Deficit, debito, investimenti: ecco le parole chiave della trattativa di Bruxelles
L’obiettivo è restituire agli Stati piena scelta sulle politiche fiscali disegnando piani di spesa nel medio periodo, purché garantiscano un rientro del debito e del deficit
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I punti chiave
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Un nuovo Patto di stabilità e crescita, dopo oltre 25 anni, per restituire agli Stati piena scelta sulle politiche fiscali disegnando piani di spesa nel medio periodo, purché garantiscano un rientro del debito e del deficit. Sono alcuni dei punti chiave della revisione della governance economica europea all’esame dell’Ecofin straordinario giovedì sera. L’ambizione iniziale era quella di semplificare le regole, ma accanto all’unico parametro dei piani di spesa si sono via via aggiunte “salvaguardie” e la riforma si è complicata. Di seguito alcuni dei concetti principali a negoziato ancora aperto.
La modulazione della spesa
In base alla riforma, gli Stati membri dovranno presentare alla Commissione piani di spesa pubblica a 4 anni, estendibili fino a 7. Devono assicurare un calo del debito sostenibile.
Debito e deficit
Non cambia il tetto fissato dai trattati per il debito pubblico al 60% e il deficit al 3% del Pil. A chi è fuori soglia la Commissione Ue comunicherà ’traiettorie tecniche’ di rientro. Con un disavanzo oltre il 3% del Pil scatta un aggiustamento strutturale annuo minimo dello 0,5%.
Sostenibilità del debito
Le traiettorie date ai Paesi oltre soglia sono elaborate dalla Commissione in base a una data metodologia, l’Analisi sulla sostenibilità del debito (Dsa).
Calo del debito
I Paesi con un debito tra il 60 e il 90% del Pil dovranno garantirne un calo dello 0,5% già dal primo anno dopo il piano di aggiustamento. Il calo sarà dell’1% per quelli con il debito oltre il 90% del Pil.







