Giustizia

Ddl sequestri digitali, dai magistrati preoccupazione per le indagini

Il rischio è che la documentazione informatica, acquisita durante indagini complesse, non costituisca più prova per numerosi delitti

di Giovanni Negri

2' di lettura

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Criticità organizzative evidenti, grave compromissione delle indagini per reati gravi, inchieste sulla criminalità organizzata devastate. È impietoso l’esito delle audizioni dei rappresentanti della magistratura in commissione Giustizia alla Camera sulla riforma, già approvata in Senato, delle procedure di sequestro di smartphone, computer, tablet, in generale qualsiasi supporto informatico.

La posizione di Anm

Per il presidente dell’Anm Cesare Parodi l’intervento in arrivo, se non rivisto in maniera profondamente critica, provocherà un grave appesantimento sul piano organizzativo dei rapporti tra procure e uffici gip. Nel mirino la doppia autorizzazione voluta dal ministero della Giustizia e dalla maggioranza, prima per procedere al sequestro del device e poi per l’acquisizione e l’utilizzazione dei dati.

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Non solo. Sul piano dell’incisività delle indagini, per quella che Parodi ha voluto considerare solo una svista, «nel testo del disegno di legge c’è una grave dimenticanza, perché non vengono richiamate anche le intercettazioni informatiche: la norma riguarda un numero elevatissimo di reati commessi in rete. Privare la possibilità di utilizzare questo tipo di comunicazioni, come quelle tra le parti, vuol dire svuotare completamente un settore di tutela di reati informatici dove tutti questi elementi andrebbero inevitabilmente persi».

Un numero elevatissimo di reati commessi sul web rischierebbe di rimanere impunita: «togliere la possibilità di utilizzare la prova di comunicazioni per le quali non avremo testi - avverte Parodi - vuol dire abdicare alla possibilità di tutela per un settore vastissimo del diritto penale: sarebbe un messaggio estremamente negativo». Poi, per il presidente Anm, andrebbe istituito un coordinamento con la disciplina in materia di acquisizione di tabulati per cercare di avere un quadro organico di riferimento per tutti i cittadini.

La posizione dell’Antimafia

Anche il Procuratore antimafia Giovanni Melillo non può che sottolineare che «il disegno di legge già approvato dal Senato costituisce una preoccupazione che riguarda anche la sorte delle indagini in materia di criminalità mafiosa, perché alcune soluzioni prefigurate nel testo destano davvero allarme. C’è un pericolo concreto di arretramento dell’azione di contrasto della criminalità mafiosa», ma anche sul fronte della criminalità informatica legata alla sicurezza nazionale. «Tocca al Parlamento dire se il sacrificio di questa prova - ha osservato Melillo - è un sacrificio giustificato. Io credo di avere il dovere di dire che è un sacrificio obiettivamente irragionevole».

Così la documentazione informatica, acquisita magari nel contesto di indagini complesse e faticose, non costituirebbe più prova per numerosi delitti, tra cui quelli di procacciamento di notizie segrete sulla sicurezza dello Stato, delitti di corruzione, manipolazione delle gare d’appalto, favoreggiamento, procurata evasione, associazioni per delinquere per reati in materia di immigrazione, traffico illecito di rifiuti, revenge porn, associazione per reati di sfruttamento sessuale dei minori, detenzione di materiale pedopornografico, accessi abusivi a sistemi informatici e telematici anche da parte di un pubblico ufficiale e in diversi delitti di agevolazione mafiosa.


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