Festival Economia 2025

Difesa, Crosetto: «Le materie prime consentono di sviluppare tecnologia, Piano Mattei determinante»

Il ministro: «Avere una mappa delle materie prime significa avere una mappa dei possibili scontri futuri»

di Andrea Carli

Crosetto: “La Difesa è continentale”

5' di lettura

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Il tema è sempre più strategico sul piano geopolitico. Non esiste un’industria della difesa senza materie prime, senza una catena sicura di approvvigionamento a lungo termine. I sistemi d’arma complessi come carri armati, missili e aerei assorbono una vasta gamma di queste componenti. L’Italia, pur avendo un’industria della difesa avanzata, dipende dall’estero per questo tipo di risorse.

L’impatto che hanno sulla catena degli approvvigionamenti della Difesa, e quindi sul fronte dei costi, è la variabile che può fare la differenza, soprattutto in una una fase in cui la Nato preme sugli alleati affinché mettano mano al portafoglio e vadano oltre la fatidica soglia del 2% del Pil destinato alle spese per la Difesa.

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«Le materie prime consentono di implementare le tecnologie. Ci occupiamo di questo dossier dal primo giorno che sono arrivato al ministero», ha spiegato Guido Crosetto, intervenuto in collegamento da Roma all’incontro “Geopolitica delle risorse: materie prime e sovranità tecnologica una sfida globale” nell’ambito del Festival dell’economia di Trento organizzato dal Gruppo 24 Ore e da Trentino Marketing.

Intervistato dal vice direttore de Il Sole 24 Ore Daniele Bellasio, il responsabile della Difesa ha messo in evidenza un aspetto: «Avere una mappa delle materie prime significa avere una mappa dei possibili scontri futuri. Lo scenario da affrontare è quello di una mancanza di queste materie prime. Da questo punto di vista, il Piano Mattei è determinante. La speranza del futuro dell’Europa passa dal rapporto con l’Africa, che crescerà come grande produttore di materie prime».

«Parlare di sicurezza significa parlare di qualcosa più grande della difesa tradizionale»

Questo scenario ha un “convitato di pietra”: l’intelligenza artificiale. «Il ministero deve guardare le traiettorie di sviluppo per capire quali scontri potremo trovarci davanti nei prossimi anni, attrezzarci per evitare che deflagrino in guerre - ha sottolineato Crosetto -. L’avvento dell’Ia e del quanting computer metterà a disposizione dell’umanità una possibilità di calcolo e analisi che non ha paragone con il passato. Una crescita tecnologica esponenziale, il dramma è capire come guidare questo processo, perché è una materia che conoscono in pochi. Parlare di sicurezza significa parlare di qualcosa di molto più grande della difesa tradizionale».

Il Governo si sta muovendo. Il ministro ha ricordato che «la professoressa Caputo, più grande esperta italiana di intelligenza artificiale, lavora per noi per verificare come organizzare forze armate e difesa, come rendere l’Ai utile per aumentare la nostra capacità di analisi e ottimizzare la nostra difesa. Ci occupiamo anche di materie prime, perché dove ci sono significa guardare dove ci saranno i conflitti. Parliamo di tecnologie che si reggono su materie prime che come Europa importiamo al 100% dalla Cina, gli Usa ne importano all’80%. Quindi tutte le materie prima del futuro sono extraeuropee e quindi dobbiamo confrontarci con questo scenario», ha aggiunto Crosetto.

Italia dipendente

L’Italia, come ribadito da Crosetto, dipende quasi totalmente dalle importazioni di esse, e ciò la rende vulnerabile a rischi di approvvigionamento: basti pensare che il 97% del magnesio proviene dalla Cina; le terre rare pesanti, necessarie per i magneti permanenti usati nelle turbine eoliche e nei veicoli elettrici, vengono raffinate solo in Cina; il 63% del cobalto mondiale proviene dalla Repubblica Democratica del Congo, e il 67% di quest’ultimo è raffinato in Cina.

Crosetto lo ha confermato in più di un’occasione: «Noi dipendiamo per il 90% delle terre rare dalla Cina. Per il litio al 78% come Europa. Allora porsi il tema della difesa europea è porsi il tema di quando usciranno i Sevarstel, di quando sarà pronta la batteria Samp/T, ma anche porsi il problema di dove situare le riserve di litio per i prossimi trent’anni, di come pensare di approvvigionarsi di terre rare nei prossimi trent’anni, di come pensare di sfruttare a livello europeo, non nazionale, i giacimenti del futuro, che sono quelli sottomarini, dove un solo giacimento ha magari 7mila volte tutto il materiale che c’è su tutta la terra. Come sfruttare lo spazio da questo punto di vista. Queste sono le sfide del futuro», ha ricordato il ministro della Difesa.

Crosetto: “Giusto dire a Netanyahu che sbaglia”

Il ministro: «Difesa europea con Turchia, Norvegia, e Paesi est»

Materie prime, catene di approvvigionamento, intelligenza artificiale, ma anche un contesto che consenta di sviluppare una vera e propria difesa europea. Che, ha ricordato Crosetto, «deve prevedere 27 Paesi, anzi deve essere intesa come continentale, quindi con Turchia, Norvegia, e Paesi dell’Est, messi assieme in una alleanza ancora più grande dell’Europa politica. Come gruppo dei cinque, cioè Italia, Polonia, Gran Bretagna, Francia e Germania, abbiamo cercato di forzare dei passi per far inter operare le forze armate e uniformare le pratiche di addestramento, ci vogliono anche regole comuni su cosa acquistiamo e che ciò che acquistiamo sia interoperabile».

«Serve più concorrenza nel settore della Difesa»

«Abbiamo bisogno di concorrenza nel settore della Difesa - ha aggiunto Crosetto -, perché la capacità di produzione è troppo lenta e costosa rispetto a quella americana o russa, che ha un costo notevolmente inferiore e con meno soldi producono di più di noi e della Nato. C’è un percorso da fare per le aziende della difesa, ormai c’è osmosi con la produzione civile. Un osmosi che ci sarà sempre di più ma avremo sempre bisogno di un doppio binario per aumentare il livello tecnologico e avere prodotti meno costosi di quelli che abbiamo ora. In uno scenario molto complicato».

«Sulla difesa abbiamo bisogno di investimenti maggiori»

A fine giugno la Nato potrebbe chiedere ai paesi membri di aumentare ulteriormente il budget destinato a finanziare la difesa. «Su Safe ci sarà ancora una riflessione nelle prossime settimane che spetta a Giorgetti che ha la mia fiducia e ha il merito dei risultati raggiunti come il più basso spread della storia verso la Germania», ha affermato Crosetto. «Come ministro ho il dovere di dire che abbiamo bisogno di investimenti maggiori quelli che il Governo riuscirà a dare sono fondamentali per costruire una difesa futura. Penso che la Nato chiederà il 3-3,5% del Pil, gli americani chiederanno il 5%: non saranno raggiungibili immediatamente ma l’obiettivo per i prossimi anni è aumentare le spese per la difesa».

«Fincantieri e AgustaWestland tra più preparate a sfide future»

Il ministro ha posto l’accento sul fatto che «l’investimento nei prodotti della difesa produce necessariamente una crescita nel settore civile, c’è una osmosi totale tra i due ambiti. Non per nulla Fincantieri - ha ricordato Crosetto -è leader della produzione di navi militari e allo stesso tempo leader nella produzione di navi da crociera ed è una delle aziende più preparate ad affrontare il mercato futuro perché il mercato crocieristico l’ha obbligata ad avere una tempistica, una qualità di produzione e una velocità che se trasportata nella difesa la renderà più preparata di tutte le altre. Lo stesso vale per AgustaWestland (gruppo Leonardo, ndr) che ha applicato le tecnologie militari alla parte civile ed è diventata la prima al mondo nel settore elicotteristico civile».

Su Gaza: «Giusto che Italia dica a Netanyhau che sta sbagliando»

L’intervento di Crosetto, a 360 gradi, ha toccato anche il dossier Gaza. «L’Italia tra i paesi occidentali è quello che su Gaza ha avuto la posizione più lineare e più corretta - ha affermato -. Non siamo mai arretrati un giorno dalla nostra posizione di due popoli due Stati, siamo stati i più duri quando Israele ha invaso il Libano a richiamarla ai suoi obblighi internazionali. Mi sembra giusto dire oggi a Israele e a Netanyhau che quello che sta accadendo rischia di fare danno a Israele. È giusto che una nazione amica di Israele dica a Netanyhau che sta sbagliando». 

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