Diversità e inclusione, tutti i gap da colmare nelle aziende
Sei aziende su 10 non hanno ancora definito un piano a riguardo e due su 10 non pensano che sia importante farlo, secondo la ricerca “Future of Work”
di Silvia Pagliuca
5' di lettura
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La diversity è una delle sfide più urgenti per il mondo del lavoro. Un’evidenza su cui tutti sembrano concordare. Eppure, 6 aziende su 10 non hanno ancora definito un piano a riguardo e 2 su 10 non pensano che sia importante farlo. I dati emergono dalla ricerca “Future of Work” di Inaz – Osservatorio Imprese Lavoro e Business International – Fiera Milano. L'indagine, che ha coinvolto circa 100 HR director di aziende italiane, fotografa con chiarezza quanto sia difficile tradurre i buoni propositi in azioni concrete.
Dalle interviste si apprende che l'84% degli intervistati ritiene la D&I (Diversity & Inclusion) urgente per una questione etica. Solo il 50% pensa all'impatto che potrebbe avere sul business e meno di uno su due (il 42%) a cosa potrebbe significare in termini di maggiore fiducia da parte della comunità finanziaria. Non stupisce, quindi, che solo il 46% delle aziende abbia già una pianificazione D&I attiva. Il 63%, invece, non ha ancora elaborato un piano strutturato, anche se promette di farlo in futuro. Ancora peggio il restante 20% che non ritiene importante dotarsi di un programma apposito.
Perché si fa così fatica a mettere in campo strategie D&I? «Perché – spiega Linda Gilli, presidente e AD di Inaz - la diversità spaventa. Nel tempo si sono accumulati molti strati di pregiudizio. E sul pregiudizio sono stati costruiti muri di diffidenza. Ma, senza ricorrere a giri di parole, questi pregiudizi vanno abbattuti: la diversità delle persone è un valore prezioso, che arricchisce le imprese e chi nelle imprese lavora».
La sfida del gender gap
E allora, di cosa parliamo quando parliamo di diversity? Di gap di genere, anzitutto. E qui sappiamo quanto la montagna da scalare sia ripida. Il World Economic Forum mette l'Italia al 63° posto nella graduatoria del Global Gender Gap Index. Eppure, se più donne partecipassero al mondo del lavoro, e quindi se scalassimo di qualche posizione, anche il nostro PIL ne risentirebbe positivamente (si stima tra l'8 e il 12%).
Sul fronte delle imprese, il 76% tra le intervistate da Inaz afferma di aver intrapreso dei percorsi in merito, dedicati in particolare a colmare la disparità nei ruoli di vertice. Nelle aziende del campione, meno di un terzo delle posizioni manageriali sono, infatti, occupate da donne.











