Fonti: «Arrivata all’Ue la controproposta Usa sui dazi». Casa Bianca, l’aumento il 9 luglio potrebbe essere rinviato
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in conferenza stampa ha aperto a proroghe, precisando che l’ultima parola spetta però a Donald Trump
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La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, a quanto si apprende da fonti vicine al dossier, ha informato i leader europei di aver ricevuto la controproposta statunitense nel negoziato sui dazi. L’offerta di Washington, si apprende ancora, è composta da un testo di poche pagine e andrebbe a delineare “un accordo provvisorio” tra Usa e Ue.
L’obiettivo di arrivare quantomeno a un’intesa di principio, su cui lavorare nell’ottica di arrivare a un sistema equilibrato che comprenda “compensazioni” di eventuali dazi ’asimmetrici’ americani. Il tema dei dazi non è, ufficialmente, nell’agenda del Consiglio europeo in corso a Bruxelles, ma viene sicuramente affrontato.
«La scadenza del 9 luglio per gli accordi commerciali non è da intendersi come determinante». Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in conferenza stampa. La scadenza, insomma, non sarebbe cruciale per la strategia dell’amministrazione e «forse può essere prorogata, ma si tratta di una decisione che spetta al presidente», ha affermato Leavitt.
Altri funzionari dell’amministrazione hanno segnalato una simile prospettiva, che darebbe maggiori chance alla diplomazia di evitare nuove escalation dei conflitti commerciali. Tra questi Stephen Miran, responsabile del consiglio economico della Casa Bianca: ha a sua volta affermato nelle ultime ore ai media Usa che partner impegnati in negoziati sinceri potrebbero ottenere rinvii per dare tempo a trattative costruttive che altrimenti rischierebbero di deragliare.
Molta ambiguità in realtà resta dietro alle posizioni americane. Leavitt, oltre a dire che l’ultima parola spetta sempre e comunque a Trump, ha aggiunto che il Presidente potrebbe anche semplicemente decidere di propria iniziativa un livello di dazi all’import vantaggioso per gli Usa e i lavoratori americani e poi comunicarlo alle capitali estere che non siano ancora scese a patti al momento della scadenza.








