coinvolto nell’indagine di Milano·sulla Equalize) - si legge nell’atto - che andava a trovare Del Deo”. Nel corso di sommarie informazione un teste “dipendente della Presidenza del Consiglio addetto ad un reparto di sicurezza” ha dichiarato come “come fosse notorio, in ambiente dei servizi, che Del Deo avesse una grande disponibilità di soldi ed ampio potere di disporre di risorse pubbliche e di aver sentito i dipendenti dell’Agenzia parlare di ammanchi di milioni di euro dai fondi dell’Agenzia”. Il teste ha aggiunto di avere “pensato, come altri, che Del Deo portava i soldi all’estero”. In base al racconto dei testimoni è emerso che l’indagato “avesse un potere di fatto di negoziazione con i fornitori tanto da determinare l’importo delle fatture e da rivendicare come una scelta personale l’emissione di documenti fiscali con generica descrizione del tipo di prestazione eseguita”. Sono, inoltre, emersi “forti intrecci di interessi economici” tra Del Deo e altri due imprenditori indagati già a partire dal 2021 che “delineano un parallelismo tra la carriera imprenditoriale dei due e lo sviluppo del percorso professionale del funzionario pubblico”.

“Indagati puntavano a creare unica holding aziende intercettazioni”

L’indagine della Procura di Roma sulla ’Squadra Fiore’ ha permesso di acquisire “elementi su presunti progetti finalizzati a raccogliere nelle mani di una sola holding l’intera galassia delle aziende attive nel campo delle intercettazioni telefoniche”. E’ quanto emerge da una nota diffusa dal Ros. Le verifiche hanno inoltre accertato “le rivelazioni dell’esistenza di specifici atti d’indagine nell’ambito degli accertamenti disposti nel procedimento in corso”.

11 indagati, c’è anche Giuliano Tavaroli

Tra gli undici indagati, perquisiti dai Ros nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sulla squadra Fiore c’è anche Giuliano Tavaroli, ex capo della Security di Pirelli-Telecom coinvolto in passato nello scandalo Telecom-Sismi. A Tavaroli, in concorso con altri indagati, viene contestato di “essersi associati tra loro e con persone da identificare, allo scopo di commettere una pluralità di reati di accesso abusivo a sistemi informatici di interesse per l’ordine e la sicurezza pubblica, di captazione fraudolenta di comunicazioni informatiche e telematiche e interruzione di comunicazioni relative a sistemi informatici o telematici”.

Contestata anche, come riportato nel decreto di perquisizione, l’utilizzazione di segreti d’ufficio da parte di pubblici ufficiali e di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. In particolare a Tavaroli e altri tre indagati viene contestato di aver costituito e gestito “un gruppo criminoso, con base logistica a Roma, che acquisiva e commercializzava informazioni riservate illecitamente esfiltrate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, avvalendosi di strumenti informatici e operativi analoghi a quelli in uso alle forze dell’ordine (dispositivi elettronici per la captazione di conversazioni private e per l’individuazione e inibizione della captazione, punti di accesso alle banche dati protette da sistemi di sicurezza). In particolare, utilizzavano apparecchi di comunicazione protetti, definiti “citofoni”, utenze con intestatari fittizi, si avvalevano di consulenti e committenti esteri, “l’americano” e nomi di copertura come “naufrago, mezzochilo, corazziere, legno, legnetto, naufrago, juventino”. Inoltre, secondo l’accusa “su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari predisponevano, in cambio di remunerazione mensile o per singoli contratti, dossier personali con la profilazione di persone fisiche e giuridiche realizzata con dati riservati acquisiti dalle banche protette ed offrivano ed eseguivano servizi di “bonifica” ambientale e di intercettazione fraudolenta di conversazioni private”.

All’imprenditore Saladino contestata truffa da otto milioni

Tra gli indagati dell’indagine della Procura di Roma sulla ’Squadra Fiore’ compare anche il nome dell’imprenditore Carmine Saladino a cui sono contestati i reati di peculato per presidente della Cda della società Sind e truffa per il ruolo di presidente del Cda della Maticmind. In particolare sulla truffa i pm scrivono che l’indagato “nel quadro dell’operazione di acquisizione avviata da Mozart HoldCo (il cui capitale sociale era detenuto, al 14.947% dalla Cdp Equity S.p.A di Cassa Depositi e Prestiti) comprensiva di una clausola ’earn out’, che prevedeva la determinazione di una parte del corrispettivo della cessione delle azioni da parte del Saladino in rapporto proporzionale diretto rispetto ai valori di Ebitda conseguiti dalla stessa negli esercizi successivi, con artifici e raggiri consistiti nell’esporre, nel conto economico del 2023, valori fittizi di fatturato tali da incrementare falsamente l’Ebitda della società per oltre 40 milioni di euro, inducendo in errore Cassa Depositi sui criteri di determinazione del prezzo della cessione”. In questo modo “si procurava l’ingiusto profitto della corresponsione di circa 8 milioni di euro non dovuto con relativo per l’ente pubblico”.

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