Decreto Pa e controlli sul Pnrr, il Governo pone la fiducia. È scontro con Pd e M5S
A Montecitorio Pd e M5S si preparano a dare battaglia
di Nicola Barone
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La Camera ha confermato la fiducia al governo sul dl Pa con 203 voti a favore, 134 contrari e tre astenuti. L’Assemblea, dalle 15.25, è poi passata all’esame dei 149 ordini del giorno che sono stati presentati quasi tutti dall’opposizione, che fa ostruzionismo.
A infiammare lo scontro politico sono gli emendamenti che limitano i controlli della Corte dei conti sulle spese del Pnrr. Sul testo è stata posta dal Governo la questione di fiducia così come modificato durante l’esame delle commissioni Affari costituzionali e Lavoro. Fra le novità introdotte, la proroga del cosiddetto “scudo erariale” di un anno al 30 giugno 2024 e l’esclusione del controllo concomitante della Corte dei Conti su Pnrr e Pnc. Ma a Montecitorio Pd e M5S si preparano a dare battaglia. Le forze di maggioranza non sembrano intenzionate a prolungare un dibattito che si protrae da tempo e che l’esecutivo intende archiviare al più presto.
Assemblea straordinaria dei magistrati contabili
È stata una richiesta a gran voce della base a spingere l’Associazione magistrati della Corte dei conti a convocare un’assemblea straordinaria nella mattinata. La decisione è maturata nel corso del fine settimana, dopo che ha preso forma la possibilità della fiducia sul decreto Pa, con gli emendamenti che limitano i controlli della Corte dei conti sulle spese del Pnrr. Una mossa che sarebbe stata letta come una prova di forza, che esclude ogni possibile discussione nel merito. A preoccupare la magistratura contabile è soprattutto la proroga del cosiddetto “scudo erariale”, che limiterebbe fortemente l’attività della Corte.
Freni (Mef): no a cogestione della Corte
Dopo le tensioni con la Commissione europea sui controlli della Corte dei Conti, a Palazzo Chigi è tempo di tregua. Il sottosegretario al Mef Federico Freni “derubrica” quanto avvenuto: «Non è un incidente con la Commissione europea, ma con un qualsiasi funzionario». «Un passaggio irrilevante», «un suono di disturbo», aggiunge, che non intaccherebbe la trattativa con la Commissione sul Piano di ripresa e resilienza. Il deputato della Lega torna quindi sul merito della questione. «Il controllo concomitante sul Pnrr - dice - è un’assoluta anomalia italiana, una sorta di cogestione che per quanto mi riguarda ha poco senso».
Melillo: un rischio abolire i controlli
La polemica, però, non accenna a sfumare. Sulla Corte dei conti, interviene anche il procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo. «La rivendicazione di un primato dei poteri discrezionali della Pa», dichiara, è «tanto più credibile se alla richiesta di arretramento dei controlli esterni si accompagna un deciso rafforzamento delle linee di controllo interne, ma non mi pare che di ciò ci sia traccia significativa». Per Melillo, bisogna impiegare al più presto le risorse del Pnrr, ma bisogna «farlo bene, evitando che esse si disperdano nei mille rivoli degli abusi e della corruzione», o peggio, «che finiscano nelle mani della criminalità mafiosa».








