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Dati rubati, le cyber-spie avevano atti riservati di Eni. La società: mai stati al corrente

Nei locali della società, oltre a “un vero e proprio ’archivio di Polizia’ ci sono ”numerosi” atti su Paolo Simeone “noto youtuber e contractor italiano” ma anche “atti riservati” del gruppo petrolifero

Aggiornato il 29 ottobre alle 19.25

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Sono stati individuati anche “atti riservati di Eni Spa” negli uffici a Milano, dove ha sede Equalize, la società di investigazione al centro dell’indagine della Dda e della Dna su una presunta rete di cyber-spie e che ha portato ai domiciliari il suo ad, l’ex ispettore di polizia, Carmine Gallo, e sotto inchiesta anche il proprietario, Enrico Pazzali (video), presidente di Fondazione fiera che si è autosospeso. Come si legge nelle carte, nei locali della società, oltre a “un vero e proprio ’archivio di Polizia’ ci sono ”numerosi” atti su Paolo Simeone “noto youtuber e contractor italiano” ma anche “atti riservati” del gruppo petrolifero.

15mila euro per dossier

E’ quanto si legge in un’informativa di quasi 3900 pagine allegata agli atti dell’inchiesta della Dda di Milano. Si tratta di un elemento che dimostra “la ragnatela di contatti di servizio intessuti negli anni da Gallo, (ex super poliziotto alla guida di Equalize e ora ai domiciliari, ndr) gli ha permesso di costruire reti relazionali nei Tribunali, presso le sezioni di polizia giudiziaria, presso le articolazioni delle forze dell’ordine, con l’intelligence, con alti funzionari, magistrati e con numerosi avvocati che, quando necessario, vengono interpellati per avere notizie sui loro clienti”. Le notizie acquisite vengono trasformate in ’dossier’, “venduti\ceduti dal gruppo alle società interessate ma anche ad imprenditori e politici a prezzi importanti, anche di svariate migliaia di euro (15.000 euro è la tariffa per gli ’accertamenti’ più completi su un soggetto)”. Queste attività, si sottolinea, “permettono inoltre di svolgere un dossieraggio nei confronti dei rivali politici ad ogni livello permettendo di ’mettere in difficoltà’ chicchessia con la fuoriuscita ’ad orologiera’ d’informazioni (anche riguardanti la sfera privata) al momento opportuno”.

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Banda dossier parla di un mandato ricevuto dalla Chiesa

In una conversazione del dicembre 2022 “tra le tante captate sul tema ’Russia’ e degli attacchi hacker in Italia”, il gruppo al centro dell’inchiesta della Dda di Milano “discute sulle proprie attività d’intelligence sul tema e sui ricavi che ne può ottenere anche in relazione ad un mandato che asseriscono provenga direttamente dalla Chiesa”. Lo scrivono i carabinieri del Nucleo investigativo di Varese in una maxi informativa. Negli atti degli investigatori si parla anche di una “attività del gruppo (secondo alcune intercettazioni acquisite)” che “sembrerebbe patrocinata da Enti Ecclesiastici”.

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Indagato in un filone capo Affari legali di Eni

In un filone dell’inchiesta della Dda di Milano c’è anche Stefano Speroni, direttore degli Affari legali di Eni, tra gli indagati per concorso in accesso abusivo su spionaggio sottrazione di dati. Lo riportano il Corriere della Sera e Repubblica, spiegando che al centro di questo filone ci sarebbe un report redatto da Equalize per “mettere in cattiva luce” l’imprenditore petrolifero Francesco Mazzagatti, dal quale Eni si riteneva danneggiata. Intercettato l’8 settembre del 2022, Gallo e l’esperto informatico Samuele Calamucci parlano “del caso Eni, che li vede coinvolti per i dossier su Amara e Mazzagatti da loro forniti alla società petrolifera”. Speroni sarebbe stato perquisito venerdì e gli sarebbe stato sequestrato il telefono. “Eni non era (come non è) al corrente delle presunte condotte illecite attribuite a Equalize nell’ambito dell’inchiesta della procura di Milano - commenta l’azienda a Repubblica -. Nel rispetto delle indagini in corso, Eni non commenta ulteriormente i relativi aspetti”.

La risposta della società

La società ha po fatto sapere in un comunicato di non essere mai stata al corrente dell’attività di spionaggio: «Alla luce delle informazioni che stanno emergendo nell’ambito dell’indagine della Procura di Milano, Eni ribadisce di non essere mai stata, e di non essere, in alcun modo al corrente di eventuali attività illecite condotte da Equalize a livello nazionale o internazionale», afferma un portavoce della società spiegando di non voler commentare «dettagli che in questo momento stanno emergendo in modo totalmente decontestualizzato, e confermando di avere a suo tempo conferito a Equalize un incarico investigativo a supporto della propria strategia e difesa nell’ambito di diverse cause penali e civili, nonché verifiche procedurali su alcuni fornitori potenzialmente di rilevanza processuale». «Non risultano sottratti o mancanti - viene poi aggiunto - atti di Eni, altre informazioni riservate o commercialmente rilevanti, o effrazioni ai sistemi informatici della società».

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Incontro con soggetti legati a 007 Israele, «proposto lavoro da 1 mln»

Una commessa israeliana da un milione di euro alla Equalize: emerge anche questo dalla maxi informativa dei carabinieri sulla società al centro dell’inchiesta per dossieraggio della Dda di Milano, che rivela la “presenza di soggetti legati all’intelligence israeliana” negli uffici di via Pattari. Intercettato mentre parla con Massimiliano Camponovo, Nunzio Calamucci dice: “Ci hanno fatto una proposta!”. Calamucci, si legge nell’informativa, conferma e spiega come gli isreaeliani abbiano già fruttato al gruppo 40 mila euro che sarebbero stati corrisposti per il tramite di De Marzio e che ora in gioco vi è una commessa da un milione di euro: “Ci hanno dato, a noi loro ci hanno dato quaranta Kappa fino a oggi, attraverso Enzo… mi han proposto un lavoretto da un milione!”. E ancora: “Beh, una volta che fai un milione... che cazzo te ne fotte?… metà dei dati gli hanno dati al Vaticano, l’altra metà gli servono per combattere Wagner!”. “Hanno tutti i documenti originali del Qatar Gate...“.

Dossier anche a carico di Marcell Jacobs e il suo staff

Spunta poi anche un dossier ed intercettazioni illecite a carico dell’atleta Marcell Jacobs e del suo staff nell’inchiesta della Dda di Milano. Come si legge negli atti, il dossieraggio nei confronti dell’atleta italiano, del suo manager e del suo allenatore, sarebbe stata “commissionato” da Carmine Gallo, l’ex super poliziotto ai domiciliari, a due degli hacker con cui collaborava a “sua volta richiesto da un avvocato padovano allo stato in corso d’identificazione”. La proposta dei due era inoculare un ’trojan’ sui telefoni.

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