La proposta in arrivo

Difesa Ue, ecco la strategia di Bruxelles per rafforzare la capacità di reazione militare

Pronta la proposta della Commissione e dell’Alto rappresentante per la sicurezza a sostegno dell’industria bellica europea: acquisti comuni, progetti congiunti e risorse.Tra le ipotesi, l’intervento della Bei e il ricorso ai fondi strutturali

di Giuseppe Chiellino

Due soldati Ue controllano a distanza un’esercitazione militare di sbarco presso la base navale Rota nel sud della Spagna. L’operazione era parte dell’esercitazione per la gestione delle crisi 23 (Milex 23)

4' di lettura

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L’anno prossimo saranno trascorsi 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. L’Europa festeggerà ottanta anni di pace, ma nel pieno di una nuova corsa agli armamenti. Certo, l’obiettivo è «preservare» quella pace e «la sicurezza dei propri cittadini». Ma non si può dire che questo basti a rassicurare.

Sotto la pressione sempre più preoccupante della Russia di Putin e spaventata dal rischio di un disimpegno di fatto degli Stati Uniti dalla Nato nel caso di vittoria di Donald Trump, l’Europa è costretta a scrollarsi dal torpore e tentare di superare le divisioni. Sollecitata anche dalle aziende produttrici alle prese con la difficoltà di soddisfare la domanda di armi dopo due anni di guerra in Ucraina, la proposta della Commissione europea e dell’Alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza di una nuova Strategia industriale per la difesa europea è pronta. Preannunciata dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, grande sostenitrice di questa svolta nella storia dell’Unione, salvo sorprese sarà adottata nella prima riunione del mese di marzo.

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La dipendenza da fornitori extra-Ue

L’obiettivo è definire al più presto un percorso che consenta alla base industriale e tecnologica della difesa europea di esprimere il suo potenziale in termini di «prontezza di reazione», una capacità considerata «imperativa nell’attuale contesto geopolitico». Nel 2022 le spese militari degli Stati membri sono cresciute per l’ottavo anno consecutivo, raggiungendo i 240 miliardi di euro ma il 78% del materiale bellico acquistato tra l’inizio della guerra in Ucraina e giugno 2023 dai Paesi Ue è arrivato da fornitori extra europei e di questo, quasi due terzi dagli Stati Uniti. Inoltre, la produzione dei 46 più urgenti beni militari è distribuita (sarebbe meglio dire dispersa) in 23 diversi Stati membri.  

Obiettivo: migliorare la capacità di reazione militare europea

Partendo da queste analisi, la proposta dell’esecutivo Ue - di cui Il Sole 24 Ore ha preso visione - cerca di mettere ordine tra i diversi strumenti già a disposizione e individua tre parole d’ordine per migliorare la capacità di difesa militare europea e liberarsi dalle “dipendenze”. Better, together, European: bisogna investire meglio, insieme ed in Europa. Significa razionalizzare le forniture anche attraverso acquisti congiunti, sulla scia di quanto è avvenuto per i vaccini e per il gas e in stretto dialogo con gli attori industriali. A questo scopo sarebbe costituito un “Gruppo dell’industria europea della difesa di alto livello”. Ma vuol dire anche identificare «progetti di interesse comune per concentrare gli sforzi europei e i programmi di finanziamento». L’obiettivo è attivare nel giro di pochi anni progetti “nativi” europei nel campo della difesa cibernetica adeguati alle esigenze di protezione dell’Unione, un sistema integrato di difesa aereo e antimissili, un sistema di controllo spaziale e adeguati mezzi di protezione marittima e sottomarina.

Acquisti comuni e standard di interoperabilità

Per gli acquisti comuni la Commissione propone di potenziare lo Strumento europeo per gli acquisti comuni (Edirpa è l’acronimo) creato nel 2022. Tra gli obiettivi che restano in sospeso nel testo che sta circolando c’è la percentuale di acquisti comuni di materiale bellico e militare da raggiungere entro i l 2030: oggi siamo al 18%, quasi la metà dell’obiettivo fissato dagli Stati membri in sede Pesco nel 2007.

Un grosso sforzo, inoltre, sarà necessario per uniformare gli standard di interoperabilità e interfunzionalità degli armamenti, così come bisognerà affrontare la questione delle certificazioni che oggi sono rilasciate da autorità nazionali e non hanno mutuo riconoscimento. Per superare questi colli di bottiglia, la proposta prevede la creazione di un nuovo quadro di regole, battezzato European Armament Programme: gli Stati membri che si adegueranno a queste regole avranno una quota maggiore di finanziamenti dal Programma europeo per l’industria della difesa (Edip) e l’esenzione Iva per gli acquisti comuni realizzati per questa via. Tra le proposte c’è anche la creazione graduale di un Meccanismo europeo di vendite militari che dovrebbe agevolare la disponibilità di equipaggiamenti e armi europee quando servono e nelle quantità necessarie. L’idea è di «europeizzare la supply chain».

Risorse dalla Bei e dai fondi strutturali, ma non è semplice

Insomma, un cambio di paradigma che non può non essere accompagnato da risorse finanziarie che dovrebbero servire anche a incoraggiare partnership industriali cross-border e la collaborazione tra i grandi gruppi industriali. Oltre a un fondo che fornirà garanzie alle Pmi per agevolare l’accesso al debito o all’equity, il piano prevede uno “strumento provvisorio” con una disponibilità da definire nel bilancio 21-27 che già stanzia poco più di un miliardo all’anno per la difesa e soprattutto ipotizza l’intervento della Bei per il quale però è necessario un cambio di statuto: «Gli Stati azionisti dovrebbero farlo entro fine anno» sollecita la proposta della Commissione. Tra le ipotesi anche la riforma di InvestEu (l’ex piano Junker). Viene tirata in ballo anche la politica di coesione, che vale circa un terzo del bilancio comune europeo. Anche in questo caso, come per la Bei, sarebbe necessario un intervento sui presupposti legislativi, cioè una riforma dei regolamenti per inserire le esigenze di difesa tra gli obiettivi dei fondi strutturali.

Ursula von der Leyen, si prepara al secondo mandato ed è determinata ad andare avanti su questa strada. È di pochi giorni fa la sua proposta di un commissario Ue alla Difesa nella prossima commissione. Forte anche della sua storia personale (prima di diventare presidente dell’esecutivo Ue è stata ministro delle Difesa in Germania) proverà a superare le resistenze del governo tedesco, pur essendo il suo partito all’opposizione. « Il testo è ora all’esame delle direzioni generali della Commissione, manca qualche dettaglio quantitativo ma nella sostanza l’impianto non è destinato a cambiare - spiega una fonte europea - tanta è la convergenza sulla necessità di porre la difesa e la sicurezza in cima alle priorità dell’Unione». Si vis pacem, para bellum è l’ovvia, triste, conclusione.

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