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Caos da movide urbane, i sindaci cercano linee d’intervento comuni

A Napoli il tribunale impone vigilanza notturna dopo gli orari di chiusura

di Luca Bridi e Annarita D'Ambrosio

Antonioguillem - stock.adobe.com

2' di lettura

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Il tema della movida nelle città e delle pronunce giurisprudenziali in merito all’equilibrio tra i diversi interessi è di carattere nazionale. Il presidente di Anci, Gaetano Manfredi, risulta al Sole 24 ore, porterà la questione a livello nazionale perché soltanto un chiarimento normativo può regolamentarla e mettere in condizione i sindaci di risolverla a beneficio delle rispettive comunità.

Le azioni dei residenti nei condomìni delle aree con il maggior numero di locali si susseguono da nord a sud e l’ultimo capitolo riguarda proprio Napoli dove la sentenza del Tribunale 604/2025, confermando la responsabilità del Comune, ha imposto allo stesso di predisporre provvedimenti precisi, tra cui una vigilanza notturna di agenti comunali, oggettivamente complessa da attuare.

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I fatti

A promuovere l’azione dieci residenti in diversi condomìni di piazza Bellini, nel centro storico della città, vicino al Museo archeologico e nel cuore dei decumani. Dichiaravano di subire «un gravissimo perturbamento della vivibilità delle loro case, a causa dell’inquinamento acustico derivante dall’assembrarsi, di notte, di migliaia di giovani in sosta davanti agli esercizi di somministrazione di bevande». Si utilizzavano, inoltre, nell’area impianti elettroacustici di elevata potenza per attirare la clientela e, spesso, in strada si svolgevano festeggiamenti con tanto di esibizioni con uso di tamburi.

Gli esiti della consulenza tecnica

Le verifiche fonometriche disposte dal giudice monocratico Anna Maria Pezzullo confermavano che i valori delle immissioni sonore registrate, valutati con il criterio comparativo dei tre decibel sul rumore di fondo, superavano i limiti della normale tollerabilità in tutte le unità immobiliari in orario sia diurno sia notturno, come confermato anche dalle dichiarazioni rese dai testi escussi.

Le misure imposte al Comune

Richiamata la giurisprudenza di legittimità in tema di rumore, si confermava la responsabilità del Comune trattandosi di immissioni provenienti da pubblica via (Cassazione, 142091/2023). Tre gli interventi da adottare:
1) interdizione dell’uso nelle aree pubbliche in questione di strumenti musicali di ogni genere;
2) predisposizione di un servizio di vigilanza, con l’impiego di agenti comunali che si adoperino, oltre l’orario di chiusura degli esercizi commerciali, a far disperdere e allontanare dalle aree pubbliche le persone;
3) installazione di strutture fonoassorbenti o fono-riflettenti.

Gli altri luoghi della movida

La prouncia potrebbe generare un effetto domino in altri quartieri. Già 19 residenti nella vicine Piazza San Domenico Maggiore e via Benedetto Croce si sono rivolti al giudice e sono pronti ad azioni legali anche a Chiaia e nei Quartierti Spagnoli, dove l’afflusso turistico si è maggiormente concentrato negli ultimi anni.

A Palazzo San Giacomo, sede del Comune, precisano che sono pronti al ricorso e che alcune delle risposte sono comunque già state già fornite attraverso il nuovo Regolamento di Polizia e sicurezza urbana che prevede il divieto degli strumenti di amplificazione, comunque alimentati, e l’utilizzo di strumenti di percussione sia all’esterno dei locali sia per strada, fatta eccezione per le attività autorizzate per eventi.

Nel nuovo Regolamento è stata introdotta la sanzione di «abuso del titolo» anche nei casi di violazione della legge quadro sull’inquinamento acustico (447/1995), grazie alla quale i locali non autorizzati a emettere musica o in violazione dell’autorizzazione rilasciata, sono sanzionati in caso di recidiva con una sospensione fino alla chiusura dell’attività. 


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