Dalla tirannia del controllo alla creatività del potere: il pensiero di Nietzsche in azienda
Il potere aziendale tradizionale ha radici nel controllo e nella competizione, ma si può ripensare come creazione e crescita condivisa
di Luca Barni*
4' di lettura
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Appartengo alla generazione X, o come direbbero più prosaicamente i miei figli sono un boomer perché loro non sottilizzano e da una certa età in poi ti inseriscono in quella categoria.
La classificazione serve a individuare con quale concezione di potere è cresciuta la mia generazione, a livello personale e nel mondo del lavoro.
Sul potere il filosofo James Hillman ci ha scritto un libro, bello, che dovrebbe trovarsi nella libreria del manager. Ma prima ancora di finirci dovrebbe essere letto e riletto perché è un invito a rivedere l’intera grammatica del comando.
Siamo cresciuti, boomer e generazione X, identificando il potere con l’impresa epica raggiunta con la forza della volontà sostenuta da una lotta vigorosa. Aziendalmente parlando, abbiamo identificato il potere con il comando fermo e sicuro, il raggiungimento di performance sempre maggiori, nonché la ricerca dell’efficienza come unica stella polare.
Hillman, acutamente osserva che una tale concezione porta al darwinismo, sociale e aziendale: l’organigramma come icona della selezione indotta dalla competizione, che permette solo ad alcuni di sopravvivere. Non è così anomalo ascoltare in azienda il gergo militare, tipo “è sotto tiro” o “si sta facendo dei nemici” per finire con “è rientrato alla base”.








