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Decreto scuola, si lavora alle coperture: lunedì il testo al Colle

Sanzioni fino a mille euro, deroghe al limite nelle classi e 17,5 milioni per potenziare l’italiano. Sale a 40mila euro la soglia Isee per i libri di testo

GIUSEPPE VALDITARA, MINISTRO DELL'ISTRUZIONE E DEL MERITO CONFERENZA STAMPA A SEGUITO DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 7146

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Il decreto scuola ha ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri, ma il lavoro sulle coperture finanziarie prosegue. Il provvedimento non è ancora al Quirinale: potrebbe arrivare all’esame del capo dello Stato lunedì.

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Decreto scuola, scontro Meloni-Schlein sul tetto agli studenti stranieri

Le modifiche: divieti, corsi di italiano e libri di testo

Il decreto prevede sanzioni da 200 a 1.000 euro per chi si presenta a scuola con il volto coperto. Il divieto riguarda burqa e niqab, ma anche le mascherine chirurgiche, ammesse solo in caso di malattia. Se la violazione è commessa da un minore, la multa viene applicata ai genitori.

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La stessa sanzione è prevista per le famiglie che non seguono i corsi gratuiti di italiano. L’obbligo di frequenza scatta quando né lo studente né la famiglia conoscono la lingua e questa carenza può compromettere l’integrazione del ragazzo e il rendimento scolastico.

Il provvedimento aggiunge inoltre 8 milioni in due anni al Fondo permanente contro il cyberbullismo e 21 milioni annui per rendere i libri di testo gratuiti, del tutto o in parte, alle famiglie meno abbienti. La soglia Isee per accedere al beneficio sale da 30mila a 40mila euro. Ai docenti tutor vanno 70 milioni. Il Pei adottato all’inizio del ciclo di studi dovrà essere aggiornato soltanto in presenza di elementi nuovi.

Alunni stranieri: il tetto del 30%, le deroghe e i dati

Il limite del 30% per classe riguarda gli studenti senza cittadinanza italiana e privi di una sufficiente formazione scolastica. Sono previste deroghe legate al domicilio e a comprovate esigenze familiari. Alle scuole che non riescono comunque a rispettare la soglia è destinato un fondo da 17,5 milioni per potenziare l’apprendimento dell’italiano. Viene rafforzato il coordinamento degli Uffici scolastici provinciali sulle scuole del territorio.

«Conoscere l’italiano significa integrarsi», afferma il ministro Giuseppe Valditara, che distingue le nuove disposizioni dalle vecchie circolari: queste ultime, sottolinea, erano raccomandazioni prive di valore vincolante.

Scuola, Valditara: multe a genitori che rifiutano i corsi di italiano

La distribuzione degli alunni stranieri cambia molto da un territorio all’altro. Secondo la rielaborazione di Skuola.net sui dati ministeriali del 2022-2023, le scuole oltre il 30% sono 4.223, pari al 7,9% del totale. Guardando invece alle classi statali, la quota sopra soglia raggiunge il 16,8% in Lombardia e il 15,6% in Emilia-Romagna, dove nella primaria tocca il 25%. Seguono Liguria (13,9%), Piemonte (11,2%), Veneto (10,5%) e Toscana (10,4%).

Nel Mezzogiorno le percentuali sono molto più basse: 0,4% in Puglia e Sardegna, 0,6% in Campania, 1,1% in Basilicata e 1,5% in Sicilia. Tra le province, l’incidenza degli studenti stranieri sul totale degli iscritti è più alta a Prato (28%) e Piacenza (25,2%). Per numero di presenze prevalgono Milano, con oltre 82mila alunni, Roma con 66mila e Torino con 40mila.

Nel complesso gli studenti stranieri sono circa 930mila, l’11,6% della popolazione scolastica. Ma il 65,2% è nato in Italia: quasi due su tre. Sono ragazzi cresciuti nelle scuole italiane, molti dei quali parlano italiano come lingua madre. Cittadinanza e difficoltà linguistiche non coincidono. Considerando soltanto gli alunni stranieri nati all’estero, la quota di classi oltre il 30% si riduce nettamente.

Il Quirinale: la circolare del 1990 e le correzioni al decreto

Il confronto politico ha coinvolto anche Sergio Mattarella. Giorgia Meloni ha richiamato la circolare sugli alunni stranieri che l’attuale capo dello Stato firmò nel 1990 da ministro dell’Istruzione. Il giorno prima, Mattarella aveva ricordato le tutele costituzionali del diritto allo studio. La circolare conteneva la formula «ove possibile», che lasciava spazio alle condizioni concrete delle scuole.

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Accanto alla polemica sono proseguite le interlocuzioni con il Quirinale. Nell’ultimo testo circolato compaiono due correzioni: la necessità di un’alternativa scolastica vicina alla residenza e la rinuncia all’allontanamento dello studente dai genitori che non frequentano i corsi di italiano.

Il passaggio atteso è ora la firma di Mattarella. Un altro tema nei rapporti tra Colle e Palazzo Chigi sarà la legge elettorale. Il Quirinale non anticipa valutazioni, mentre il Governo è atteso dalla fiducia e i ricorsi alla Consulta sono già pronti.

L’iter potrebbe portare a una pronuncia tra la seconda metà di gennaio e la prima settimana di febbraio. Un rinvio della legge alle Camere sposterebbe invece la nuova approvazione dopo il bilancio, riducendo o azzerando il tempo disponibile per la decisione della Corte negli ultimi mesi della legislatura. I tempi del giudizio costituzionale si intrecciano così con quelli di un eventuale scioglimento delle Camere.

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