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Danni da movida, il Comune di Milano dovrà risarcire i residenti del quartiere Lazzaretto-Melzo

Secondo quanto stabilito dal Tribunale dovrà versare circa 250mila euro per lesione del diritto alla salute. Ma sta già preparando il ricorso

di Luca Bridi e Annarita D'Ambrosio

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Danni da movida nel quartiere Lazzaretto-Melzo a Milano. Con una maxi multa per complessivi 250mila euro da corrispondere ai residenti, interessi compresi, la sentenza del Tribunale di Milano 9566/2025 si allinea alle precedenti di Torino, Como, Napoli e condanna il Comune a intervenire. «La cosiddetta movida - si legge - comportava il deprezzamento delle unità immobiliari, il danneggiamento degli stabili del quartiere e delle autovetture posteggiate, nonché una generale situazione di degrado e insicurezza, come più volte segnalato al Comune, senza, tuttavia, ottenere alcun riscontro».

La vicenda

In dettaglio, il piano di classificazione acustica assegnava ad alcuni isolati del quartiere la classe IV con un limite assoluto di immissione rumorosa pari a 55 decibel ampiamente superato nelle ore notturne.

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I residenti, perciò, richiamavano i diritti costituzionali: alla salute (articolo 32), all’inviolabilità del domicilio, al godimento della proprietà, appellandosi all’articolo 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Inoltre, riportavano le linee guida sul rumore notturno pubblicate dall’Organizzazione mondiale della Sanità, che fissano in 40 decibel la soglia da rispettare durante le ore destinate al sonno, aggiungendo che, in ogni caso, neppure per brevi periodi, possono essere superati i 55 decibel. In alcune strade milanesi, la Consulenza tecnica d’ufficio aveva riscontrato picchi di 73,5 decibel.

Gli obblighi del Comune

Il Comune - si legge nella pronuncia dell’11 dicembre scorso - è tenuto a rispettare, come ogni proprietario di un fondo, l’articolo 844 del Codice civile, che vieta le immissioni, nei fondi vicini, di rumori che superino la normale tollerabilità, pertanto gli è stato ordinato di far cessare le immissioni rumorose moleste. Che i residenti fossero stati lesi nel loro diritto al riposo, al sonno, al tranquillo svolgimento delle normali attività e al godimento dell’habitat domestico e di quartiere, non aveva richiesto particolari dimostrazioni. Rumori dell’entità di quelli accertati, scrivono i giudici, «impediscono di dormire, generando una situazione di stanchezza cronica che pregiudica il lavoro, le incombenze imposte dalla quotidianità, lo svago e le relazioni sociali».

Il maxirisarcimento

Sulla base di questo, è stato quantificato equitativamente il danno patito da ciascun residente 50 euro a notte, da moltiplicarsi per cinque sere a settimana a far data dal 2016, con scomputo di sei mesi coincidenti con la durata del lockdown totale causa Covid, oltre a interessi e rivalutazione monetaria per complessivi 4.700 euro a residente, oltre interessi. Fissata anche una somma di denaro per l’eventuale ritardo nell’esecuzione del provvedimento, mentre il Comune prepara il ricorso.

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