Difesa

Caccia F-35, dal Canada al Portogallo: come cambia la strategia dei Paesi con l’arrivo di Trump

Il primo ministro canadese Mark Carney ha chiesto di sospendere, temporaneamente, i contratti per l’acquisto di 88 caccia F-35 dall’azienda statunitense Lockheed Martin

di Andrea Carli

5' di lettura

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I primi mesi di Donald Trump alla Casa Bianca hanno convinto i Paesi Ue (ma non solo) a rimettere mano alle proprie strategie di difesa e sicurezza. Tra le conseguenze che scaturiscono da questo nuovo scenario, alcune potrebbero avere un impatto sulle commesse dell’F-35. Il caccia stealth Usa di quinta generazione a lungo raggio, costruito da Lockheed Martin, che rappresenta, allo stato attuale, la spina dorsale di una ventina di forze aeree occidentali, è sempre più al centro dell’attenzione dei governi Ue, alla prese con l’operazione riarmo delineata dalla Commissione europea targata von der Leyen.

L’F35 a bassissima osservabilità si differenzia dall’Eurofighter e dal Rafale, questi ultimi caccia di quarta generazione avanzata. Nel mondo sono stati complessivamente consegnati oltre 1000 di questi aerei, addestrati oltre 2600 piloti, e sono state effettuate oltre un milione di voli complessivi. Allo stato attuale tra i governi non è emersa una tendenza evidente a “cambiare cavallo” e a puntare su altre soluzioni. Le commesse dell’F35 non sono a rischio, ma ma non è escluso che un’accentuazione della politica “degli strappi” di Trump possa avere delle conseguenze su questo aspetto.

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Lo spettro del “kill switch” da parte degli Usa

Anche perché i dubbi sull’F35 non mancano. Il mese scorso Christophe Gomart, ex capo dell’intelligence francese, attualmente eurodeputato, ha lanciato l’allarme. In un’intervista al quotidiano Le Point, ha posto l’accento su un aspetto: la capacità operativa dell’F-35 dipende sostanzialmente dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Gli Usa manterrebbero infatti il controllo su accesso al software, logistica, manutenzione. Se Washington dovesse assumere una posizione non allineata con le altre cancellerie europee, nell’ambito di un riposizionamento connesso alla presidenza Trump, potrebbero arrivare, come caso limite, a immobilizzare i sistemi d’arma con il cosiddetto “kill switch”. Il 18 marzo il Joint Program Office (Jpo), collegato al Dipartimento della Difesa americano, ha rilasciato una dichiarazione nella quale ha chiarito che non esiste un “kill switch” sul jet.

L’annuncio di Trump sull’F-47

Nonostante questa rassicurazione, l’attenzione non è diminuita. Non ha aiutato l’annuncio di Trump, qualche giorno fa dallo Studio Ovale: sarà la Boeing a costruire l’F-47, aereo di sesta generazione parte del programma Next Generation Air Dominance (Ngad), il progetto per garantire agli Usa il dominio del cielo nella nuova era di guerre ipertecnologiche. E soprattutto non ha aiutato l’interruzione degli aiuti militari all’Ucraina, una scelta voluta in un primo momento da Trump, e successivamente revocata dallo stesso leader repubblicano.

Afp

Il Canada congela l’acquisto di 88 caccia

Canada e Portogallo hanno recentemente segnalato di essere disposti a prendere in considerazione alternative. Sebbene Lisbona non si sia impegnata formalmente ad acquistare l’aereo, il ministro della Difesa uscente Nuno Melo ha confidato: «La recente posizione degli Stati Uniti, nel contesto della Nato… deve farci riflettere sulle opzioni migliori, perché la prevedibilità dei nostri alleati è una risorsa più grande da tenere in considerazione». In Canada il primo ministro Mark Carney ha chiesto di sospendere, temporaneamente, i contratti per l’acquisto di 88 caccia F-35 dall’azienda statunitense Lockheed Martin. Non è una cancellazione, ha precisato Carney, ma il premier vuole capire se l’affare è vantaggioso e se non ci siano sul mercato opzioni differenti. Il Canada aveva stipulato un accordo per una maxicommessa da 13,2 miliardi di dollari.

Il ministro della Difesa dei Paesi Bassi Ruben Brekelmans ha ricordato che «è nell’interesse di tutti noi assicurarci che il programma F-35 rimanga operativo, che continui a essere un successo come lo è adesso, e non vedo alcun segno di un passo indietro da parte degli Stati Uniti».

La Germania ha confermato l’acquisto degli F-35 per sostituire la sua flotta di Tornado a capacità nucleare: i velivoli possono trasportare armi nucleari statunitensi in caso di conflitto come parte dell’accordo di “condivisione nucleare” della Nato. Anche se, dopo che Trump ha interrotto in maniera brusca il sostegno militare all’Ucraina, nel paese si è acceso il dibattito sull’opportunità di acquistare F-35 dagli Stati Uniti. Ci si è chiesto se la Bundeswehr potesse guardare al Rafale di Dassault o anche andare nella direzione di una maggiore valorizzazione dell’Eurofighter Typhoon. Nel caso in cui gli Usa decidessero di portare via i propri dispositivi nucleari dalla Germania, Berlino potrebbe ripensare la scelta sugli F-35, e puntare sul francese Rafale.

Per quanto riguarda la Turchia, Trump starebbe pensando di sbloccare la vendita degli F35 se Ankara provvederà a dismettere il sistema russo S-400 acquistato dopo che erano saltate le trattative sui jet Usa.

Crosetto: «Produciamo in Italia gli F35 forniti a Svizzera, Polonia e Repubblica Ceca

E l’Italia? Nel Documento programmatico pluriennale per la Difesa per il triennio 2024 - 2026, che delinea la strategia di breve e medio termine, viene previsto il potenziamento della flotta F-35 Joint Strike Fighter, con l’ulteriore acquisizione di 15 F35-A e cinque F35-B (a decollo verticale). Viene anche previsto il potenziamento della flotta Eurofighter F-2000A, mediante l’avvio dell’itare di acquisizione di ulteriori 24 aerei nell’ambito del programma in cooperazione con Germania, Regno Unito e Spagna. «Abbiamo comprato gli F35, quelli tecnologicamente più avanzati, e lo abbiamo fatto in modo molto intelligente - ha spiegato nei giorni scorsi il ministro della Difesa Guido Crosetto -: abbiamo detto li compriamo ma li produciamo in Italia e adesso stiamo producendo in Italia gli F35 che si forniscono alla Svizzera, alla Polonia, alla Repubblica Ceca e oggi (l’11 marzo 2025, ndr) il ministro belga mi ha detto che preferirebbe che quelli che devono comprare loro fossero prodotti in Italia, quindi - ha sottolineato il ministro - è stato un modo per cooperare con gli Stati Uniti ma portare ricchezza in Italia». «Il polo tecnologico trivalente regionale europeo di Cameri - ha ricordato in un intervento in Senato a fine dicembre - è ormai da tempo un esempio concreto e anche unico nel mondo, che quasi tutti i paesi europei invidiano, delle ricadute del programma F35. È uno dei tre soli stabilimenti nel mondo in grado di assemblare un aereo di questo tipo. È l’unico presente in Europa. Ora a Cameri vengono assemblati i velivoli destinati ad Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Svizzera. Questo per spiegare che quell’investimento ha avuto ricadute ulteriori, che sono al di là della valenza per la difesa di questo aereo. Non ha portato quindi soltanto vantaggi significativi alla difesa. È una scelta della Forza Armata, è una scelta di amministrazioni precedenti la mia, che io condivido però, perché alla fine è uno strumento di deterrenza unico al mondo, ma ha garantito anche una ricaduta sociale significativa», ha concluso Crosetto.

Afp

Il progetto del caccia di sesta generazione, il Gcap

Sullo sfondo, il progetto del caccia di sesta generazione, il Gcap, che oltre all’Italia coinvolge Regno Unito e Giappone: un sistema di aerei da combattimento, integrato con sistemi cooperanti non pilotati, satelliti e altri assetti militari. Il progetto prevede che tutti gli elementi del sistema siano collegati da una rete “intelligente”, basata su un’architettura cloud dedicata, intelligenza artificiale e datalink di nuova generazione. Dovrà entrare in servizio dal 2035, in sostituzione degli Eurofighter. La risposta Usa si chiama appunto F-47.

Difesa, Italia verso il caccia di sesta generazione
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