Il vertice

Dazi, è tregua Usa-Cina. Wsj, con tariffe ad aprile incassi record per gli Usa: 16 mld

Si sono riuniti a Ginevra il segretario al Tesoro e il rappresentante per il Commercio statunitensi Scott Bessent e Jamieson Greer e il vicepremier cinese, He Lifeng

Aggiornato lunedì 12 maggio 2025 alle 16.42

Container su navi nel porto di Los Angeles. REUTERS/Mike Blake/File Photo

6' di lettura

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Gli Usa aumenteranno nuovamente i dazi sui prodotti cinesi qualora i due Paesi non dovessero riuscire a raggiungere un accordo commerciale entro 90 giorni anche se non li riporteranno al 145 per cento. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in conferenza stampa a Washington in risposta a chi gli chiedeva se alla scadenza dei 90 giorni di sospensione delle tariffe concordata l’11 maggio a Ginevra dalle due delegazioni i dazi torneranno al 145%. «No, ma aumenterebbero di molto» ha risposto Trump aggiungendo che «al 145% si arriva davvero al decoupling e nessuno comprerebbe più... ma potrebbero salire», ha detto Trump.

Wsj: ad aprile per gli Usa incassi record per 16,3 mld di dollari

Intanto, il primo bilancio finanziario della politica dei dazi perseguita da Washington risulta positivo. Gli Stati Uniti hanno infatti incassato ad aprile 7,6 miliardi di dollari in dazi doganali in più rispetto a marzo, per una cifra record di 16,3 miliardi di dollari. Lo ha dichiarato il dipartimento del Tesoro, secondo quanto riporta il Wall Street Journal. Dall’inizio dell’anno fiscale a ottobre, gli Stati Uniti hanno incassato 63,3 miliardi di dollari in dazi doganali, con un aumento di 15,4 miliardi di dollari rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sebbene positivo per il bilancio del governo, il deficit per l’anno fiscale in corso fino ad aprile è ancora di circa 1.050 miliardi di dollari, circa il 23% in più rispetto all’anno precedente.

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La tregua sui dazi Usa-Cina

Gli Stati Uniti e la Cina sospenderanno dunque per 90 giorni una parte dei loro dazi doganali punitivi. Secondo quanto riporta una dichiarazione congiunta Usa-Cina da Ginevra, la sospensione entrerà in vigore “entro il 14 maggio”. La Cina revisionerà “i dazi addizionali” sulle importazioni di beni Usa, ha riferito il ministero del Commercio, in merito alla nota congiunta dopo i negoziati in Svizzera.

Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, aveva già annunciato “progressi sostanziali” nei negoziati in corso a Ginevra con il vicepremier cinese He Lifeng, mirati a disinnescare la guerra commerciale tra le due maggiori economie mondiali. Bessent ha informato il presidente Trump e fornirà maggiori dettagli lunedì. Anche il rappresentante Usa al commercio, Jamieson Greer, ha segnalato che le distanze tra le parti sono minori del previsto. In parallelo, il segretario al Commercio Lutnick ha previsto nuovi accordi nei prossimi tre mesi e ha ribadito l’obiettivo di ridurre i dazi record tra i due Paesi.

“Sono lieto di riferire che abbiamo fatto progressi sostanziali tra gli Stati uniti e la Cina nei colloqui commerciali di grande importanza”, ha detto Bessent, citato dal servizio stampa della Casa Bianca.

I colloqui avvengono nel contesto di dazi doganali molto elevati: il 145% da parte degli Stati Uniti e il 125% da parte della Cina, introdotti durante l’amministrazione Trump con l’obiettivo di rilanciare la manifattura americana. Nella città svizzera si sono riuniti il segretario al Tesoro e il rappresentante per il Commercio statunitensi Scott Bessent e Jamieson Greer e il vicepremier cinese, He Lifeng.

Interscambio commerciale

Nel 2023 il commercio bilaterale di merci tra Stati Uniti e Cina ha toccato quota 575 miliardi di dollari, con un disavanzo commerciale a sfavore di Washington pari a 279 miliardi. È quanto segnala il Centro studi di Unimpresa, rilevando che le importazioni dalla Cina hanno raggiunto i 427 miliardi, mentre le esportazioni verso Pechino si sono fermate a 148 miliardi. Il deficit con Pechino rappresenta circa il 40% del totale del disavanzo commerciale americano nel 2023, con gli Usa che continuano a dipendere dall’importazione di beni industriali e di consumo a basso costo. “I nuovi equilibri tra Washington e Pechino non saranno neutri per gli altri attori del mercato internazionale: a farne le spese o a beneficiarne, a seconda delle traiettorie che prenderanno le politiche commerciali, sarà anche l’export europeo e in particolare il made in Italy”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora., osservando che “la progressiva riallocazione delle catene del valore, dettata dalle logiche di ’friend-shoring’ e di riduzione della dipendenza da fornitori cinesi nei settori strategici, potrebbe aprire spazi di mercato per le imprese italiane in comparti ad alto valore aggiunto, come l’agroalimentare, la meccanica di precisione, il design, la moda e il farmaceutico”. Allo stesso tempo, avverte, un irrigidimento delle relazioni tra Usa e Cina “rischia di innescare dinamiche protezionistiche a catena che potrebbero penalizzare gli esportatori italiani su entrambi i fronti”. Per l’’Italia, paese con vocazione all’export e un forte radicamento nei mercati globali, “il nuovo equilibrio tra Stati Uniti e Cina non sarà soltanto un fatto di geopolitica globale, ma un nodo concreto da affrontare in chiave di politica industriale, diplomazia economica e strategie di penetrazione dei mercati”, conclude il vicepresidente di Unimpresa.

Trump: Europa «più dura della Cina, dovrà pagare di più per la sanità»

Nel pomeriggio (ora italiana) di lunedì, il presidente Usa ha commentato il raggiungimento dell’accordo, attaccando l’Unione europea, definendola «più dura della Cina» sul fronte commerciale e regolatorio. «L’Ue dovrà pagare di più per la sanità», ha detto.

Trump ha inoltre previsto un ridimensionamento dell’Ue in termini economici: «Scenderà molto», ha dichiarato, accusando Bruxelles di assumere atteggiamenti “più aggressivi della Cina” nei rapporti con gli Usa.

Molto conciliante invece il tono del presidente Usa nelle suje dichiarazioni verso la Cina: afferma infatti che le relazioni tra Cina e Usa hanno raggiunto un «reset» e rende noto che parlerà con Xi Jinping alla fine della settimana. «Ieri abbiamo raggiunto il reset totale con la Cina dopo i colloqui produttivi di Ginevra - ha detto oggi alla Casa Bianca - la relazione è molto, molto buona. Io parlerò con il presidente X, forse alla fine della settimana».

Gli incontri

I colloqui della Cina sul dossier commerciale con gli Usa in corso a Ginevra sono un “importante passo” per una risposta ai problemi tra Pechino e Washington. “Il contatto in Svizzera è un passo importante per promuovere la risoluzione della questione”, ha riportato l’agenzia statale Xinhua sabato in un commento, senza fornire ulteriori dettagli sullo stato dei negoziati. I toni, tuttavia, confermano un cambio nella narrativa cinese, anticipato dalle motivazioni dei giorni scorsi che hanno spinto Pechino a ingaggiare un confronto con Washington a dispetto della postura oltranzista “di lotta fino alla fine”.

I colloqui diretti di de-escalation fra Stati Uniti e Cina sono i primi fra i due maggiori protagonisti della guerra globale dei dazi inaugurata dall’amministrazione Trump.

Wsj: ai colloqui anche il consigliere per la sicurezza di Xi

Ai colloqui commerciali partecipa anche il principale consigliere per la sicurezza del presidente Xi Jinping, Wang Xiaohong. La mossa, ha osservato il Wsj, sta a dimostrare l’importanza della vicenda del fentanyl, la droga sintetica che è una piaga sociale negli Usa, nelle discussioni tra le parti.

L’apertura di Trump

Il presidente Usa Donald Trump ha preparato il terreno per i colloqui evocando la possibilità di ridurre i pesanti dazi imposti contro la superpotenza rivale e, al contempo, invitando Pechino ad aprire il suo mercato agli Stati Uniti. «Una tariffa dell’80% sulla Cina sembra giusta! Dipende da quello che mi dice Scott B.» ha scritto il presidente americano su Truth.

Possibile una drastica riduzione dei dazi alla Cina

Nel suo post, il tycoon non ha specificato se la riduzione dal 145% all’80% dei dazi sui prodotti cinesi possa essere quella definitiva o se si tratterà di uno status provvisorio. Secondo diversi media americani l’amministrazione starebbe pensando di tagliare i dazi a Pechino molto di più. Un primo passo da parte di Washington, nella speranza di una reciproca riduzione tariffaria da parte del Dragone che, a sua volta, ha imposto un duro 125% sui beni americani. Per Bloomberg, l’obiettivo sarebbe arrivare sotto il 60%, mentre secondo quanto hanno riferito fonti informate al Washington Post l’amministrazione potrebbe arrivare al 54-50%.

La strategia

D’altra parte la strategia di Trump si è articolata su due livelli: il primo è un dazio base del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti provenienti da qualsiasi Paese, il secondo livello è quello dei cosiddetti “dazi reciproci”, che sono stata applicati a circa 60 paesi. La tariffa base, ha ribadito la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavittt, “resterà per tutti”. La Cina, che era già soggetta ad una tariffa del 20%, è stata colpita con un altro 34% subito e con un ulteriore 90% dopo la sua reazione. Pechino ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti devono eliminare i dazi “per primi” e ha promesso di difendere i propri interessi. Bessent intanto ha tenuto basse le aspettative, affermando che gli incontri in Svizzera si concentreranno sulla “de-escalation” e non su un “grande accordo commerciale”. «Il segretario al Tesoro andrà a parlare con le controparti cinesi e vedremo cosa accadrà», ha detto la portavoce, sottolineando che Bessent ha «la fiducia totale» del presidente.

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