Disabilità e cure: il divario Mediterraneo tra ticket, liste d’attesa e fuga verso il privato
In Grecia arriva il ticket del 15% per le terapie, in Spagna e Italia coperture limitate e liste d’attesa record spingono verso il privato, con costi fino a mille euro al mese per le famiglie
di Silvia Martelli (Sole 24 Ore), Lena Kyriakidi (Efsyn ) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)
4' di lettura
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L’accesso alle cure per le persone con disabilità resta, in Europa, un indicatore critico di diseguaglianza sociale ed economica. Grecia, Spagna e Italia — tre Paesi mediterranei accomunati da sistemi sanitari pubblici di impronta universalistica ma oggi sottoposti a forti pressioni — stanno affrontando sfide analoghe: vincoli di bilancio, liste d’attesa, coperture parziali e un crescente ricorso al privato.
Grecia: dal “ticket zero” al copayment del 15%
Il caso greco è emblematico di come una modifica normativa possa tradursi in un costo diretto e immediato per i cittadini più fragili. Nel 2024, il regolamento sui benefici sanitari è stato rivisto introducendo un co-pagamento del 15% per i pazienti ambulatoriali nei centri pubblici o privati di riabilitazione e recupero. In passato, le terapie per persone con disabilità motorie o malattie croniche erano interamente a carico dello Stato.
Oggi, per un adulto con disabilità, un mese di trattamento può pesare sensibilmente sul bilancio familiare: la pensione di invalidità — 338 euro mensili per un’invalidità superiore al 67%, 570 euro oltre l’80% — spesso non copre l’intero ciclo di cure. Al problema economico si somma quello geografico: i centri specializzati sono concentrati nelle grandi città, lasciando vaste aree periferiche con un’offerta minima e costringendo le famiglie a spostamenti onerosi.
Spagna: cure pubbliche gratuite, ma non sempre sufficienti
In Spagna, il sistema sanitario nazionale (SNS) copre di norma le spese di riabilitazione nei centri pubblici. Tuttavia, l’erogazione dipende dalle comunità autonome, e non tutte garantiscono lo stesso numero di sedute o gli stessi tempi di accesso. Per terapie ambulatoriali come fisioterapia, logopedia o terapia occupazionale, il pubblico copre in media tra 4 e 12 sedute al mese, prorogabili solo se giustificate dal punto di vista medico.
Le lunghe liste d’attesa — oltre 4,5 milioni di persone a fine 2023 in attesa di intervento chirurgico o prima visita — spingono molte famiglie verso il settore privato. Qui, i costi sono significativi: un mese di fisioterapia intensiva (2-3 volte a settimana) varia tra 400 e 800 euro per adulti, e tra 500 e 1.000 euro per minori; una singola seduta di logopedia può costare fino a 60 euro. L’accesso a strutture specialistiche fuori dai centri urbani resta limitato, e in molte aree rurali è necessario spostarsi in altre province o regioni.



