Audizione alla Camera

Difesa, il capo di Stato maggiore dell’Esercito Masiello: «Investire nelle nuove generazioni, le idee non hanno gradi»

Il generale Carmine Masiello: «Occorre aumentare le dotazioni organiche». E «occorre evolvere verso un bacino di forze di riserva»

di Andrea Carli

Il capo di Stato maggiore dell’Esercito Carmine Masiello è stato audito dalla commissione Difesa della Camera sulle linee generali dell’incarico coperto

5' di lettura

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Una rivoluzione culturale per l’Esercito, per renderlo pronto ad affrontare le nuove sfide sul profilo della sicurezza. «La complessità dell’attuale scenario internazionale impone di riflettere sulle nuove esigenze di Difesa e Sicurezza del Paese e di investire in prontezza, efficienza e capacità di deterrenza delle nostre Forze Armate. L’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa, il conflitto in Medioriente, la recente crisi in Siria, l’instabilità dei vicini Balcani e del continente africano, sono avvenimenti che influenzano – direttamente e non – gli interessi dell’Italia e la sicurezza dei cittadini», ha affermato il capo di Stato maggiore dell’Esercito Carmine Masiello, audito dalla commissione Difesa della Camera sulle linee generali dell’incarico coperto. Ne consegue che «l’Esercito ha il dovere – come ha sempre fatto – di prepararsi a qualunque evenienza, nel quadro delle direttive del Ministro della Difesa e del Capo di Stato Maggiore della Difesa, proprio per poter far fronte agli scenari peggiori, evitando di farsi trovare impreparato. Alla luce dei tempi in cui viviamo, questo compito non è semplice».

«Serve disporre di uno strumento militare capace di contrastare le minacce emergenti, anche nei domini spazio e cyber - ha spiegato -. In Ucraina si combattono al contempo tre conflitti: uno tradizionale di carri armati, artiglieria e trincee; uno innovativo e tecnologico di droni, missili ipersonici e attacchi cibernetici; infine, una guerra ibrida e di disinformazione, orientata a indebolire le opinioni pubbliche e a minare il morale dei combattenti». Ora è necessario «riappropriarsi rapidamente della capacità di condurre operazioni ad “alta intensità”». Serve pertanto «un vero e proprio cambiamento culturale e di approccio organizzativo – cioè nel modo in cui pensiamo e agiamo –, in cui la capacità di innovarsi e l’attitudine al cambiamento continuo rappresentino l’attività vitale dell’Esercito», ha ricordato Masiello.

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Di qui la considerazione che «tale obiettivo richiede un investimento concreto sulle nuove generazioni, che sono il futuro dell’Istituzione, e sulla loro formazione. I giovani sono capaci di intercettare le evoluzioni rapidissime della nostra società e possono essere il motore del cambiamento per far crescere l’Esercito».

Serve un bacino di forze di riserva

«Le idee - ha sottolineato Masiello - non hanno gradi. L’Esercito ha bisogno di crescere e rinnovarsi». La formazione, l’addestramento e la tecnologia sono le strade da percorrere. «Occorre aumentare le dotazioni organiche», ha continuato il capo di Stato maggiore dell’Esercito. E «occorre evolvere verso un bacino di forze di riserva».

L’Esercito o è tecnologico o non è

C’è poi la partita della tecnologia. «L’Esercito o è tecnologico o non è. L’attuale divario che ci separa dalle altre componenti deve essere colmato nel più breve tempo possibile», ha aggiunto il generale. Anche perché «il momento storico attuale è caratterizzato da una vera e propria corsa agli armamenti». «Non è possibile pensare che l’acquisizione, la certificazione e l’introduzione in servizio di un sistema d’arma richiedano procedimenti pluriennali, quando le innovazioni tecnologiche avvengono ormai nell’arco di pochi mesi - ha detto il genertale -. Non è possibile pensare che per acquisire un carro armato ci si debba rifare alle norme ordinarie. Serve una decisa svolta nella direzione di un procurement militare che trovi nelle deroghe previste dal Codice degli Appalti (i cosiddetti “contratti esclusi” e “contratti estranei”) la procedura principale per l’affidamento».

Serve un approccio più pragmatico

Inoltre «non possiamo fare a meno di adottare un approccio “Sistema-Paese”, basato sulla collaborazione e cooperazione delle Istituzioni, dell’industria, delle università e del mondo scientifico e della ricerca. Un approccio che sia però pragmatico e che dia risultati immediati. Non possiamo oggi pensare a logiche autoreferenziali»

Incrementare le dotazioni organiche

Masiello ha segnalato il nodo organico. «Con l’approvazione della legge 119 del 22 e del decreto legislativo 185 del 23 è stato invertito il trend di riduzione delle dotazioni organiche della difesa prevedendo un incremento di 3700 unità per l’esercito e fissando i volumi complessivi della forza armata a 93.100 unità» in riferimento «al personale militare da conseguire entro il 2033. Questi volumi, ha messo in evidenza il generale, risultano comunque inadeguati alle esigenze di carattere operativo e non assicurano alla forza armata la massa necessaria ad affrontare un eventuale conflitto ad alta intensità che richiede la capacità di alimentare e rigenerare le forze impiegate in combattimento».

Le richieste avanzate dalla Nato

«Le limitazioni dell’attuale modello - ha poi aggiunto - appaiono evidenti se analizziamo le richieste avanzate dall’Alleanza atlantica nell’ambito degli obiettivi capacitivi 2025 e diventa ancora più significativo se confrontate con la necessità di assicurare ulteriori forze dell’esecuzione del piano militare di difesa nazionale. Per il solo conseguimento del primo obiettivo - ha affermato il generale - lo stato maggiore dell’esercito, in sinergia con il vertice interforze, ha stimato la necessità di un incremento delle dotazioni organiche fra le 40, 45mila unità rispetto alle previsioni normative vigenti definendo un modello in chiave Nato oscillante fra le 133mila, 138mila unità». Masiello ha fatto dunque presente che bisogna «perseguire un incremento delle dotazioni organiche esplorando il regime di pariteticità con le altre forze armate». Inoltre, «occorre ristrutturare con estrema urgenza il comparto delle forze di completamento evolvendo verso la costituzione di un bacino di forze di riserva prontamente impiegabili, in grado di espandere all’occorrenza il modello vigente, alimentare e rigenerare le forze e concorrere alle esigenze derivanti dalle operazioni sul territorio nazionale o di sostegno alla popolazione».

All’estero oltre 4200 soldati, trend in crescita

All’estero, ha spiegato Masiello, «l’esercito impiega attualmente oltre 4200 soldati con un trend in crescita e nei limiti della forza massima autorizzata di 5323 unità. Siamo impiegati in 22 operazioni e missioni, sulle 38 della Difesa». A questo si aggiunge «il bacino delle forze in prontezza con tempi da due a 180 giorni che per il 2025 si attesterà a oltre 12mila unità prontamente impiegabili a seconda delle varie esigenze. Nel 2025 l’esercito impiegherà circa 23mila soldati ogni giorno su una componente operativa proiettabile complessiva di 56mila», ha aggiunto.

Sforzo enorme

«Si tratta di uno sforzo enorme nella considerazione che il ciclo ideale di impiego del personale prevederebbe una fase di preparazione, una di esecuzione e una di recupero al fine di assicurare adeguati livelli di prontezza - ha spiegato il Capo di Stato maggiore dell’Esercito - A oggi, proprio a causa dell’onere di impiego sostenuto, questo ciclo ideale risulta ampiamente contratto nelle fasi di recupero. La situazione di crisi potrebbe essere medicata nel breve tempo attraverso una revisione in senso riduttivo dell’operazione Strade sicure e adottando provvedimenti normativi finalizzati a monetizzare i periodi di recupero del personale maturati in un semestre dell’operazione».

Oltre 6.600 soldati impiegati nell’operazione Strade sicure

Masiello ha infine ricordato che l’operazione strade sicure vede oggi l’impiego di un contingente dell’esercito di 6635 soldati. Infine, «la delicata situazione internazionale carica di gravi crisi conflitti e incognite per il futuro impone al paese di disporre di un esercito con capacità di deterrenza credibile» ha evidenziato il capo di stato maggiore dell’Esercito. «Necessitiamo ora di risorse, spazi e opportunità addestrative - ha concluso - per ricostituire le nostre fondamentali capacità di combattimento, per poter operare efficacemente anche in conflitti ad alta intensità qualora il Paese lo richieda, per l’affermazione dei valori di pace e libertà, ed essere preparati a difendere la patria e i cittadini italiani sperando che non serva mai».

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