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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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La contrapposizione tra Turchia e Israele non è più una crisi diplomatica circoscritta a Gaza. Sta diventando una competizione per l’architettura di sicurezza che unisce Siria, Mediterraneo orientale, Mar Nero, Difesa europea, corridoi energetici e controllo delle rotte strategiche. Ankara dispone di leve che nessuna capitale europea può ignorare: peso Nato, Stretti turchi, industria militare, gestione migratoria, infrastrutture energetiche e connessione con Caucaso e Asia centrale. Ma la sua forza ha un limite strutturale altrettanto evidente: l’interdipendenza economica con l’Unione europea. Per Italia, Francia, Germania e Regno Unito la questione non è quindi scegliere tra Ankara e Gerusalemme, ma impedire che una rivalità regionale produca nuove dipendenze strategiche dentro l’Europa.
Il ministro della giustizia turco ha alzato il tiro. «Nell’ambito del procedimento legale relativo all’attacco in acque internazionali contro gli attivisti della Flotilla e in conformità con i mandati di arresto emessi il 14 luglio 2026 contro Benyamin Netanyahu e Afek Moskovitch per genocidio» e chiede al ministero dell’Interno di «emettere una red notice per il loro arresto internazionale». Gaza resta il detonatore, ma è chiaro che il baricentro strategico si sia spostato. Il 3 agosto 2026, Turchia, Egitto e Qatar, nel ruolo di mediatori, hanno diffuso una dichiarazione congiunta sulle violazioni a Gaza e sull’attuazione del quadro negoziale; il 6 agosto 2026 Ankara ha sottoscritto con Egitto, Indonesia, Giordania, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti una nuova posizione comune sulla crisi. Ankara sta cercando di consolidare un ruolo di piattaforma diplomatica capace di collegare questione palestinese, mondo arabo e sicurezza regionale. La vera collisione con Israele, tuttavia, è in Siria. Il 20 marzo 2026 il ministero degli Esteri turco ha definito l’attacco israeliano contro infrastrutture militari nel Sud siriano una pericolosa escalation; il 29 giugno 2026, dopo attacchi contro Quneitra e Daraa, Ankara ha richiamato sovranità, integrità territoriale siriana e Accordo di separazione delle forze del 1974. Erdogan sostiene la ricostituzione della sovranità siriana. Israele considera invece essenziale preservare capacità di intervento contro minacce provenienti oltre il proprio confine. Non serve una volontà deliberata di guerra perché le due strategie entrino in collisione. Lo sono già.
La Turchia controlla l’accesso tra Mediterraneo e Mar Nero attraverso gli Stretti e dispone del secondo esercito più numeroso dell’Alleanza. Il Mar Nero rimane centrale per la sicurezza dell’Ucraina, della Romania e della Bulgaria; la Turchia collega inoltre Europa, Caucaso, Medio Oriente e Mediterraneo. Ankara non controlla la politica europea, ma può aumentare il costo di decisioni prese senza il suo coinvolgimento. Il vertice NATO del 7-8 luglio 2026 ha reso questa funzione ancora più evidente. L’Alleanza ha spinto sull’espansione delle capacità industriali, sugli attacchi di precisione, sui sistemi senza pilota e sull’interoperabilità. Il 7 luglio, Turchia, Italia, Francia, Regno Unito, Danimarca e Norvegia hanno aderito a un progetto multinazionale per esplorare nuovi sistemi terrestri di precision strike; nello stesso quadro Ankara ha partecipato a un’iniziativa per munizionamento interoperabile da 155 mm.
Per Roma, la Turchia non è un dossier periferico. È contemporaneamente partner Nato, attore centrale nel Mediterraneo allargato, interlocutore su Libia e migrazione e potenziale partner industriale. Per Roma cooperare con Ankara significa accedere a una base produttiva crescente e rafforzare il pilastro meridionale dell’Alleanza. Il rischio è altrettanto concreto: trasformare una collaborazione industriale utile in una dipendenza tecnologica o logistica difficilmente reversibile. Roma ha quindi interesse a costruire partenariati con la Turchia mantenendo controllo nazionale ed europeo su proprietà intellettuale, manutenzione, software, munizionamento e componenti critici.
Il cancelliere Friedrich Merz ha partecipato al vertice di Ankara del 7-8 luglio 2026 e ha avuto un incontro bilaterale con il presidente Recepp Erdogan. Già il 3 luglio 2026, Merz aveva indicato come priorità del vertice l’aumento della responsabilità europea, l’espansione delle capacità dell’industria della difesa e una cooperazione più stretta nei programmi d’armamento. Nella stessa occasione aveva confermato un coordinamento preventivo nel formato E5 con Italia, Francia, Regno Unito e Polonia e un dialogo diretto con Erdogan.