Budget

Dall’Italia alla Repubblica Ceca, come e quanto cresce la spesa militare in Europa

Gli investimenti globali in difesa ha raggiunto un nuovo picco di 2.300 miliardi di dollari. Alcuni dei rialzi di peso arrivano dalla Ue

di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore, Italia), Enrique Andrés Pretel (El Confidencial, Spagna), Matěj Moravanský (Deník Referendum, Repubblica Ceca)

5' di lettura

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La spesa militare globale ha raggiunto i 2.300 miliardi di dollari nel 2023, segnando il sesto anno di crescita consecutivo: nel 2017, era di 1.700 miliardi di dollari ed è quindi aumentata di oltre il 35%.

Gli Stati Uniti restano il leader indiscusso e rappresentano il 38% della spesa globale, con 916 miliardi nonostante in questi anni il loro budget non abbia subito variazioni significative, al contrario di altri Paesi. Secondo il Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), la Cina è al secondo posto con 296 miliardi, seguita dalla Russia con 109. Quest’ultima ha visto un aumento annuale importante: 29% nel 2022 e 23% nel 2023. Ci sono poi India e Arabia Saudita, rispettivamente con 83,6 e 75,8 miliardi di dollari.

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Nel complesso l’Europa ha registrato una crescita senza precedenti del 14% dal 2022 al 2023, con l’Ucraina che ha visto la crescita più audace: un aumento del 51%, raggiungendo il 6% del Pil.

L’exploit dell’Italia

L’Italia ha registrato un aumento significativo della propria spesa per la difesa, allineandosi con le tendenze globali ed europee. Nel 2023, il budget è salito a quasi 30 miliardi di euro, un incremento del 20% rispetto ai 25 miliardi di euro del 2022. Questo perché con la sua posizione strategica nel Mediterraneo e la vicinanza ai Balcani, ha ritenuto essenziale potenziare le proprie capacità militari a fronte di una crescente instabilità geopolitica, in particolare il conflitto in Ucraina.

Risorse significative sono quindi state destinate all’ammodernamento delle forze armate e all’acquisizione di nuove tecnologie. Tra le principali voci, vi sono l’acquisizione di sistemi di difesa aerea di ultima generazione, come il SAMP/T (Surface-to-Air Missile Platform/Terrain), sviluppato in collaborazione con la Francia per intercettare e distruggere missili balistici, aerei e droni nemici. Sono stati acquistati anche 90 caccia F-35 Lightning II, per un totale di 14 miliardi di euro.

La modernizzazione riguarda anche la Marina militare: il programma PPA (Pattugliatori Polivalenti d’Altura) prevede la costruzione di sette nuove navi multifunzione, progettate per operazioni di sorveglianza, difesa aerea e anti-sommergibile. Inoltre, l’Italia sta aggiornando la sua flotta di sottomarini con la costruzione di quattro unità della classe U212 NFS.

In Europa, l’Italia è tra i Paesi con il maggior aumento della spesa militare: la Germania ha incrementato il proprio budget del 10%, raggiungendo i 60 miliardi di euro, mentre la Francia ha aumentato la spesa del 12%, arrivando a 50 miliardi di euro.

La «rincorsa» della Spagna

Il caso di Roma non è isolato, nel sud Europa. Un recente rapporto della NATO sulle spese per la difesa mostra che la Spagna spende più che mai per la difesa, ma spende meno di tutti i membri della NATO, con una stima dell’1,28% per il 2024.

Pur non raggiungendo il 2% del PIL, la Spagna ha aumentato la spesa per la difesa rispetto agli anni precedenti. Il Ministero della Difesa spagnolo ha ricevuto un budget di 12,8 miliardi di euro nel 2023, che rappresenta un aumento del 25% rispetto all’anno precedente. Il budget finale si avvicina a 15 miliardi di euro dopo l’espansione di diversi crediti per programmi speciali di armamento.

Il Presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha invitato a marzo alla Moncloa una trentina di rappresentanti dell’industria della difesa spagnola per dare una dimostrazione di sostegno senza precedenti a un settore non abituato a tali manifestazioni pubbliche. Secondo fonti citate da El Confidencial, l’incontro è stato molto cordiale.

Il Presidente ha mostrato grande interesse e, come si legge nel comunicato ufficiale, hanno discusso della strategia industriale e della necessità di aumentare la capacità produttiva e tecnologica dell’ecosistema della difesa nazionale. Durante e dopo l’incontro, Sánchez ha espresso l’intenzione di mantenere lo slancio per un settore strategico, tecnologico e redditizio (in termini di lavoro ed esportazioni) per la nazione in un momento “geopolitico complesso”.

Questo sostegno è stato ribadito dal Ministro della Difesa spagnolo, Margarita Robles, in diverse occasioni, anche durante le sue apparizioni davanti alle commissioni di difesa del Senato e del Congresso. «La mancanza di budget non influirà sui limiti di spesa approvati», ha dichiarato l’alto funzionario, precisando che i tassi di esecuzione del suo dipartimento sono al 90%. «Rispetteremo il nostro impegno di raggiungere il 2% con la NATO entro il 2029», ha insistito.

Il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha reso noti gli ultimi dati sulla spesa per la difesa della NATO il 14 febbraio 2024, che hanno mostrato un aumento senza precedenti tra i membri europei. «Nel 2024, gli alleati della NATO in Europa investiranno complessivamente 380 miliardi di dollari USA nella difesa. Per la prima volta, ciò equivale al 2% del loro PIL combinato», ha dichiarato Stoltenberg. Nel 2014, i Paesi europei hanno speso l’1,47% del loro PIL collettivo per la difesa. Questa cifra è aumentata nel corso del decennio e si stima che raggiungerà il 2% nel 2024.

Il caso della Repubblica Ceca: armamenti, guardando a Est

Più a est, la crescita riguarda anche i Paesi dell’Europa orientale. Un esempio è Praga. Nel 2024 il governo ceco stanzierà il 2% del PIL per il bilancio della difesa, l’equivalente di quasi sei miliardi di euro. Ciò è in linea con il rispetto degli impegni della Nato in materia di spesa militare. Il motivo di questo stanziamento è la modernizzazione delle forze armate in risposta alla continua aggressione della Russia all’Ucraina. Gli investimenti del bilancio saranno utilizzati per l’acquisto programmato di nuove attrezzature militari, tra cui carri armati, veicoli blindati e caccia F-35.

L’industria militare del Paese è solida, soprattutto dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia. Le fabbriche ceche di armi e militari hanno ricevuto ordini consistenti per armi, logistica e attrezzature militari pesanti e, a seguito dell’invasione, l’industria ha raccolto profitti significativi.

Il Gruppo Cecoslovacco, una società militare che opera a livello mondiale, è uno dei principali produttori di munizioni d’artiglieria. Michal Strnad, il proprietario del Gruppo Cecoslovacco, ha anche legami con funzionari statali, il che ha scatenato dibattiti nei circoli militari sulla dipendenza dell’esercito ceco dagli affari di Strnad. L’importanza dell’industria militare ceca e della diplomazia è aumentata con il lancio dell’Iniziativa ceca per le munizioni. Questa iniziativa mira a facilitare il trasferimento di munizioni da Paesi terzi all’Ucraina.

Diplomatici e funzionari cechi hanno aiutato l’Ucraina nel processo di certificazione e hanno identificato attrezzature militari e munizioni provenienti principalmente da Paesi non europei da consegnare all’Ucraina per difendersi dall’aggressione russa. Hanno anche chiesto il sostegno finanziario dei membri europei e della Nato per sostenere questa iniziativa.

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato scritto da Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore, Italia), Enrique Andrés Pretel (El Confidencial, Spagna), Matěj Moravanský (Deník Referendum, Repubblica Ceca)

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