Trade war

Fonti: «Arrivata all’Ue la controproposta Usa sui dazi». Casa Bianca, l’aumento il 9 luglio potrebbe essere rinviato

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in conferenza stampa ha aperto a proroghe, precisando che l’ultima parola spetta però a Donald Trump

Marco Valsania

3' di lettura

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La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, a quanto si apprende da fonti vicine al dossier, ha informato i leader europei di aver ricevuto la controproposta statunitense nel negoziato sui dazi. L’offerta di Washington, si apprende ancora, è composta da un testo di poche pagine e andrebbe a delineare “un accordo provvisorio” tra Usa e Ue.

L’obiettivo di arrivare quantomeno a un’intesa di principio, su cui lavorare nell’ottica di arrivare a un sistema equilibrato che comprenda “compensazioni” di eventuali dazi ’asimmetrici’ americani. Il tema dei dazi non è, ufficialmente, nell’agenda del Consiglio europeo in corso a Bruxelles, ma viene sicuramente affrontato.

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«La scadenza del 9 luglio per gli accordi commerciali non è da intendersi come determinante». Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in conferenza stampa. La scadenza, insomma, non sarebbe cruciale per la strategia dell’amministrazione e «forse può essere prorogata, ma si tratta di una decisione che spetta al presidente», ha affermato Leavitt.

Altri funzionari dell’amministrazione hanno segnalato una simile prospettiva, che darebbe maggiori chance alla diplomazia di evitare nuove escalation dei conflitti commerciali. Tra questi Stephen Miran, responsabile del consiglio economico della Casa Bianca: ha a sua volta affermato nelle ultime ore ai media Usa che partner impegnati in negoziati sinceri potrebbero ottenere rinvii per dare tempo a trattative costruttive che altrimenti rischierebbero di deragliare.

Molta ambiguità in realtà resta dietro alle posizioni americane. Leavitt, oltre a dire che l’ultima parola spetta sempre e comunque a Trump, ha aggiunto che il Presidente potrebbe anche semplicemente decidere di propria iniziativa un livello di dazi all’import vantaggioso per gli Usa e i lavoratori americani e poi comunicarlo alle capitali estere che non siano ancora scese a patti al momento della scadenza.

I dazi in gioco sono le cosiddette “tariffe reciproche”, che la Casa Bianca ha minacciato contro decine di nazioni (o gruppi di paesi nel caso della Ue) in risposta a quelli che considera comportamenti discriminatori nei confronti degli Stati Uniti.

Il tempo sicuramente stringe. Mancano solo un paio di settimane al 9 luglio, data decine da Trump per far entrare in vigore i nuovi dazi. E ad oggi la Casa Bianca ha raggiunto un solo accordo, considerato il più agevole, con la Gran Bretagna, accanto a una tregua temporanea con il rivale strategico, la Cina. Ha suggerito intese vicine con altri grandi paesi, dal Giappone alla Corea del Sud e all’India. Con l’Unione Europea ha di recente parlato di trattative serie, dopo aver minacciato dati fino al 50% al momento sospesi.

Le posizioni sono diversificate

Mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha auspicato che si chiuda “rapidamente” un accordo commerciale, la Francia si è detta non disposta ad accettare un’intesa “asimmetrica” con dazi generalizzati al 10% per tutte le importazioni europee in Usa. In mezzo c’è Giorgia Meloni che ieri ha aperto alla possibilità di accettare tariffe del 10%, che “non sarebbero per noi particolarmente impattanti”, ha detto a L’Aja.

Dazi Usa, Meloni: "Il 10% non sarebbe troppo impattante"

“Chiudere un accordo complesso di dettaglio prima del 9 è molto complicato, in particolare per quanto riguarda le barriere non tariffarie. Quello che realisticamente si può fare è un accordo di principio, in cui si stabilisce di lavorare secondo determinate direttrici”, sottolineano fonti diplomatiche italiane. Al momento, da Washington, non è arrivata una proposta, che a Bruxelles si attendono di ricevere “nei prossimi giorni, a quel punto sarà valutata”.

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