Bruxelles

Difesa comune Ue: nei piani più cooperazione e spese razionalizzate

La Commissione lancia il più ambizioso progetto industriale in campo militare a livello europeo. Si tratta di promuovere la cooperazione tra le aziende, facilitando gli acquisti in comune degli armamenti

dal nostro corrispondente Beda Romano

Ue, Von der Leyen "Lavorare rapidamente alla difesa comune"

3' di lettura

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BRUXELLES – La Commissione europea ha presentato martedì 5 marzo, il più ambizioso progetto industriale in campo militare a livello europeo. In buona sostanza si tratta di promuovere la cooperazione tra le aziende del settore, facilitando gli acquisti in comune degli armamenti. La scelta giunge a due anni dallo scoppio della guerra in Ucraina. Molti paesi membri sono freddi all’idea di trasferire competenze a Bruxelles, nonostante un mercato tanto frammentato quanto inefficiente.

Investire meglio

«La nostra spesa per la difesa è destinata a troppi sistemi d’arma, acquistati principalmente al di fuori dell’Unione europea. Ora che i bilanci della difesa di tutti gli Stati membri sono in forte aumento, dobbiamo iniziare a investire meglio, il che significa soprattutto investire insieme e investire in Europa», ha spiegato la vicepresidente della Commissione Margrethe Vestager, presentando una attesa iniziativa legislativa, anticipata dal Sole 24 Ore, che in seno al collegio ha provocato non poche discussioni.

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Nei fatti, il progetto si basa su due programmi nati nel 2023, noti con gli acronimi EDIRPA e ASAP. Il primo promuove gli acquisti in comune; il secondo sostiene l’aumento della produzione di munizioni. In questo contesto, verrà creato un organismo dedicato al coordinamento tra i paesi membri (in inglese, il Defense Industrial Readiness Board). L’obiettivo è di rafforzare la cooperazione, in un campo dove le prerogative restano prettamente nazionali.

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Buy European

L’esecutivo comunitario propone obiettivi non vincolanti. Entro il 2030 il commercio intra-europeo di armi dovrebbe rappresentare il 35% del valore del mercato europeo della difesa. Entro il 2030, gli appalti comunitari dovrebbe pesare per il 50% di tutti gli appalti europei. Infine, sempre entro il 2030 i paesi membri dovrebbero appaltare in comune il 40% dell’equipaggiamento in difesa. C’è il tentativo di imporre (o meglio di suggerire) una qualche forma di Buy European.

Il nuovo programma industriale utilizzerà denaro comunitario (anche fondi di coesione) con una posta di bilancio del valore di 1,5 miliardi di euro tra il 2025 e il 2027. Ulteriori aiuti finanziari potranno intervenire nel programma sulla base dell’articolo 212 dei Trattati. La norma prevede che “nell’ambito delle rispettive competenze, l’Unione e gli Stati membri collaborano con i paesi terzi e con le competenti organizzazioni internazionali”.

Più precisamente, il nuovo programma poggia su strumenti già esistenti: non solo il bilancio comunitario, ma anche il Fondo europeo di Difesa. Il quadro politico è dettato dalla dottrina strategica approvata dai paesi membri nel 2022 e che prevede maggiore coinvolgimento dell’Unione negli affari militari (si veda Il Sole/24 Ore del 22 marzo 2022). Sul fronte ucraino, Bruxelles propone di creare un centro di ricerca dedicato all’innovazione tecnologica in campo militare e che avrà sede a Kiev.

Troppa frammentazione

Attualmente la frammentazione del mercato europeo salta agli occhi. I Ventisette producono 17 modelli di carri armati, 29 modelli di fregate, 20 modelli di caccia. Il paradosso è che l’acquisto di prodotti americani da parte europea è aumentato da 15,5 miliardi di dollari nel 2021 a 28,0 miliardi di dollari nel 2022, secondo i dati della rivista Foreign Policy. Nel 2022, gli appalti nel settore della difesa che coinvolgevano almeno due paesi membri erano appena il 18% del totale.

In una conferenza stampa qui a Bruxelles, esponenti comunitari hanno voluto sottolineare che la Commissione europea non userà denaro comunitario per l’acquisto di armamenti; non si sostituirà ai governi nazionali nel prendere decisioni relative al settore della difesa; non oltrepasserà le sue competenze, così come sono specificate nei Trattati. La precisazione la dice lunga su quanto l’argomento sia politicamente molto delicato.

Al di là di un confronto tra una Francia massimalista che vorrebbe nuovo debito europeo per finanziare la sicurezza in comune e una Germania tendenzialmente cauta all’idea di creare un nuovo NextGenerationEU dedicato alla difesa, il tema tocca il nervo scoperto dell’industria militare, sempre nazionale e spesso protezionista. C’è di più. Il settore si avvale di ordini pagati in anticipo. Finché l’Europa non metterà sul tavolo denaro sonante, il rischio è che l’ambizione rimanga fine a sé stessa.

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