Difesa, l’Italia sarebbe in grado di difendersi da droni? Ecco cosa sappiamo
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di Andrea Carli
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I punti chiave
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L’ultimo episodio è recentissimo. «Questa mattina, alcuni jet russi hanno violato lo spazio aereo estone. La Nato ha risposto immediatamente e intercettato l’aereo russo. Questo è l’ennesimo esempio del comportamento sconsiderato della Russia e della capacità di risposta della Nato», ha scritto su X la portavoce della Nato Allison Hart. Innquesto contesto, sono due gli F35 italiani che si sono alzati in volo dalla base di Amari, dopo la segnalazione dei sistemi radar dell’Alleanza atlantica che hanno rilevato la presenza degli aerei russi, per uno “scramble”, l’ordine di decollo su allarme. Con il sorvolo degli F35 italiani, decollati in modalità “Qra” (quick reaction alert), i velivoli russi si sono poi allontanati. Il distaccamento italiano, composto dai F35 del 13esimo gruppo del 32esimo stormo di Amendola e costantemente in stato di allerta rapida, è schierato in Estonia per garantire la sorveglianza dello spazio aereo baltico nell’ambito delle attività di Air policing della Nato sul fianco Est.
Il precedente
L’ennesimo caso di sconfinamento, che segue a distanza quello di una dozzina di droni russi nei cieli polacchi, e quindi nello spazio aereo di un paese Nato, colloca sempre più in primo piano la necessità di mettere in campo soluzioni che consentano di prevenire, intercettare e distruggere le minacce che provengono dall’alto. All’operazione di difesa aerea scattata dopo quell’episodio, interpretato dagli Alleati come una pericolosa escalation da parte di Mosca, anche se per altri si è trattato più che altro di una provocazione, ha partecipato anche un G-550 CAEW dell’Aeronautica Italiana, decollato dalla base aerea di Amari (Estonia).
Si è anche fatto ricorso in quella circostanza a una batteria SAMP-T dell’Esercito Italiano, operativa nell’ambito della missione NATO Baltic Air Policing. «Non siamo pronti né ad un attacco russo né ad un attacco di un’altra nazione, lo dico da più tempo. Penso che abbiamo il compito di mettere questo Paese nella condizione di difendersi se qualche pazzo decidesse di attaccarci: non dico Putin, dico chiunque», ha confidato, a poche ore da quell’episodio, il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Crosetto: l’Italia sarà in grado di difendersi in maniera autonoma nel 2031
Intervistato da Repubblica, Crosetto ha poi spiegato: «Quanto tempo ci vuole per mettere l’Italia nelle condizioni di difenderci da un eventuale attacco estero? La mia previsione è questa: se, come stiamo facendo, ci attiviamo subito, prevedo ci vogliano sei anni. Dunque immagino nel 2031». Crosetto ha fatto riferimento alla difesa autonoma del Paese, non al sistema Nato. «Questo ovviamente - ha chiarito, riferendosi alla data del 2031 - se non consideriamo la Nato e ipotizziamo, cosa che non è, che l’Italia debba difendersi da sola».









