Il report

Discriminazione abitativa in Europa: oltre 5 milioni esclusi tra Italia e Spagna

La discriminazione colpisce soprattutto giovani, persone con disabilità e stranieri

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)

5' di lettura

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La discriminazione? Può essere dietro l’angolo. Dall’affitto di una casa all’istruzione, passando per l’utilizzo di impianti e mezzi pubblici sino all’ingresso nei locali. Sono solo alcuni aspetti in cui una parte degli abitanti dei Paesi dell’Ue ha affermato di essersi sentiti discriminati. Gli elementi comuni che legano diversi ambiti ma che caratterizzano questa situazione, sono la disabilità e il rischio povertà. E, soprattutto, i giovani considerati «non sempre affidabili».

Lo studio Eurostat

Nel 2024 nei Paesi dell’Ue il 5,9% delle persone di età pari o superiore a 16 anni ha dichiarato «di sentirsi discriminato nella ricerca di un alloggio». E, in questo quadro, la percentuale più alta si è registrata tra le persone a rischio povertà o esclusione sociale (10,1%) contro il 4,7% delle persone non a rischio. A sentirsi discriminato nell’utilizzo dei mezzi pubblici sono state soprattutto le persone con una disabilità. Il 9,3% contro il 4,1% di coloro con limitazioni nelle attività. È il quadro che emerge da un rapporto dell’Eurostat riferito allo scorso anno. In questo contesto rientrano una serie di fattori che vanno dal credo religioso alla provenienza e al lavoro svolto.

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La disabilità

«Nel 2024, l’8,3% delle persone con disabilità (limitazioni nelle attività) nell’UE si è sentito discriminato nella ricerca di un alloggio - scrive il rapporto -. Questa percentuale è circa 1,6 volte superiore a quella delle persone senza disabilità (5,3%). Il divario nella discriminazione auto-segnalata è ancora più ampio quando si contattano i servizi governativi e amministrativi, con il 9,3% delle persone con limitazioni nelle attività che segnalano una discriminazione auto-percepita, una percentuale 2,3 volte superiore a quella delle persone senza tali disabilità (4,1%)». Non solo, nell’interazione con le istituzioni scolastiche, «un numero maggiore di persone con disabilità ha segnalato discriminazioni rispetto alle persone senza disabilità (4,1% rispetto al 2,3%). Il rapporto è stato simile per la discriminazione auto-percepita negli spazi pubblici, con un numero maggiore di segnalazioni per le persone con disabilità (4,9%) rispetto alle persone senza disabilità (2,9%)».

Il quadro italiano non è comunque confortante. Secondo uno studio realizzato dall’Università Unicusano una persona con disabilità su tre è a rischio povertà o esclusione sociale. Dell’intero panorama di persone con disabilità (complessivamente sono circa 3 milioni) solo 7 su 100 riescono a completare gli studi laureandosi. Lo studio evidenzia anche che il 17% delle persone con disabilità ha subito violenze o abusi.

Le difficoltà nel trovare casa

La discriminazione si vive anche quando si cerca una casa e, non si hanno problemi di salute. Perché, in gioco entrano altri fattori che spaziano dalla nazionalità al contesto economico, sino alla religione. Dam, commerciante all’ingrosso con negozio a Cagliari e a Dakar, non nasconde le difficoltà incontrate quando ha lasciato la casa che condivideva con i suoi connazionali per cercarne una autonoma. «Il primo mi ha detto che non aveva disponibilità - racconta. - dopo una serie di ricerche sono riuscito a trovarne una. Ma è stato molto complicato perché mi hanno chiesto caparra, dichiarazione dei redditi e tutta la documentazione sul mio lavoro».

Non è andata meglio a Simone, ingegnere informatico appena è stato assunto con contratto a tempo determinato in un’azienda operante nella Capitale. «Appena firmato il contratto ho pensato di poter lasciare l’alloggio condiviso con gli studenti a Roma e di prendere casa da solo - racconta - prima di trovarne una però ho dovuto aspettare parecchio». Motivo? «Tra le altre cose che mi hanno chiesto - aggiunge - c’era un contratto a tempo indeterminato, caparra e un garante perché a 27 anni ero considerato ancora troppo giovane e quindi non affidabile. È chiaro che senza uno di questi elementi sei fuori, come è capitato a me».

Il caso Spagna: oltre 1,4 milioni discriminati nella ricerca di una casa

Anche in Spagna la discriminazione nell’accesso all’alloggio resta un problema rilevante. Secondo il modulo 2024 dell’Indagine sulle condizioni di vita dell’Instituto Nacional de Estadística (INE), oltre 1,4 milioni di persone hanno dichiarato di essersi sentite discriminate nella ricerca di una casa. I gruppi più colpiti comprendono stranieri, giovani tra i 16 e i 44 anni, persone con disabilità e chi si trova in condizioni economiche svantaggiate.

Tra chi denuncia discriminazione, il 27% indica l’origine etnica o lo status di migrante come causa principale, l’11% l’età, quasi l’8% una disabilità o problemi di salute cronici e il 4,5% il genere. Secondo l’Osservatorio spagnolo sul razzismo e la xenofobia, la discriminazione diretta nel mercato immobiliare privato continua ed è in aumento: entro il 2024, quasi il 99% delle agenzie immobiliari accetterebbe queste pratiche discriminatorie suggerite dai proprietari.

Sul fronte legislativo, la Spagna dispone della Legge 15/2022 (nota come Legge Zerolo), che stabilisce il principio di trattamento equo e non discriminazione come complemento del diritto all’uguaglianza e garante di tutti i diritti fondamentali. La legge tutela specificamente disabilità, uguaglianza di genere e inclusione della comunità LGBTI+, sia nel settore pubblico che in quello privato, con sanzioni e misure correttive in caso di violazioni.

A livello operativo, l’Autorità Indipendente per il Trattamento Equo e la Non-Discriminazione monitora il rispetto della legge, conduce indagini e può proporre sanzioni amministrative. Inoltre, la Rete di Assistenza alle Vittime di Discriminazione Razziale o Etica, coordinata dal CEDRE e sostenuta dal Ministero per l’Uguaglianza, offre supporto legale e psicologico gratuito, documenta gli episodi e contribuisce a sensibilizzare l’opinione pubblica.

La discriminazione riguarda anche spazi pubblici come negozi, bar, ristoranti e impianti sportivi. La combinazione di prevenzione, punizione e supporto mira a garantire ambienti inclusivi e sicuri, sostenuta da campagne di sensibilizzazione sui media e social network.

Nel campo dell’istruzione, le autorità spagnole pongono particolare attenzione agli studenti più vulnerabili, come quelli di origine migrante, le minoranze etniche (ad esempio la popolazione Rom), persone con disabilità, studenti LGBTI e chi proviene da famiglie a basso reddito. Diverse comunità autonome hanno avviato programmi di inclusione specifici, come piani per l’integrazione degli studenti rom, protocolli anti-LGBTI-fobia e sostegno educativo per studenti con bisogni speciali. In Catalogna, ad esempio, esiste un Piano scolastico interculturale, mentre in Andalusia il Piano di inclusione della comunità Rom affronta l’abbandono precoce della scuola con programmi di mediazione e rafforzamento educativo.

Nonostante questi strumenti, la Spagna ha vissuto episodi gravi di intolleranza: nel 2023 i crimini d’odio sono aumentati del 21,3%, e nel 2024 sono scesi del 13,8%, pur rimanendo dominati da motivi di razzismo e xenofobia. Il caso di Torre Pacheco (Murcia) nel 2025, dove assalti e scontri razzisti sono stati amplificati dai social network, ha dimostrato come la discriminazione possa esplodere in episodi di violenza diretta, sottolineando la necessità di sistemi di prevenzione e monitoraggio efficaci.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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