Imprenditorialità

Donne e giovani, serve un cambio di passo nell’ecosistema start up

L’età media dei fondatori è 39 anni, il 91% sono uomini. Persiste la difficoltà di accedere ai fondi. Gli incentivi pubblici sono motore di sviluppo e occupazione

di Camilla Colombo e Camilla Curcio

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L’istantanea delle start up, fondate da giovani e da donne nel 2025, lascia pochi dubbi su chi fa oggi imprenditorialità innovativa in Italia e sulla necessità di un cambio di passo che parta dalla formazione pre-universitaria e che punti a ridurre il divario di genere. L’età media di chi fonda una start up è intorno ai 39 anni – per l’universo femminile è di circa nove mesi in più, quasi a ricordare anche qui il tema della maternità – e solo il 9% è donna. «Gli stereotipi ancora presenti nel nostro Paese vincolano queste due categorie di imprenditori», spiega Alessandra Luksch, direttrice degli Osservatori Startup Thinking e Digital Transformation Academy, anticipando alcuni dati della ricerca Digital & Open Innovation 2026: cosa serve a imprese e startup per un cambio di passo, che verrà presentata il 2 dicembre a Milano.

«La componente giovanile è marginale sia perché si tende a fondare start up dopo un’esperienza lavorativa che ha consolidato la reputazione sul mercato sia perché scontiamo una certa debolezza del nostro ecosistema in finanziamenti equity». L’analisi condotta da Aifi, in collaborazione con PwC Italia, sul primo semestre 2025 riporta infatti che le operazioni di venture capital (investimenti in imprese nella prima fase di ciclo di vita, seed, start up, later stage) sono diminuite dell’8% in termini di ammontare (454 milioni), mentre il numero di investimenti è aumentato del 22% (236).

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I NUMERI DELL’INNOVAZIONE IN ITALIA

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Sul fronte delle start up femminili si riscontrano due dinamiche interessanti e anche, in parte, confortanti: «Le donne fanno più fatica ad avere finanziamenti, ma quando li ottengono ricevono un round medio più alto rispetto agli uomini. Inoltre, le startupper femmine hanno una formazione più elevata: al 100% possiedono almeno la laurea triennale e anche la componente di chi ha un dottorato di ricerca è superiore», commenta Luksch.

Anche l’approccio dei finanziatori svela aspetti curiosi: se negli uomini si vaglia l’esperienza pregressa, nelle donne si richiede di raggiungere subito risultati concreti. «La motivazione che spinge le donne a fondare start up è soprattutto l’impatto sociale mentre a livello di settori non bisogna dimenticare che la componente femminile è valida anche nel deep tech», aggiunge la direttrice Luksch, sottolineando l’impegno delle fondatrici nello sviluppare modelli da seguire per le nuove generazioni.

Incentivi pubblici

Per favorire l’imprenditorialità di donne e under 35, il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) promuove due incentivi, entrambi gestiti da Invitalia: Smart&Start Italia, che sostiene la nascita e la crescita di start up innovative ad alto contenuto tecnologico in tutte le Regioni, e ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero, che sostiene la creazione e lo sviluppo di imprese a prevalente partecipazione giovanile o femminile, con agevolazioni attive in tutta Italia in un mix di finanziamento a tasso zero e contributo a fondo perduto.

Con gli incentivi Smart&Start Italia e ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero, Invitalia ha approvato oltre 3.100 progetti, che hanno generato oltre 1,4 miliardi di euro di investimenti per oltre 1,1 miliardi di euro di agevolazioni concesse e oltre 11.800 nuovi posti di lavoro. «Grazie agli incentivi dedicati alle start up, Invitalia ha contribuito a dare impulso alla nascita e alla crescita di migliaia di imprese innovative in tutto il Paese», commenta Luigi Gallo, responsabile Incentivi e Innovazione di Invitalia. «I numeri confermano che gli incentivi pubblici, quando mirati e gestiti con criteri che guardano alla qualità, possono trasformarsi in motore di sviluppo e occupazione. Oltre alle agevolazioni, Invitalia mette a disposizione degli imprenditori e degli aspiranti un pacchetto di servizi gratuiti e integrati di orientamento e accompagnamento, che vanno dalla definizione del progetto alla presentazione della domanda fino al sostegno nella fase di crescita».

In questo scenario, venerdì a Milano, si terrà il VI Meeting 2025 di Sistema Invitalia Startup, il più grande network istituzionale dell’innovazione, che conta a oggi oltre 100 iscritti: ne fanno parte incubatori, acceleratori, business angel, associazioni di categoria, fondi di venture capital, agenzie e finanziarie di sviluppo pubbliche. Degli oltre 9mila incontri di orientamento e accompagnamento svolti da Invitalia con 6mila team imprenditoriali, il 70% è stato generato dai partner del Sistema Invitalia Startup.

I progetti finanziati da Mimit/Invitalia

ReVita - We are Bi-rex

Fondata nel 2022 dalle chimiche Greta Colombo Dugoni e Monica Ferro e finanziata con Smart&Start Italia, ReVita nasce con un obiettivo chiaro: trasformare quelli che vengono considerati rifiuti in valore misurabile. Ed è così che, recuperando gli scarti agroalimentari, la start up milanese ha ideato un nuovo modello di economia circolare. Residui di birra, di riso o agrumi, sottoprodotti di pasta, bucce di pomodoro diventano la base da cui estrarre fibre di cellulosa che si trasformeranno in stoviglie compostabili, carta e cartoncino. Un processo sviluppato e brevettato in Italia, che riduce le emissioni di CO2 del 70% rispetto agli iter tradizionali, con un risparmio di acqua ed energia del 95 per cento. Superata la fase pilota e messi a segno vari traguardi (come il lancio della prima linea di carta usa e getta ReVita), il prossimo step è cambiare il paradigma del packaging, coprendo il 10% del mercato della carta entro cinque anni.

Joseba Label

Un hub culturale, un’etichetta discografica indipendente e uno studio di registrazione. L’identikit di Joseba Label, centro di produzione a tutti gli effetti dove prendono vita originali progetti musicali, è quello di un ibrido dove la creatività fa da fil rouge. Nato da un’idea di Nadja Volpentesta, amministratore delegato, che oggi collabora con Larissa Volpentesta e Giovanni Volpentesta, è un progetto familiare made in Roma incentivato con ON-Oltre nuove imprese a tasso zero e attivo su più fronti: dalla produzione discografica alla distribuzione, dalla creazione di sigle, jingle e colonne sonore per film e docufilm a produzioni per tv e cinema. Non solo: membro della Fimi, vanta un repertorio ricco di artisti e collaborazioni con nomi del calibro di Orietta Berti e Dargen D’Amico. È anche l’unica label partner del progetto nazionale «Pythika» per l’inclusione, promosso dal ministero per le Disabilità.

Hypex

Creative software house nata nel 2018 a Monopoli e finanziata con Smart&Start Italia, Hypex è specializzata nella trasformazione di video in esperienze interattive che portano lo spettatore in una dimensione dove diventa protagonista e può gestire e controllare quello che vede. Grazie a HyperInteractive, la piattaforma ideata e creata dai due fondatori, Riccardo Boccuzzi e Cosimo De Russis, sono stati diversi i progetti sviluppati, mixando arte e scienza, tecnologia e design, storytelling ed educazione: da Una notte al Castello Sforzesco, pensato per far esplorare ai giovani uno dei simboli di Milano attraverso gli occhi di Leonardo Da Vinci a Itaverso, co-finanziato dal Mimit e nato per aiutare gli studenti liceali a scegliere unpercorso universitario, fino a Discis, escape room interattiva per insegnare fisica e chimica ai ragazzi dei licei e Metamuseo Cinemaddosso, ambiente virtuale progettato per divulgare la storia del costume cinematografico italiano.

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