Lavoro

Indagine Fòrema: la grande distanza fra giovani e aziende

I primi chiedono flessibilità, formazione e tecnologia; le seconde rispondono con stabilità e salari, ma faticano ad aggiornarsi

di Barbara Ganz

(AdobeStock)

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Lavoro agile e flessibilità sono per i giovani la “nuova normalità”, ma il divario tra le aspettative di chi si affaccia sul mondo del lavoro e le strategie delle imprese continua ad allargarsi a Nord Est.

Sono i dati rilevati da Fòrema, società di formazione di Confindustria Veneto Est, che nel report “Giovani, Tecnologia e Mismatch nel Nord Est 2025” ha indagato un campione di 1.015 giovani tra 18 e 34 anni e 486 aziende di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige.

Loading...

Le aspettative

Quali sono i fattori più importanti nella scelta di un lavoro? I giovani mettono al primo posto l’equilibrio vita-lavoro e la flessibilità (oraria e organizzativa), indicati dal 55% del campione (erano possibili risposte multiple), segue, quasi con la stessa rilevanza, la retribuzione (53%), quindi la possibilità di crescita professionale, formazione (49%).

Quasi un giovane su due (44%) considera fondamentale poter utilizzare tecnologie avanzate sul posto di lavoro (IA, automazione, analisi dati). Seguono la stabilità contrattuale (38%) e il benessere organizzativo (35%). Meno richiesti l’impegno dell’azienda in ambito sociale e ambientale (25%).

Lavoro agile e flessibilità sono ormai degli standard. Circa l’80% degli intervistati auspica formule di impiego ibride o da remoto e, tra questi, molti sarebbero disponibili anche a sacrificare parte dello stipendio pur di ottenere maggiore flessibilità. Alla domanda ipotetica su un eventuale taglio di stipendio in cambio di più giorni di remote working, ben l’88% si dichiara disposto ad accettare una riduzione (tra il 5 e il 10% tra i neoassunti), pur di avere maggiore libertà di lavorare da casa o di ottenere un lavoro pienamente flessibile.

Il lavoro ideale

Quando si immaginano il datore di lavoro ideale, i giovani del NordEst mostrano preferenze ben definite. Solo il 6% vorrebbe lavorare nella Pubblica amministrazione o in enti pubblici. Molto più alto, invece, l’interesse verso il privato: il 38% indica come meta ideale una Pmi ad alto tasso tecnologico, ovvero una piccola-media impresa innovativa (meglio se del territorio). Un altro 30% sogna la grande impresa strutturata, capace di offrire solidità e carriera, e il 16% la propria start up. Infine, il 10% si vede nelle multiutility.

Quello che emerge è la forte attrazione esercitata da realtà dove poter crescere e sperimentare nuove tecnologie, Pmi innovative locali o grandi aziende avanzate, mentre pubblico e aziende tradizionali sono percepiti come meno dinamici e stimolanti.

Le aziende

Cambiando punti di vista, le aziende (quasi il due terzi del campione: 64%) riporta notevoli difficoltà nel reperire giovani con competenze adeguate, in particolare nei profili tecnico-produttivi e digitali. Mancano specialisti della produzione (per il 49%), tecnici di manutenzione (42%), controllo qualità (37%), data analyst (31%). Paradossalmente, le aziende faticano a trovare proprio quei giovani talenti che potrebbero aiutarle a innovare modelli di business e processi. Competenze oggi cruciali come analisi dati, programmazione macchine (PLC, robotica), metrologia o cybersecurity sono presenti solo in parte nei candidati.

In diversi ambiti, metà delle imprese valuta “alta” la difficoltà nel trovare giovani con le capacità richieste, oltre un terzo con skill come IA, linguaggi di scripting o database. Il messaggio è chiaro: tecnologie e skill in azienda corrono più veloci della preparazione con cui i neo-laureati e i neo-diplomati escono dai percorsi formativi tradizionali, creando un mismatch evidente, a cui molte imprese tentano di sopperire con la formazione interna.

La distanza

L’incrocio tra domanda e offerta evidenzia una “distanza”. Di fronte alla difficoltà nel trovare giovani qualificati, le aziende si concentrano su leve più tradizionali per attrarli: retribuzioni d’ingresso competitive (62%) e stabilità, ovvero offerta di contratti a tempo indeterminato (55%) rimangono le leve principali, seguite da formazione interna (48%) e percorsi di crescita chiari (42%). Soltanto una su cinque (19%), ma in progressiva crescita, ha scelto di introdurre maggiore flessibilità (oraria o remote working) per rendersi più appetibile ai giovani, mentre la metà (54%) mantiene politiche di lavoro esclusivamente in presenza.

Le imprese che non comunicano innovazione e apertura rischiano di non essere scelte dai candidati più ambiti, alimentando ulteriormente la “distanza”.

Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est

«Questa ricerca fotografa con grande chiarezza una tensione, e attenzione, che tutti, come sistema produttivo, dobbiamo affrontare con responsabilità: la distanza tra le aspettative dei giovani e i modelli organizzativi delle nostre imprese», commenta Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est. «Non è un problema di impegno o attitudine al lavoro, ma di linguaggi diversi. I ragazzi cercano ambienti tecnologici, percorsi di crescita e flessibilità: non possiamo più considerarli estemporaneità, ma bisogni reali e fattori strategici per attrarre talento e innovazione. Le aziende del Nord Est hanno sempre dimostrato di sapersi reinventare, e oggi serve farlo di nuovo, puntando sempre più su cultura digitale, formazione e benessere organizzativo».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti