Il summit

Vertice Nato, Meloni: accordo «sostenibile». Sì all’ipotesi dazi Usa al 10%

Non servirà l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per il primo anno, «per quelli a venire valuteremo»

di Manuela Perrone, inviata a L'Aia

Meloni: Ok a spese per la difesa, ma con un percorso sostenibile

5' di lettura

5' di lettura

Un accordo da cui emerge «la compattezza dell’alleanza e la volontà di quell’alleanza di rafforzarsi». Concluso il vertice dei capi di Stato e di governo dei 32 Paesi della Nato, Giorgia Meloni commenta positivamente con i cronisti la dichiarazione finale con cui ci si impegna ad aumentare la spesa per difesa e sicurezza fino al 5% del Pil entro il 2035. «Impegni sostenibili per l’Italia», assicura la premier, che esclude per il 2026 l’attivazione della clausola di salvaguardia già chiesta da dodici Paesi Ue, tra cui la Germania, per godere di uno spazio di bilancio aggiuntivo fino all’1,5% del Pil. «Per gli anni a venire si valuterà sulla base di quella che è la situazione economica». Tra il lungo colloquio con il presidente Trump alla cena offerta ieri sera dai reali d’Olanda e la riunione di stamattina la presidente del Consiglio afferma di aver toccato «ongoing» anche il tema dazi: sull’ipotesi di chiudere l’intesa Ue-Usa al 10% si dice «abbastanza d’accordo. Ho sentito le imprese, non sarebbe particolarmente impattante».

Sicurezza «dominio ampio», dalle infrastrutture alla migrazione irregolare

L’incremento al 5% dal 2% attuale, sottolinea la presidente del Consiglio, «non è distante dall’impegno che l’Italia già assunse nel 2014 quando era all’1% delle spese di difesa in rapporto al Prodotto interno lordo e si impegnò, come ribadito da tutti i governi che mi hanno preceduto, ad aumentarlo dell’1 per cento. A questo si aggiunge un 1,5% di spesa sulla sicurezza». Meloni conferma quanto già affermato alle Camere nei giorni scorsi: «Sono risorse che noi dobbiamo spendere e spendiamo comunque su materie molto più ampie della questione di difesa. La questione della sicurezza oggi coincide con un dominio particolarmente ampio che riguarda la difesa dei confini, la migrazione irregolare, le infrastrutture critiche, la mobilità militare, le infrastrutture nel senso più generale, ma anche l’intelligenza artificiale, la ricerca, l’innovazione tecnologica. Risorse che servono a mantenere questa nazione forte, come è sempre stata».

Loading...

«Nessun euro sarà distolto dalle altre priorità del governo»

«Sono impegni sostenibili», ha scandito Meloni. «Lo voglio ribadire: per l’Italia questa spesa è necessaria per rafforzare la nostra difesa, per rafforzare la nostra sicurezza in un contesto che lo necessita, ma in una dimensione che ci consente di assumere questi impegni sapendo già che non distoglieremo neanche un euro dalle altre priorità del governo a difesa e a tutela degli italiani».

No alla clausola di salvaguardia nel 2026, poi si valuterà

Alla domanda del Sole 24 Ore sull’esigenza di reperire circa 100 miliardi in dieci anni (dagli attuali 35 miliardi spesi per la difesa e 10 per la sicurezza a 100 e 45 miliardi), la premier ha risposto: «Ho sentito molti numeri dati in questi giorni un po’ dalla stampa, un po’ dal Parlamento, che mi sembrano molto distanti dalla realtà. Noi abbiamo ovviamente fatto i nostri calcoli per il 2026 e non riteniamo che ci serva utilizzare la escape clause. Poi chiaramente per gli anni a venire si valuterà sulla base di quella che è la situazione economica».

«Nessun obbligo annuale e libertà sulle decisioni di spesa»

Sollecitata sulla considerazione del responsabile economico della Lega, Alberto Bagnai, sull’insostenibilità dell’obiettivo del 5%, Meloni taglia corto: «Sono venuta qui dopo una risoluzione votata da tutta la maggioranza. Ho spiegato varie volte che è una decisione che noi abbiamo preso con cognizione di causa, facendo le nostre valutazioni con il ministro dell’Economia. Sono convinta che sia sostenibile, per l’ampiezza delle spese, per il fatto che parliamo di un impegno a dieci anni che nel 2029 si deve in ogni caso ridiscutere, per il fatto che non ci sono incrementi obbligati annuali per gli Stati e questo consente di fare le scelte in base all’andamento della situazione in quel particolare momento. Quindi c’è una flessibilità totale». L’altra richiesta italiana che, a detta della premier, è stata soddisfatta riguarda la discrezionalità degli Stati nazionali sulle decisioni di spesa: a spetta a ognuno scegliere cosa considera una minaccia, perché «le minacce che affronta una nazione che si affaccia sul Mediterraneo come l’Italia e quelle che affronta un Paese Baltico sono distanti anni luce. Allora o ci fidiamo l’uno dell’altro e ognuno fa il suo pezzo di lavoro in questo quadro oppure se pensiamo che possiamo imporre a tutti un unico standard facciamo una cosa che non è utile per nessuno».

La sfida? Verificare «la capacità di risposta delle imprese italiane»

Quando parla di sostenibilità dell’aumento, Meloni chiama di nuovo in causa il tessuto produttivo. «Chiaramente una parte importante di queste risorse, se siamo bravi, viene utilizzata per rafforzare le imprese italiane», dice la premier. «Questo crea una politica economica espansiva che produce risorse. Se lo sappiamo utilizzare bene è un circolo virtuoso. Il grande tema che noi dobbiamo affrontare è la capacità delle nostre aziende di rispondere a un impegno che è sicuramente importante. Questa sarà la prossima sfida». In sintesi: si parla di aumento delle spese pensando ai costi, ma la prospettiva andrebbe capovolta per guardare «anche in termini di ritorno e di proiezioni sull’economia, come sempre quando ci si muove verso una politica espansiva».

Bene il cessate il fuoco tra Israele e Iran, ora tocca a Ucraina e Gaza

Sugli altri dossier sul tavolo, nessuna sorpresa. «Salutiamo con soddisfazione l’avvio di un cessate il fuoco nella crisi tra Israele e Iran. È un tema sul quale bisogna continuare a lavorare», afferma Meloni. «Come sapete il nostro obiettivo è arrivare alle negoziazioni per un accordo sul nucleare iraniano tra Iran e Stati Uniti. Ne ho parlato ieri con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, al quale ho detto, e l’ho ribadito oggi nel mio intervento all’assemblea plenaria Nato che serve la stessa determinazione per raggiungere altri due importanti cessate il fuoco: uno in Ucraina, dove la Russia sembra non voler fare passi in avanti, tutt’altro, e a Gaza, dove, come ho detto più volte, la situazione è insostenibile».

Sostegno all’Ucraina «nel testo c’è, è quello che fa la differenza»

Sollecitata sull’assenza, nella dichiarazione finale dei leader, della condanna dell’aggressione russa, Meloni spiega: «Il vertice conferma il sostegno pieno all’Ucraina da parte di tutti gli alleati. Noi avremo tra poco anche una riunione col presidente Zelensky che è qui e penso che anche questo sia un messaggio molto importante. Nel testo c’è il riferimento al sostegno all’Ucraina che è stato ribadito da tutti gli attori: per noi è quello che fa la differenza. C’è l’impegno di tutti a sostenerla».

Dazi, «più forza alla Nato e integrazione economie» vanno di pari passo

Sui dazi la discussione con Trump è «ongoing», «continua ad andare avanti». «Io continuo a segnalare, l’ho fatto anche nell’intervento di stamattina e l’ho fatto con il presidente Trump - ha riferito Meloni - che la maggiore integrazione e forza della nostra alleanza atlantica e una maggiore integrazione tra le nostre economie sono due facce della stessa medaglia, due cose che devono camminare insieme. Quindi sono abbastanza ottimista sul fatto che si riuscirà a trovare l’intesa». Meloni non perde l’occasione per rivendicare il ruolo dell’Italia nella distensione dei rapporti tra le due sponde dell’Atlantico: «Vedo le interlocuzioni sempre più frequenti e ne vado fiera, perché, rispetto a come eravamo partiti, il fatto che tra Ue e Stati Uniti d’America ormai si abbia una interlocuzione normalissima tra alleati, penso sia anche un risultato sul quale l’Italia ha avuto un ruolo determinante e di questo sono molto soddisfatta». Se la trattativa si chiudesse sull’ipotesi di dazi Usa al 10%, dopo il benestare del vicepremier Antonio Tajani di stamane, arriva anche quello esplicito di Meloni: «Sono abbastanza d’accordo. Ne abbiamo parlato con tutte le imprese e non penso che la misura del 10% sia particolarmente impattante».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti