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Euro digitale, a che punto stiamo?
Dopo il via libera della commissione per gli affari economici e monetari ecco la tabella di marcia per una prima sperimentazione nel 2027
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In un’Europa che invecchia e fatica a mantenere i propri tassi di natalità, la medicina riproduttiva è diventata un pilastro delle politiche demografiche e sanitarie. Ma nel cuore del sistema si nasconde un’anomalia: la proliferazione del cosiddetto “super sperm donor”, l’uomo che, tra viaggi internazionali e scarsa regolamentazione, genera decine — a volte centinaia — di figli in diversi Paesi. Un fenomeno che mette in crisi i sistemi sanitari, solleva interrogativi etici e alimenta il timore, tutt’altro che infondato, di consanguineità inconsapevoli.
I dati sono chiari: la domanda di gameti maschili cresce ovunque. Aumentano le coppie infertili, ma anche le richieste da parte di donne single o coppie omosessuali. In questo scenario, molti Stati si affidano a banche del seme internazionali, spesso situate in Paesi con normative meno restrittive come Danimarca o Spagna.
Ma qui iniziano i problemi. Ogni Paese stabilisce per legge un tetto massimo di figli per ogni donatore — sei in Spagna, 10 in Italia e Francia, 12 in Grecia — ma non esiste un registro europeo né un sistema di tracciamento incrociato. Il risultato? Un donatore può raggiungere il limite legale in un Paese e ripartire da zero altrove.
In Italia, la legge 40/2004, modificata nel 2014 dalla Corte Costituzionale, consente oggi la fecondazione eterologa, ma solo per coppie eterosessuali infertili, escludendo di fatto single e coppie dello stesso sesso. Il numero massimo di bambini concepiti dallo stesso donatore è fissato a 10. Tuttavia, manca un registro nazionale che tracci le nascite da donazione — e soprattutto, nessun controllo è previsto per i gameti importati.
È proprio qui che si insinua il rischio: l’Italia importa la maggior parte del seme da banche estere, soprattutto danesi e spagnole. Se un donatore ha già raggiunto i limiti previsti in patria, nulla gli impedisce di generare altri figli tramite le cliniche italiane. Senza una banca dati centralizzata o una cooperazione sovranazionale, il rischio di una sovraesposizione genetica aumenta esponenzialmente.