Commercio

Dazi, slittano tariffe Usa del 100% sui farmaci. Trump attacca Cina: danneggia nostri coltivatori soia

I dazi del 100% sulle importazioni di farmaci negli Stati Uniti, annunciati settimana scorsa dal presidente Usa Donald Trump con entrata in vigore prevista il 1° ottobre, non entreranno ancora in vigore. Lo ha confermato un alto funzionario governativo all’agenzia stampa tedesca Dpa

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I dazi del 100% sulle importazioni di farmaci negli Stati Uniti, annunciati settimana scorsa dal presidente Usa Donald Trump con entrata in vigore prevista il 1° ottobre, non entreranno ancora in vigore.

Lo ha confermato un alto funzionario governativo all’agenzia stampa tedesca Dpa, aggiungendo che la misura è stata momentaneamente sospesa, senza però fornire maggiori informazioni o motivazioni.

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L’intenzione di Washington, ha precisato la fonte, è piuttosto quella di avviare i preparativi per sanzionare le aziende farmaceutiche che non intendono delocalizzare parte della loro produzione sul suolo americano o che non accettano di ridurre i prezzi dei propri medicinali.

Le farmaceutiche svizzere

L’offensiva di Trump sta incassando le prime vittorie: dagli investimenti quinquennali annunciati nei mesi scorsi dai colossi svizzeri Novartis (23 miliardi di dollari) e Roche (50 miliardi) per potenziare produzione e ricerca negli Stati Uniti, alla decisione presa da Novartis di vendere un suo farmaco di punta per il trattamento di diverse malattie autoimmuni direttamente ai pazienti attraverso una piattaforma ad hoc con uno sconto del 55%, fino allo “storico accordo” siglato nelle scorse ore dal gigante americano Pfizer con l’amministrazione Usa.

L’accordo Usa-Pfizer

A fronte di una sostanziale una riduzione dei prezzi e di un aumento degli investimenti in patria, Pfizer si è assicurata immunità di 3 anni sui dazi paventati da Trump.

L’1 ottobre mattina alla borsa di Zurigo l’intesa ha fatto bene alle azioni di Big Pharma: Roche, Novartis e Lonza (anche oggi positive).

L’accordo sottoscritto da Pfizer - i cui termini specifici restano riservati - intende soddisfare le quattro richieste che in estate l’inquilino della Casa Bianca aveva avanzato a 17 grandi aziende farmaceutiche, fissando come scadenza la fine di settembre, pena l’applicazione di dazi elevati.

Pfizer - ha comunicato il gruppo in una nota - ha:
1) accettato volontariamente di attuare misure volte a garantire che gli americani ricevano prezzi dei farmaci comparabili a quelli di altri Paesi sviluppati;
2) che i prezzi dei nuovi medicinali lanciati sul mercato siano pari a quelli di altri mercati chiave;
3) Pfizer parteciperà inoltre alla piattaforma di acquisto diretto TrumpRx.gov, che consentirà ai pazienti americani di acquistare farmaci con uno sconto significativo;
4) la maggior parte delle terapie primary care dell’azienda e una selezione di brand specialistici saranno offerti con sconti medi del 50%, che potranno arrivare fino all’85%.

“Faremo accordi con tutti, sono in lista d’attesa”, ha assicurato Trump.

Siamo orgogliosi di unirci al presidente Trump alla Casa Bianca per celebrare questo accordo storico che rappresenta una vittoria per i pazienti americani, per la leadership americana e per Pfizer”, ha dichiarato Albert Bourla, presidente e Ceo del gruppo, presente all’annuncio dell’intesa. “Collaborando a stretto contatto con l’amministrazione” Usa, ha aggiunto, “stiamo riducendo i costi per i pazienti e potenziando gli investimenti nell’ecosistema biofarmaceutico statunitense, ponendo fine ai giorni in cui le famiglie americane si facevano carico da sole dell’onere globale di finanziare l’innovazione. Si tratta di mettere tutti i pazienti al primo posto e di garantire che l’America rimanga il motore principale delle innovazioni mediche al mondo”. “Ora abbiamo la certezza e la stabilità di cui abbiamo bisogno su due fronti critici, dazi e prezzi, che hanno ridotto le valutazioni del settore a minimi storici”, ha continuato l’Ad, sottolineando di avere “concordato un periodo di grazia di 3 anni durante il quale i prodotti Pfizer oggetto di un’indagine ai sensi della Sezione 232 non saranno soggetti a dazi, a condizione che continuiamo a investire nella produzione negli Stati Uniti. Abbiamo inoltre abbiamo adottato un approccio globale di pricing equilibrato, che continua a riconoscere il valore dell’innovazione, garantendo al contempo che i prezzi negli Usa e in altri Paesi sviluppati siano ragionevoli e sostenibili, mantenendo la forza del mercato statunitense al pari di altre nazioni sviluppate”.

“Questo accordo - ha proseguito Bourla - ci consente di investire ancora più audacemente negli Stati Uniti, alimentando la crescita, creando posti di lavoro e riportando la produzione in patria. La nostra forza lavoro statunitense di 31mila dipendenti, supportata da 13 siti di produzione e distribuzione e 7 importanti centri di ricerca e sviluppo, sottolinea il ruolo vitale di Pfizer nella costruzione di un’economia americana più forte. Ci impegniamo a destinare risorse senza precedenti con ulteriori 70 miliardi di dollari dedicati alla ricerca, allo sviluppo e ai progetti di investimento negli Usa nei prossimi anni”. Uno sforzo che “si aggiunge al nostro investimento di oltre 83 miliardi nell’innovazione biotecnologica americana dal 2018 al 2024, a dimostrazione di come stiamo rafforzando il nostro impegno in questo momento cruciale, plasmando il futuro della medicina con la ricerca di innovazioni pionieristiche e garantendo che gli Stati Uniti rimangano il fulcro globale del progresso medico e del miglioramento della vita”, ha ribadito il manager. L’accordo è in vigore e permetterà a Pfizer di “concentrarsi completamente sulla fornitura di cure di prossima generazione - si legge nella nota - focalizzandosi sulle aree in cui la scienza, le dimensioni e l’agilità dell’azienda possono fare la differenza più significativa per i pazienti, in settori come l’oncologia, l’obesità, i vaccini, l’infiammazione e l’immunologia”.

Trump attacca Cina: danneggia nostri coltivatori soia

“I coltivatori di soia del nostro Paese sono danneggiati perché la Cina, solo per motivi di ’negoziazione’, non fa acquisti”. Lo afferma in un post su Truth Donald Trump, sostenendo che “abbiamo guadagnato così tanti soldi con i dazi doganali che ne prenderemo una piccola parte e aiuteremo i nostri agricoltori. NON DELUDERÒ MAI I NOSTRI AGRICOLTORI!”. Il “sonnacchioso” Joe Biden “non ha fatto rispettare il nostro accordo con la Cina, che avrebbe acquistato miliardi di dollari dei nostri prodotti agricoli, ma in particolare la soia. Andrà tutto per il meglio. AMO I NOSTRI PATRIOTI E OGNI AGRICOLTORE È ESATTAMENTE QUESTO!”, prosegue il presidente Usa. “Incontrerò il presidente cinese Xi tra quattro settimane e la soia sarà un argomento di discussione importante. FATE IN MODO CHE LA SOIA E LE ALTRE COLTURE TORNINO ALLA GRANDE!”, conclude Trump.

Lula disposto a dialogare sui dazi Usa con Trump

Il presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, è disposto a portare avanti i negoziati commerciali con il suo omologo americano, Donald Trump, anche riguardo ai dazi imposti da Washington sui prodotti verdeoro, ma con un limite: la sovranità brasiliana e le decisioni della magistratura (compresa la condanna inflitta all’ex presidente Jair Bolsonaro) non dovranno rientrare nella discussione. A rivelarlo è stato il ministro degli Esteri, Mauro Vieira, durante la riunione della commissione Affari esteri della Camera dei deputati a Brasilia.

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