Donne in cammino verso la parità. Tutte le leggi dalla Costituzione a oggi
Dal lavoro all’accesso alle cariche elettive, dalla famiglia alla sessualità e alla maternità. Un percorso normativo che negli ultimi anni ha profondamente risentito di un fenomeno globale inaspettato: la diffusione della pandemia da Covid-19
di Barbara Nepitelli
8' di lettura
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A pochi giorni dal sessantesimo anniversario della legge numero 66 del 1963 sulla "Ammissione della donna ai pubblici uffici e alle professioni" tra cui la magistratura, Margherita Cassano è stata nominata presidente della Corte di Cassazione. Nel corso del plenum del Csm il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordando che si tratta della prima donna chiamata a ricoprire questo ruolo di rilievo, ha sottolineato che «è un’occasione importante per la Repubblica, oltre che per l’ordine giudiziario».
La legge 66/1963 è uno dei pilastri dell’architettura normativa costruita per rendere effettivo il principio di uguaglianza fra uomini e donne scritto nell’articolo 3 della Costituzione. Parte proprio dall’approvazione nel marzo di 76 anni fa dell’articolo 3 della Costituzione da parte dell’Assemblea Costituente il dossier del Senato dal titolo "Senza distinzione di sesso. Il cammino delle donne italiane verso la parità dalla Costituzione a oggi". Un documento di analisi pubblicato dall’Ufficio Valutazione Impatto del Senato in occasione dell’8 marzo che ripercorre «le principali tappe normative della lunga marcia delle donne italiane verso l’uguaglianza, individuando alcuni temi privilegiati: dal lavoro all’accesso alle cariche elettive; dalla famiglia alla sessualità e alla maternità. Un percorso normativo che negli ultimi anni, soprattutto con riguardo ai profili sociali e lavorativi, ha profondamente risentito di un fenomeno globale inaspettato: la diffusione della pandemia da Covid-19». Attenzione viene data anche alle principali sentenze della Corte Costituzionale che in alcuni casi hanno anticipato e sollecitato l’approvazione di importanti riforme legislative, come si ricorda nel documento a cura di Carmen Andreuccioli.
Le crepe al "soffitto di cristallo" istituzionale e politico
Un percorso verso la parità uomo-donna segnato dalla evoluzione normativa anche se non ancora completato come evidenzia il dossier facendo riferimento al Rapporto annuale del World economic forum che segnala come ancora nel 2022 l’Italia sia al 63mo posto su 146 Stati per gender gap. Ma che ha visto negli ultimi mesi infrangersi il soffitto di cristallo a livello istituzionale e politico. Oltre alla già ricordata nomina di Cassano, da settembre 2022 Giorgia Meloni è la prima donna presidente del Consiglio (oltre ad essere la presidente di FdI, partito di maggioranza relativa). Elly Schlein è da febbraio di quest’anno la segretaria del Pd, principale partito di opposizione. «Il cantiere della parità non può dirsi però ancora concluso. E le istituzioni ne sono consapevoli: non a caso, all’interno del Pnrr la parità di genere rappresenta una delle tre priorità trasversali in termini di inclusione sociale, unitamente a Giovani e Mezzogiorno. In tutte le Missioni del Piano sono contenute linee di intervento mirate a favorire la parità di genere» si ricorda nelle conclusioni del dossier. Sempre nel Pnrr, il Governo ha annunciato l’adozione della Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2026 un incremento di cinque punti nella classifica dell’Indice sull’uguaglianza di genere 2022 elaborato dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, che vede il nostro Paese al 14mo posto (su 27).
La tutela delle madri lavoratrici
La prima parte del dossier riepiloga gli interventi che si sono succeduti nel tempo a tutela delle madri al lavoro, in attuazione dei principi previsti dall’articolo 37 della Costituzione: si parte dall’obiettivo di eliminare le discriminazioni con la legge 860 del 1950 dall’eloquente titolo di «tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri» alla promozione della parità anche attraverso l’introduzione di azioni positive. Il nuovo obiettivo che si è consolidato nel corso degli anni è quello di conciliare vita e lavoro. E con sentenze della Consulta (a partire dalla numero 1 del 1987) e con interventi legislativi (come nel cosiddetto Jobs Act, legge 183/2014, e relativi decreti attuativi) viene sempre più affrontato in un’ottica di dovere/diritto per madri e padri: in questa ottica va l’estensione del congedo parentale e la previsione di giorni anche per i padri così come la possibilità di chiedere il part-time invece del congedo. Nel dossier vengono ricordati anche gli interventi sociali a tutela della genitorialità che sono di recente confluiti nell’assegno unico e universale introdotto con il decreto legislativo numero 230 del 2021, rafforzato con la legge numero 197 del 2022 (la legge di Bilancio per il 2023). Nell’elenco non poteva mancare il decreto legislativo 151/2001: «Il Testo Unico che raccoglie (e aggiorna) mezzo secolo di disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità».
La lunga strada verso la parità
La parte seconda è dedicata al passaggio dal divieto di accesso al divieto di discriminazione. «L’analisi legislativa – si evidenzia nello studio - registra indubbi sforzi, in questi settant’anni, per assicurare una piena parità tra lavoratori e lavoratrici, sia in termini di accesso che di trattamento; ma i ritardi sono altrettanto indubbi». Nel recentissimo passato, inoltre, la pandemia da Covid-19 «ha acuito la differenza tra donne e uomini sul piano del lavoro». L’analisi del dossier parte dalla legge numero 1441 del 1956 che inizia ad aprire uno spiraglio per l’accesso in magistratura, seguita dalla sentenza della Consulta numero 33 del 1960, entrambe antesignane della già ricordata legge del 1963. L’ultimo baluardo al riconoscimento di una piena parità di accesso delle donne alle carriere professionali viene infine superato con la legge 380/1999 che apre alle donne l’accesso alle Forze armate. E’ stata invece la legge numero 903 del 1977 promossa da Tina Anselmi, ministra del Lavoro, a sancire (dopo 30 anni dalle previsioni costituzionali) il divieto di discriminazione nell’accesso al lavoro, nella formazione professionale, nelle retribuzioni e nella attribuzione di qualifiche professionali. Ma sarà necessario ribadire con il decreto legislativo numero 216 del 2003 di attuazione della direttiva Ue 2000/78 (dopo quasi altri 30 anni) il divieto di ogni discriminazione in base al sesso.


