Domenica di grandi feste: dopo Sinner e Antonelli il 21esimo scudetto dell’Inter
Il 2-0 casalingo sul Parma consacra i nerazzurri campioni d’Italia. Una vittoria che ha soprattutto un nome e un cognome: Cristian Chivu
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È una domenica così: di feste e fuochi d’artifico. Meno male: di questi tempi ne abbiamo davvero bisogno. La prima festa con Sinner che, travolgendo in meno di un’ora a Madrid il povero Zverev, ci ha confermato che, con lui, non dobbiamo più stupirci di nulla: che il nostro Jannik è capace di qualsiasi impresa. Se un mago gli trasformasse la racchetta in bicicletta, lascerebbe indietro anche Pogacar, l’altro marziano dello sport globalizzato.
La seconda grande festa è quella spumeggiante di Kimi Antonelli, nuova rockstar mondiale della Formula 1, che ha trionfato anche a Miami senza avere la macchina più veloce. Che un 19enne bolognese dia la birra a gente come Norris e Verstappen, lo ammettiamo, un po’ ci stupisce ancora, ma è il bello di quando la realtà supera la fantasia.
La terza grande festa, prevista ma non per questo meno attesa, è quella dell’Inter che, battendo il Parma 2-0 (Thuram al 45’, Mikhitaryan all’80’), manda in delirio i 75mila di San Siro dando finalmente l’avvio, con fuochi d’artificio e un gran boato di felicità anche in piazza Duomo, al Big Bang nerazzurro per la conquista del 21esimo scudetto della sua storia.
Uno scudetto meritato, per gioco e continuità, in un campionato però avaro di emozioni e spettacolo come dimostra la corsa, sempre più zoppicante, delle inseguitrici per un posto in Champions. I demeriti degli altri però non devono oscurare la straordinaria cavalcata dei nerazzurri in testa dalla quindicesima giornata dopo un avvio non brillantissimo dovuto alla velenosa coda della stagione precedente.
Una macchina da gol, quella di Chivu, con 82 reti all’attivo, Lautaro capocannoniere (16 reti) e Thuram tornato al top nelle ultime settimane, a quota 13. Come per tutti gli scudetti, ognuno ha messo la sua firma: quella di Federico Dimarco, con i suoi 17 assist e 6 gol, è però la più memorabile. Difficile trovare un altro difensore che abbia dato un così forte contributo offensivo. Un anno strepitoso, il suo, parzialmente oscurato solo dal complessivo fallimento della Nazionale.










