I colloqui avvengono nel contesto di dazi doganali molto elevati: il 145% da parte degli Stati Uniti e il 125% da parte della Cina, introdotti durante l’amministrazione Trump con l’obiettivo di rilanciare la manifattura americana. Nella città svizzera si sono riuniti il segretario al Tesoro e il rappresentante per il Commercio statunitensi Scott Bessent e Jamieson Greer e il vicepremier cinese, He Lifeng.
Interscambio commerciale
Nel 2023 il commercio bilaterale di merci tra Stati Uniti e Cina ha toccato quota 575 miliardi di dollari, con un disavanzo commerciale a sfavore di Washington pari a 279 miliardi. È quanto segnala il Centro studi di Unimpresa, rilevando che le importazioni dalla Cina hanno raggiunto i 427 miliardi, mentre le esportazioni verso Pechino si sono fermate a 148 miliardi. Il deficit con Pechino rappresenta circa il 40% del totale del disavanzo commerciale americano nel 2023, con gli Usa che continuano a dipendere dall’importazione di beni industriali e di consumo a basso costo. “I nuovi equilibri tra Washington e Pechino non saranno neutri per gli altri attori del mercato internazionale: a farne le spese o a beneficiarne, a seconda delle traiettorie che prenderanno le politiche commerciali, sarà anche l’export europeo e in particolare il made in Italy”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora., osservando che “la progressiva riallocazione delle catene del valore, dettata dalle logiche di ’friend-shoring’ e di riduzione della dipendenza da fornitori cinesi nei settori strategici, potrebbe aprire spazi di mercato per le imprese italiane in comparti ad alto valore aggiunto, come l’agroalimentare, la meccanica di precisione, il design, la moda e il farmaceutico”. Allo stesso tempo, avverte, un irrigidimento delle relazioni tra Usa e Cina “rischia di innescare dinamiche protezionistiche a catena che potrebbero penalizzare gli esportatori italiani su entrambi i fronti”. Per l’’Italia, paese con vocazione all’export e un forte radicamento nei mercati globali, “il nuovo equilibrio tra Stati Uniti e Cina non sarà soltanto un fatto di geopolitica globale, ma un nodo concreto da affrontare in chiave di politica industriale, diplomazia economica e strategie di penetrazione dei mercati”, conclude il vicepresidente di Unimpresa.
Trump: Europa «più dura della Cina, dovrà pagare di più per la sanità»
Nel pomeriggio (ora italiana) di lunedì, il presidente Usa ha commentato il raggiungimento dell’accordo, attaccando l’Unione europea, definendola «più dura della Cina» sul fronte commerciale e regolatorio. «L’Ue dovrà pagare di più per la sanità», ha detto.
Trump ha inoltre previsto un ridimensionamento dell’Ue in termini economici: «Scenderà molto», ha dichiarato, accusando Bruxelles di assumere atteggiamenti “più aggressivi della Cina” nei rapporti con gli Usa.
Molto conciliante invece il tono del presidente Usa nelle suje dichiarazioni verso la Cina: afferma infatti che le relazioni tra Cina e Usa hanno raggiunto un «reset» e rende noto che parlerà con Xi Jinping alla fine della settimana. «Ieri abbiamo raggiunto il reset totale con la Cina dopo i colloqui produttivi di Ginevra - ha detto oggi alla Casa Bianca - la relazione è molto, molto buona. Io parlerò con il presidente X, forse alla fine della settimana».