Dalla governance ai ritardi, ai costi: faro della Corte conti sul programma F35
La deliberazione n.5 del 26 marzo 2926 della sezione di controllo per gli affari europei e internazionali: «La qualità di mero partner dell’Italia nel programma F35, la cui leadership è in capo solamente agli Usa prodotto assenza di condivisione delle tecnologie sviluppate»
di Andrea Carli
5' di lettura
I punti chiave
- Il nodo governance: i partner non possono incidere sulle decisioni
- I ritardi e le conseguenze sui costi
- La spesa condivisa e gli effetti del no degli Usa alla Turchia
- Come cambia la strategia dell’Italia dal punto di vista dell’acquisto dei velivoli
- Verso una nuova lievitazione dei costi del programma
- «Ritorno tecnologico marginale per il Polo Trivalente di Cameri»
- L’impatto sull’occupazione della revisione degli ordini
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Il tema della spesa per la difesa è al centro di un braccio di ferro tutto politico all’interno del governo. Nelle ultime ore è prima entrato e poi uscito, nell’ambito di una mozione di maggioranza, un passaggio che prevedeva di riconsiderare l’impegno, sottoscritto in ambito Nato, di aumentare la spesa al 5% del Pil.
C’è poi la partita che vede in campo da una parte il ministro della Difesa Guido Crosetto, dall’altra il responsabile dell’Economia Giancarlo Giorgetti sul tema del ricorso da parte dell’Italia alle risorse messe sul piatto dalla Commissione europea nell’ambito del fondo Safe. In una lettera inviata a Ursula von del Leyen, la premier Giorgia Meloni ha chiesto che la deroga al Patto di stabilità prevista per la difesa sia estesa anche alle spese per la crisi energetica o, ha fatto capire, l’attivazione del programma Ue da parte dell’Italia è a rischio. Sono 14,9 i miliardi assegnati all’Italia.
Per quanto riguarda le spese della difesa, di recente la Corte dei Conti è tornata a mettere sotto la lente la gestione del programma internazionale di difesa F35. La deliberazione n.5 del 26 marzo 2926 della sezione di controllo per gli affari europei e internazionali “in termini di spesa pubblica aggregata”, “rileva l’incidenza specifica del programma F35 sulla spesa per investimento nel settore pari al 17,5% (786 milioni di euro all’anno), cui va aggiunto l’onere di cui al programma Gcap (2 miliardi spesi sino al 2025)”. Il Gcap è il programma che coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone per la produzione del caccia di sesta generazione. Il velivolo dovrebbe entrare in servizio entro il 2035.
“Al giugno 2025 - si legge ancora nel documento -, per il programma F35 sono stati spesi (per le fasi di sviluppo e produzione, per lo stabilimento trivalente di Cameri e per l’attivazione dei siti) 11,84 miliardi di euro e per il programma Gcap due miliardi.”
Il nodo governance: i partner non possono incidere sulle decisioni
Sotto la lente dei giudici contabili, che come segnala anche il portale Analisi Difesa interviene sulla questione per la sesta volta in quattordici anni, finisce la governance del programma. “La qualità di mero partner dell’Italia nel programma F35, la cui leadership è in capo solamente agli Usa - si legge nel documento - ha prodotto assenza di condivisione delle tecnologie sviluppate, crescita non bilanciata del know-how acquisito fra il Paese leader e i partner, carente trasparenza sui processi di costo inerenti alle attività progettuali e assenza di un’effettiva condivisione delle intellectual properties (proprietà intellettuali, ndr)”. “Essendo la governance del programma sotto il controllo degli Usa - osservano ancora la magistratura contabile -, ne deriva l’impossibilità dei partner, a prescindere dal livello di trasparenza delle procedure di costo, di poter incidere sulle dinamiche decisionali, specie sulle componenti di costo condivise.”







