Dazi, il test della fabbrica LVMH in Texas
Lo stabilimento del colosso LVMH, aperto negli Usa per produrre in loco ed evitare le tariffe minacciate - e poi imposte - da Trump, secondo Reuters fatica a mantenere standard qualitativi all’altezza del brand. Ecco perché
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Quando Bernard Arnault, patron di LVMH, il più grande marchio e gruppo del lusso al mondo, inaugurò nel 2019 una fabbrica di borse Louis Vuitton nel cuore del Texas assieme a Donald Trump, il messaggio era: il lusso si fa anche in America. Sei anni dopo, secondo Reuters, quel sogno sembra essere deragliato.
Dietro ai cancelli della tenuta texana da 250 acri chiamata “Rochambeau”, tra bestiame e pozzi di gas, secondo numerose testimonianze rilasciate da ex dipendenti a Reuters, il sito ha faticato a rispettare gli standard qualitativi del marchio, con tassi di scarto dei materiali fuori norma, personale non qualificato e un ambiente di lavoro sotto forte pressione.
Un esperimento nato da un ricatto politico
Quella di aprire una fabbrica negli Stati Uniti non è stata solo una scelta industriale, ma una mossa difensiva. LVMH, come molte aziende europee, temeva i dazi minacciati dall’amministrazione Trump su beni di lusso importati dall’Europa. Aprire una sede produttiva in Texas significava guadagnare tempo, favori politici e, non da ultimo, importanti agevolazioni fiscali. Il tema è ovviamente ritornato di grande attualità ora che Trump è tornato alla Casa Bianca e il tema dazi divide gli Stati Uniti e il resto del mondo.
Johnson County, dove sorge la fabbrica, ha concesso al colosso del lusso uno sconto del 75% sulle tasse di proprietà per un decennio, promettendo un risparmio di quasi 30 milioni di dollari. In cambio, LVMH aveva promesso fino a 1.000 posti di lavoro entro cinque anni. Ora i dipendenti sono meno di 300.
Lavorare nella fabbrica texana
Nella fabbrica texana le borse “Made in USA” sono assemblate da operai pagati inizialmente 13 dollari l’ora, saliti poi a 17. Come precisa Reuters, il salario minimo in Texas è di 7,25 dollari l’ora. Alcuni arrivano da storie di migrazione, attratti dal prestigio del marchio, ma spesso impreparati a soddisfare le richieste tecniche di una produzione di lusso.







