Le reazioni

Dazi, Orsini: «Mantenere calma, non possiamo compromettere mercati finanziari»

Impatti dei dazi e svalutazione del dollaro rischiano di colpire duramente l'export italiano. Per l’Unione italiana vini i dazi del 30% equivalgono a un embargo dell’80% sul vino italiano

di Redazione online

Il  presidente di Confindustria Emanuele Orsini ospite dell'assemblea pubblica degli industriali di Napoli 11 LUGLIO  2025 ANSA / NPK

13' di lettura

13' di lettura

Sull’imposizione di dazi del 30% sulle esportazioni dell’Ue verso gli Usa “ora serve mantenere tutti la calma e avere i nervi saldi. Non possiamo compromettere i nostri mercati finanziari. E’ ovvio che la lettera arrivata dagli Stati Uniti è una sgradevole volontà di trattare”. Così il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, commenta in una nota la decisione degli Usa di applicare dazi al 30% per i prodotti importati dall’Ue dal primo agosto, annunciata in una lettera del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Per Confindustria Veneto, “se non ci sono le condizioni per trattare ulteriormente, questi dazi al 30% sommati alla situazione del dollaro saranno difficilmente sostenibili da molti comparti della nostra industria. Ue e Governo italiano dovranno intervenire con misure concrete per sostenere la competitività delle nostre imprese: investimenti e accesso al credito, alleggerimento burocratico e fiscale oltre alla definizione della politica energetica”. Lo afferma Raffaele Boscaini, presidente Confindustria Veneto commentando la lettera del presidente degli Usa, Donald Trump alla Ue che prevede l’imposizione di dazi al 30% a partire dal primo agosto.

Loading...

Confindustria Moda, minaccia seria per industria italiana della moda

“I dazi imposti dagli Stati Uniti rappresentano una minaccia seria per l’industria italiana della moda, già colpita da tariffe elevate sui prodotti. Un ulteriore aumento metterebbe in difficoltà l’intera filiera, dai materiali alla produzione e distribuzione, con effetti globali sui costi e sui consumi sia diretti che indiretti. Tuttavia, questa sfida può diventare anche un’opportunità per rafforzare filiere innovative e sostenibili e per spingere sul nearshoring, ricostruendo produzioni più vicine in Italia e nel Mediterraneo e creando nuovi legami commerciali come quello con il Mercosur”. Ad affermarlo in una nota è Luca Sburlati, Presidente Confindustria Moda, su dazi Usa al 30% per Ue. “Condividiamo pienamente quanto affermato dal Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, sulla necessità di mantenere la calma e i nervi saldi. Ora serve un’azione decisa: l’Europa deve muoversi unita, e l’Italia dotarsi finalmente di una politica industriale chiara per difendere il primato del Made in Italy”, sottolinea ricordando che nel 2024 “il settore Tessile & Abbigliamento ha esportato verso gli Stati Uniti beni tessili e di abbigliamento per oltre 2,75 miliardi di euro. È il terzo mercato di sbocco per l’export del comparto”.

Cattani (Farmindustria): «Oltre 4 mld di costi con tariffe al 30%, fiducia in negoziati»

I dazi al 30% annunciati da Donald Trump dal 1 agosto, “potrebbero pesare per oltre 4 mld per il settore farmaceutico italiano, considerando la svalutazione attuale del dollaro”. Così all’Adnkronos Salute il presidente di Farmindustria Marcello Cattani che però rimane fiducioso rispetto al lavoro diplomatico dell’Europa e del Governo italiano, “siamo convinti che la negoziazione del commissario Maros Sefcovic arriverà ad un risultato positivo rispetto a smentite, annunci, controannunci che - prosegue - abbiamo registrato in questi mesi arrivare dagli Usa”. I dazi rispetto all’export europeo di farmaci e vaccini in Usa, “sono un danno economico immediato per i cittadini americani - ricorda Cattani - con un aumento dei prezzi e dei costi delle assicurazioni e l’effetto dello spostamento della ricerca e dello sviluppo di nuove molecole in Cina”. “Il buon senso deve prevalere perché il settore farmaceutico è centrale per l’economia europea, rappresenta il primo per saldo positivo e difenderlo deve essere l’obiettivo numero uno della Commissione Ue - rimarca Cattani - si deve puntate ad arrivare ad uno 0-0 rispetto alle richieste che arrivano dagli Usa.

Federalimentare: intollerabile il 30%

“Ogni dazio fa male al commercio e avremmo preferito un’area di libero scambio euroatlantica, a dazi zero: l’imposizione di un dazio al 30% supera ogni soglia di tollerabilità per le imprese, aumentando il rischio di un calo significativo delle esportazioni, anche alla luce dell’attuale svalutazione del dollaro”. Così il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, sulla decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di dazi al 30% su tutti i prodotti europei in entrata negli Stati Uniti dal primo agosto.

“Il combinato disposto dell’impatto dei dazi USA e della svalutazione del dollaro non sarà sostenibile per diversi settori - continua Mascarino - e a tutela delle imprese chiediamo alla Ue un intervento della mano pubblica: così come gli Stati Uniti hanno fatto con i dazi, che di fatto è un intervento pubblico per proteggere la loro industria, anche noi lo chiediamo. Non pensiamo però a sussidi, ma ad urgenti interventi strutturali per rafforzare la nostra capacità competitiva riducendo i dazi interni alla Ue: snellire il carico burocratico sulle imprese, riformare i mercati dell’energia per garantire una riduzione dei prezzi, facilitare l’accesso al credito. In tal senso, proseguire con maggior decisione sulla strada del taglio dei tassi di interesse nell’area euro potrebbe aiutare la crescita economica”.

“Resta comprensibile - prosegue il presidente Mascarino - che la Ue voglia dare una risposta politica ai dazi americani, per dignità istituzionale e affinché non sia mortificata da questa decisione dell’amministrazione Trump: ma questa risposta della Ue riteniamo debba essere prudente e ancora aperta al negoziato, visto il rischio di un ulteriore 30% in caso di ritorsione. Il Presidente Meloni sta conducendo una complessa azione in Europa per contenere tutti coloro che vorrebbero una risposta muscolare alla minaccia dei dazi USA, una strategia che rischierebbe di essere autolesionista per l’Europa e in particolare per l’Italia.”

“L’industria alimentare italiana è fortemente orientata all’export: gli USA sono la seconda destinazione del nostro export, e valgono (nel 2024) 7,7 miliardi di fatturato, pari al 14% del totale delle nostre esportazioni. Prima degli Stati Uniti abbiamo solo la Germania, che vale 7,9 miliardi. Dunque - conclude Mascarino - gli USA restano un mercato davvero molto importante, e resta prioritario favorire la presenza delle nostre imprese sostenendone la competitività”.

Frescobaldi (Uiv), da dazi al 30% un embargo per 80% vino Italia

“E’ bastata una lettera per distruggere i rapporti tra due storici alleati dell’Occidente. Il 30% di dazio sul vino, se venisse confermato, sarebbe quasi un embargo per l’80% del vino italiano. A questo punto il nostro destino e quello di centinaia di migliaia di posti di lavoro è vincolato ai tempi supplementari, che saranno fondamentali, perché è impensabile poter collocare altrove nel breve periodo questi volumi di vino. Contestualmente, servirà senz’altro un intervento straordinario dell’Ue”. Così il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, ha commentato la lettera dell’amministrazione Trump che annuncia tariffe aggiuntive all’Unione europea del 30% a partire dal 1° agosto.

Ponti (Federvini), misura gravissima e ingiustificata, risposta immediata

“Una misura gravissima e ingiustificata, che rischia di compromettere un equilibrio costruito nel tempo, fondato sulla fiducia reciproca, sul dialogo commerciale e sulla condivisione di valori tra partner storici”. Così Federvini sull’annuncio dei dazi Usa previsti dal prossimo agosto.

“L’imposizione di un dazio generalizzato del 30% colpisce in modo indiscriminato settori ad alto valore aggiunto, come il nostro – dichiara Giacomo Ponti, presidente dell’associazione – è una misura gravissima e ingiustificata, che penalizza non solo i produttori europei, ma anche gli operatori economici americani che fanno parte integrante della nostra filiera commerciale. È fondamentale che l’Europa si presenti con una voce unita e determinata per tutelare le proprie filiere strategiche e gli operatori economici colpiti da scelte unilaterali e sproporzionate”.

La Federazione, si legge inoltre in una nota, chiede una risposta immediata, chiara e coordinata da parte delle istituzioni italiane ed europee, con l’obiettivo di riaprire il confronto a livello bilaterale e multilaterale, nel pieno rispetto delle regole del commercio e della cooperazione internazionale. “È in gioco - conclude Ponti - la sopravvivenza di migliaia di imprese e la stabilità di un ecosistema virtuoso che ha generato valore e occupazione su entrambe le sponde dell’Atlantico”.

Confartigianato, a rischio 17,8 miliardi export Pmi verso gli Usa

Per la guerra dei dazi, dopo la lettera del presidente americano Trump all’Ue, “Confartigianato invita le istituzioni nazionali ed europee a un’azione coordinata per non compromettere la tenuta economica e occupazionale di interi distretti produttivi, riconosciuti a livello internazionale per la qualità e l’identità del Made in Italy”. Dal presidente, Marco Granelli, un appello: “È indispensabile che l’Italia e l’Unione Europea mantengano aperto il dialogo con Washington. Allo stesso tempo, chiediamo al Governo misure concrete per sostenere la competitività internazionale delle nostre imprese: strumenti per la diversificazione dei mercati, incentivi all’innovazione e investimenti infrastrutturali ed energetici che rafforzino la resilienza del nostro sistema produttivo. I nostri imprenditori artigiani e le nostre piccole imprese hanno dimostrato di saper affrontare le sfide globali con qualità, flessibilità e radicamento nei territori. Ora serve una visione strategica che le accompagni e le tuteli in questa nuova fase di incertezza”.

L’annuncio del presidente degli Stati Uniti Trump di dazi al 30% sui prodotti europei rischia di assestare un duro colpo all’export italiano negli Usa, in particolare alle micro e piccole imprese. E’ l’allarme di Confartigianato che mette in evidenza il valore delle nostre vendite negli Usa: nei dodici mesi a fine aprile 2025 ammonta a 66,6 miliardi di euro. Di questi, ben 17,87 miliardi di euro provengono dalle piccole imprese. L’annuncio dei nuovi dazi arriva in un contesto già fragile: nel primo quadrimestre 2025, a fronte di una crescita complessiva dell’export verso gli Usa dell’8,2%, il comparto manifatturiero (escluso il farmaceutico) registra una contrazione del 2,6%.

Secondo Confartigianato, le regioni italiane più esposte all’effetto dazi per la forte quota di export delle piccole imprese verso gli Stati Uniti sono: Lombardia: 4.419 milioni, con la moda al 45,5%; Veneto: 3.094 milioni di euro, con gioielleria e occhialeria al 56%; Toscana: 2.943 milioni, con moda (51,6%) e alimentare (21,8%); Emilia-Romagna: 1.636 milioni dominati da alimentare (52,9%) e moda (21,5%).

Marco Granelli, presidente della confederazione, lancia un appello: “L’Italia e l’Unione europea mantengano aperto il dialogo con Washington. Allo stesso tempo, chiediamo al Governo misure concrete per sostenere la competitività internazionale delle nostre imprese”.

Confagricoltura: 30% inaccettabile, l’Europa agisca unita

“I dazi al 30% all’Europa annunciati dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, vanno oltre ogni più cupa previsione e sono assolutamente inaccettabili. Per l’agricoltura europea, e per quella italiana, sarebbero una condanna che va a colpire non solo il settore primario, ma l’economia di interi Paesi”. Così il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, commenta la lettera di annuncio dei dazi Usa inviata alla presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen.

“Le nostre imprese - aggiunge - non potrebbero sopportare un carico di questo tipo, e la questione non riguarda solo la filiera agroalimentare. Come Europa dobbiamo essere uniti nel negoziato e trovare una soluzione che non affossi l’economia del nostro continente e che non metta in discussione i sistemi produttivi sul tema delle barriere non tariffarie”.

Coldiretti, 30% dazi colpo mortale che costerà oltre 2,3 miliardi

I dazi al 30% annunciati dal presidente Usa Donald Trump sui prodotti europei potrebbero costare alle famiglie statunitensi e all’agroalimentare italiano oltre 2,3 miliardi di euro. E’ quanto emerge da una stima Coldiretti, effettuata sulla base dell’impatto per le filiere nazionali già sperimentato in occasione delle tariffe aggiuntive imposte dal tycoon nel suo primo mandato, che aveva portato a un calo delle vendite a doppia cifra per i prodotti colpiti.

L’eventuale scomparsa di molti prodotti italiani dagli scaffali rappresenterebbe un assist per la già fiorente industria del tarocco, stimata in un valore di 40 miliardi. Al danno immediato in termini di un probabile calo delle esportazioni andrebbe ad aggiungersi quello causato dalla mancata crescita, con il cibo Made in Italy in Usa che quest’anno puntava a superare il traguardo dei 9 miliardi di euro, dopo aver raggiunto lo scorso anno il valore record di 7,8 miliardi di euro, grazie a un incremento delle vendite del 17% rispetto al 2023, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.

A pesare è anche il fatto che le nuove tariffe aggiuntive andrebbero a sommarsi a quelle già esistenti, penalizzando in particolar modo alcune filiere cardine, a partire da quelle già sottoposte a dazio.

Con il dazio al 30%, le tariffe aggiuntive per alcuni prodotti simbolo del Made in Italy arriverebbero al 45% per i formaggi, al 35% per i vini, al 42% per il pomodoro trasformato, al 36% per la pasta farcita e al 42% per marmellate e confetture omogeneizzate, secondo una proiezione Coldiretti. “Imporre dazi al 30% sui prodotti agroalimentari europei - e quindi italiani - sarebbe un colpo durissimo all’economia reale, alle imprese agricole che lavorano ogni giorno per portare qualità e identità nel mondo, ma anche ai consumatori americani, che verrebbero privati di prodotti autentici o costretti a pagarli molto di più oltre ad alimentare il fenomeno dell’italian sounding - afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini - Purtroppo non possiamo che constatare, laddove dovessero essere confermati i dazi il 1 agosto, il totale fallimento della politica esercitata dalla Von der Leyen a danno dei settori produttivi e delle future generazioni. La Presidente deve spendersi per una soluzione vera, come non ha ancora fatto”.

“Dopo la decisione europea di aumentare il proprio contributo alla Nato per superare quello degli Stati Uniti - afferma il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo - la scelta americana di colpire il nostro agroalimentare con dazi punitivi appare profondamente ingiusta e del tutto asimmetrica. Non si può chiedere all’Europa maggiore responsabilità strategica e poi penalizzarla economicamente sul commercio. Serve uno scatto di lucidità da parte di tutti”.

Confcommercio: «Su dazi ora negoziare, negoziare, negoziare»

“Il primo commento alla notizia di dazi statunitensi del 30 per cento sulle importazioni provenienti dai paesi membri dell’Unione europea non può che essere l’appello alla Commissione ed al nostro Governo ad esplorare strenuamente ogni ulteriore possibilità di negoziato. Insomma, negoziare, negoziare, negoziare”, dice Confcommercio, “perché, come ha osservato la Presidente Von Der Leyen, ci troveremmo tutti - al di qua e al di là dell’Atlantico - a fare i conti con impatti sconvolgenti sulle catene di approvvigionamento e a farne le spese sarebbero tanto le imprese, quanto i consumatori”.

Peraltro “i dati sono noti: tenendo conto tanto delle esportazioni di beni europei verso gli Usa, quanto delle esportazioni di servizi statunitensi (anzitutto tecnologici e finanziari ) verso il nostro Continente, lo sbilancio delle partite tra Usa e Ue risulta pari, nel 2024, a non più dello 0,55 del Pil degli Stati Uniti, cioè 161 miliardi di dollari su oltre 29mila miliardi di dollari. E non saranno certamente i dazi a risolvere il deficit di lungo corso della bilancia commerciale statunitense. Negoziare, dunque, perché vi è un solidissimo interesse comune all’accordo. E negoziare, ovviamente ricordando quanto intanto concordato sul versante degli impegni europei per la difesa ed il compromesso, in sede di G7, sulla global minimum tax”.

Confcooperative, 30% è colpo da ko tecnico per export e distretti produttivi

“I dazi al 30% annunciati da Trump sono un colpo da ko tecnico per il nostro export e per una parte dei distretti produttivi. Con i dazi al 10% avevamo calcolato con il Censis un contraccolpo pesante per l’occupazione con 68.000 occupati in meno e la perdita di 18 miliardi di euro di valore export, pari al 25% dell’export complessivo. Trump dimostra di essere un disseminatore di tempesta e di discordia, la Ue la sua solita inefficacia”. Così in una nota Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative.

“Occorre insistere ancora per le vie diplomatiche - aggiunge - e salvare il salvabile, ma la Ue ne tenga conto in vista della nuova Pac e dei fondi di coesione. Agisca con intelligenza e non con miopia tecnocratica. il mercato Usa non è né veloce né facile da sostituire”.

Legacoop agroalimentare, 30% inaccettabile, occorre risposta adeguata da Ue

“Il 30% di dazi Usa mette in grande difficoltà l’export Ue e italiano”. Così Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, nel commentare la lettera dell’amministrazione Trump che annuncia tariffe aggiuntive all’Unione europea del 30% a partire dal primo agosto.

Per Maretti, si legge in una nota, la questione è prevalentemente politica. “Tutti questi cambi di direzione di Trump degli ultimi mesi - osserva - rischiano di essere una foglia di fico per nascondere la volontà politica di colpire un alleato storico come l’Europa”. Viene quindi sollecitata una risposta adeguata da parte della Ue. “Certo - assicura - noi saremo sempre dalla parte di chi evita di buttare benzina sul fuoco. Ma se un nostro alleato e ’amico’ di parte politica dà fuoco al nostro fienile, non possiamo certo usare i guanti bianchi e il fioretto per ragionare con lui”. E conclude: “Nessuno pensi che i dazi saranno un problema solo per chi esporta. Le ricadute sui consumi americani e sul mercato interno europeo saranno inevitabili”.

FederlegnoArredo: «Allarmati da dazi ma evitare uno scontro»

“Di fronte alla notizia della decisione di Trump di introdurre dazi del 30% sulle esportazioni dell’Ue verso gli Usa, non possiamo che essere preoccupati e allarmati”, commenta il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin. “Attendiamo di capire nella pratica come potranno essere applicati dal primo agosto, ma - dice - ci sentiamo di ripetere, come già detto in altre occasioni, che l’Europa deve evitare di arrivare allo scontro di dazi contro dazi che non gioverebbe a nessuno. Fermezza, calma e diplomazia credo siano le risposte migliori all’ennesimo attacco della presidenza Usa a tutto il sistema produttivo europeo che sarebbe pesantemente colpito dall’applicazione della misura, compreso il settore del legno-arredo che ha, proprio negli Usa, il secondo mercato di export”. “L’Europa tutta e il nostro Governo - dice ancora Feltrin - devono aver ben presente che non difendere le nostre imprese adesso potrebbe avere come conseguenza la desertificazione industriale del Vecchio Continente”.

Berni (Grana Padano), speriamo che Meloni faccia fare passi indietro a Trump

“Trump è un tycoon volubile e aggressivo. Speriamo Giorgia Meloni gli faccia fare alcuni passi indietro sfruttando la sua volubilità. Ma se le cose rimanessero così per noi, gli Stati Uniti diventeranno un paese molto difficile finché verrà governato da questo Trump”. Così Stefano Berni, direttore generale del Consorzio tutela Grana Padano, all’annuncio dei dazi al 30% il prossimo primo agosto.

“La sua decisione - prosegue - equivale ad una vera dichiarazione di guerra economica. Quindi, da oggi l’Europa non può più considerarlo un competitor, ma così diventa un nemico”.

Berni puntualizza, in particolare: “É necessario ricordare a tutti che Grana Padano da tanti anni sta scontando un dazio storico che era del 15% nelle esportazioni verso gli Stati Uniti. Una gabella che dopo i primi mesi di presidenza Trump, è salita al 25% che quindi oggi incide per quasi 6 dollari al kg. Il dazio ora salirebbe a circa 10 dollari al chilogrammo di Grana Padano. Ma gli importatori e i distributori americani mettono in vendita al consumatore il Grana Padano moltiplicando per 2 il prezzo di partenza e tutti i costi logistici che hanno negli Usa. Ciò vuol dire che oggi lo pongono in vendita poco sotto i 40 euro al kg; ma con un ulteriore dazio aggiuntivo del 30% che quindi porterà quello totale al 45%, il prezzo al consumo supererà ampiamente i 50 dollari al chilogrammo”.

È pesantissimo quindi Il quadro che si profila per la filiera del formaggio DOP più consumato nel mondo che ha negli Usa il suo terzo mercato mondiale con oltre 220 mila forme esportate nel 2024.

“Con un tale dazio saranno ovviamente ridotti i nostri consumi negli Stati Uniti – conclude Berni – E questo drammatico errore sarà anche un danno per il consumatore americano che comunque consumerà, anche se di meno, grana padano, tanto che negli anni i consumatori Usa ci hanno premiato con una continua crescita del consumo. Ma contro l’Europa Trump ha compiuto un autentico e pesante atto di guerra, condotto con miope tracotanza e che rischia di sconvolgere anche gli equilibri geopolitici generali. É evidente che gli europei così perdono un paese amico”.

Il Direttore Generale del Consorzio Grana Padano si appella alle istituzioni e alla politica.

Cgia: costo fino 12 mld, Milano-Firenze territori più esposti

I dazi americani costerebbero all’Italia 3,5 miliardi di euro circa di mancate esportazioni. Se, invece, le tariffe doganali dovessero essere innalzate al 20%, il danno economico ammonterebbe fino a 12 miliardi di euro. Sono le stime dell’ufficio studi della Cgia elaborando dati Ocse.

Milano, Firenze, Modena, Bologna e Torino producono un terzo delle merci italiane vendute in Usa. La città metropolitana di Milano è l’area geografica del Paese che esporta di più verso gli Stati Uniti: nel 2024 le vendite hanno toccato i 6,35 miliardi di euro. Seguono Firenze con 6,17, Modena con 3,1, Bologna con 2,6 e Torino con 2,5. Tutte assieme queste cinque realtà territoriali esportano quasi un terzo del totale nazionale delle merci destinate negli Usa.

La Cgia che le aziende italiane che esportano negli Usa presentano una incidenza delle vendite in questo mercato solo del 5,5% del fatturato totale, mentre il margine operativo lordo è mediamente pari al 10% dei ricavi. In altre parole, sono poco esposte verso il mercato statunitense ed una eventuale chiusura di questo mercato inciderebbe relativamente poco. Inoltre, queste realtà produttive hanno mediamente buoni margini per ridurre il prezzo finale dei propri beni da vendere negli States, compensando, almeno in parte, gli aumenti provocati dall’introduzione delle barriere doganali.

Dazi: Gay (UiTo), ‘nervi saldi e unità, serve posizione europea unanime’

“Per l’industria torinese e italiana, come per l’intera industria europea sono necessari nervi saldi e unità: noi non vogliamo compromettere mercati e rapporti consolidati. È necessaria in tal senso, una posizione europea unanime, una politica industriale che metta al centro produzione, innovazione e energia. Questa deve essere la base per costruire una risposta, indicando concretamente la direzione a medio-lungo termine”. Così il presidente dell’Unione Industriali Torino, Marco Gay commenta la lettera inviata dal presidente statunitense, Donald Trump, che prospetta l’introduzione di dazi commerciali al 30% per tutti i beni europei diretti verso gli Usa.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti