Guerra commerciale

Dazi Usa, 5 domande e 5 risposte su cosa può fare l’Italia

Il governo italiano cerca soluzioni per contrastare i dazi Usa e proteggere i settori colpiti. Le proposte e le azioni in corso.

di Andrea Marini

Foto IPP/Chris Kleponis/CNP via ZUMA Press Wire Washington 02/04/2025 nella foto il tabellone con le "tariffe reciproche"  mostrata dal presidente degli USA Donald Trump

3' di lettura

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Il governo italiano sta valutando misure per proteggere le imprese colpite dai dazi Usa. Si sta confrontando con le imprese e le categorie produttive per trovare soluzioni efficaci. Settori come la produzione vinicola, i motocicli e la gioielleria sono particolarmente a rischio. Ma cosa può fare il governo italiano per reagire ai dazi Usa? Ha margini di autonomia per trattare con Trump? Quali saranno i settori più colpiti? Sono queste alcune delle domande a cui proviamo qui a dare una risposta.

l’Italia può negoziare con gli Usa?

L’Italia «non può negoziare» sui dazi direttamente con Washington, perché la politica commerciale è competenza della Commissione Europea, ha ricordato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Non si può negoziare con gli Stati Uniti - risponde l’ex commissario europeo ed ex presidente dell’Eurocamera - perché la competenza del commercio internazionale è della Commissione Europea, quindi tratta il commissario Maros Sefcovic, ascoltando e confrontandosi con noi. Poi, noi possiamo fare delle altre azioni», aggiunge

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Il ministro degli Esteri Antonio Tajanu. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Cosa può fare il governo in autonomia?

Al momento il governo italiano può fare poco in autonomia. «Aspettiamo di vedere come va il confronto con gli Usa, senza dare nulla per scontato - ha detto il ministro per le imprese e il made in Italy Adolfo Urso intervistato dal Sole24Ore -. Eventuali misure si possono valutare solo alla luce dei dati reali che oggi non abbiamo ancora e dovranno tener conto delle conseguenze altrettanto e forse ancor più gravi di eventuali contromisure europee. A ogni modo, martedì inizieremo a confrontarci con le imprese», per sentire anche le loro proposte, per definire ciò che si può mettere in campo affinché sia davvero efficace. Ma tengo a sottolineare - ha precisato - che eventuali misure compensative a favore dei settori maggiormente colpiti devono essere europee perché, in caso contrario, alla divisione dell’Occidente minacciata dai dazi finiremmo per rispondere con la divisione dell’Europa».

Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Cosa può chiedere il governo alla Ue?

Il ministro degli Esteri Tajani ha consegnato al commissario Sefcovic «una lista di prodotti italiani sui quali bisogna intervenire affinchè possano essere tutelati» nella trattativa che ci sarà all’interno dell’Unione europea in vista della decisione del Consiglio di lunedì a Lussemburgo. Tajani ha menzionato, tra gli altri, la produzione vinicola, i motocicli, i settori che riguardano la gioielleria e le pietre preziose

Un momento di una degustazione di vino rosso. ANSA/ DANIEL DAL ZENNARO

Quali sono i settori del made in Italy più colpiti?

Il Centro studi di Confindustria ha presentato il rapporto sulle previsioni economiche per il 2025 e il 2026. L’analisi vede l’attesa per crescita in Italia frenare al +0,6% del Pil nel 2025 e accelerare al +1% nel 2026, ma avverte che potrebbe anche andare peggio: con una escalation della guerra dei dazi si fermerebbe al +0,2% quest’anno ed al +0,6% il prossimo.

Le imprese più a rischio, secondo l’Istat, sono 3.300, vake a dire le aziende che risultano “vulnerabili” rispetto agli Stati Uniti. Vendono soprattutto prodotti farmaceutici, prodotti meccanici come turboreattori e turbopropulsori, gioielleria, cibo, vino, olio e mobili. Tuttavia i medicinali (anche se bisognerà capire quali e fino a quando) dovrebbero rimanere fuori dalla prima tornata di dazi

Forme di parmigiano reggiano in una foto d'archivio. ANSA

Il governo studia un decreto per le imprese?

Al momento il governo ha un atteggiamento molto prudente. La premier Giorgia Meloni sui dazi ha detto che è «ancora presto per quantificarne l’effetto. Il panico e l’allarmismo possono causare danni ben maggiori di quelli strettamente connessi con i dazi». Prima di parlare di un eventuale decreto a sostegno delle imprese, la premier ha chiesto ai due vicepremier Salvini e tajani, al ministro dell’Economia, dell’Industria, dell’Agricoltura, delle Politiche europee, di vedersi lunedì pomeriggio e «di portare ciascuna per la propria competenza uno studio sull’impatto che questa situazione può avere per la nostra economia».

Il gruppo di lavoro del governo impegnato sui dazi «si confronterà anche con i rappresentanti delle categorie produttive, che sono stati convocati a Palazzo Chigi per martedì 8 aprile. Ci confronteremo anche con loro, per trovare le soluzioni migliori», ha detto la premier .

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIORGIA MELONI

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