25 novembre

Dai partner e dagli ex arriva gran parte delle violenze fisiche

I dati Istat mostrano che una donna su tre ha subìto una qualche forma di violenza nella vita, come nella rilevazione precedente del 2014

di Chiara Di Cristofaro

Il camper rosa della Polizia di Stato per promuovere la campagna contro la violenza di genere “…Questo non è amore”

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Numeri che non cambiano la sostanza: una donna su tre ha subìto una qualche forma di violenza nella sua vita e le donne – quando muoiono – lo fanno prevalentemente in casa e per mano maschile. La sostanza è che la violenza sulle donne è un fenomeno strutturale, lungi dall’essere eradicato dalla nostra società, con un dato importante che riguarda l’aumento della violenza tra le giovani e le giovanissime, dato che si presta a una doppia lettura: maggiore consapevolezza e quindi maggiore emersione oppure più violenza nelle nuove generazioni. Ma proprio sulla consapevolezza vale la pena di fermare l’attenzione, per capire da dove si può partire per quel cambio di passo che ancora non si vede e che i recenti interventi legislativi non sono riusciti ad ottenere.

I numeri delle violenze sono stabili nel tempo

Il 21 novembre, Istat ha diffuso i primi risultati dell’indagine 2025 sulla violenza contro le donne, dopo quelle del 2006 e del 2014 (a parte viene diffusa poi quella sui femminicidi nel 2024). Nella fascia di età 16-75 anni il 31,9% delle donne ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale, nel 2014 erano il 31,5%. «Le violenze non sono in aumento – dice Maria Giuseppina Muratore, sociologa, Dirigente di ricerca Istat ed esperta di statistiche sulla violenza di genere - il dato è molto simile a quello della scorsa indagine e, se andiamo a vedere i confronti con le indagini precedenti e con i numeri dei cinque anni precedenti, è complessivamente stabile, con un aumento della violenza sessuale e una diminuzione delle violenze fisiche».

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I partner, attuali ed ex, sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate, con quote superiori al 50% (fatta eccezione per le minacce), e di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro (63,8% degli stupri è opera di partner o ex). Solo il 6,9% degli stupri è opera di estranei alla vittima.

Ma la consapevolezza delle donne aumenta

Analizzando più a fondo i numeri, emergono aspetti non immediati: «C’è un dato importante – dice Muratore - il calo della violenza subìta dal partner attuale. Questo ci dice che le donne sono più consapevoli e in grado di capire quando una relazione è pericolosa, quando potrebbe diventare una relazione abusante e violenta. Scattano cioè meccanismi di consapevolezza che incidono positivamente sulla capacità di prevenire: la donna più spesso riesce a non entrare in situazioni violente ed abusive o a uscirne ». Un aspetto che si ritrova «nell’aumento delle chiamate al 1522, così come nel raddoppio rispetto al 2014 della quota di chi chiede aiuto ai centri antiviolenza: questo significa che non è più un tabù parlare di violenze e chiedere aiuto».

Un aumento di consapevolezza che si riscontra anche tra le giovani e le giovanissime, che mostrano una maggiore capacità di riconoscere i comportamenti violenti. «Nella violenza tra i più giovani emerge che si tratta soprattutto di episodi da ex partner e conoscenti o sconosciuti, non tanto da partner attuali», spiega Muratore.

Il nodo delle denunce e la formazione che manca

A fronte di questo, restano stabili (e poche) le denunce: solo il 10% delle vittime di partner o ex partner denuncia, ma questo può non essere letto solamente come sfiducia nella giustizia e nelle istituzioni o difficoltà di arrivare a denunciare. «Il dato delle denunce - che risulta stabile - ci può indicare anche che le donne hanno individuato altri strumenti, che non sono necessariamente la denuncia, più adatti alla loro situazione per uscire dalla situazione di violenza, altri canali, come ci insegnano l’esperienza e le indagini dei centri antiviolenza su questo tema», spiega la Dirigente di ricerca Istat.

Per Muratore, la svolta può arrivare dalla formazione: «Lo vediamo soprattutto nelle indagini che riguardano gli stereotipi, sia tra gli adulti che tra i giovani. In entrambi i casi quello che colpisce è il cammino delle donne verso la consapevolezza e il superamento degli stereotipi di genere, mentre gli uomini restano decisamente indietro, senza cambiamenti apprezzabili». Inoltre, le ricerche mostrano che «a un maggiore livello di istruzione della madre in famiglia corrispondono meno stereotipi di genere, sia nei maschi che nelle femmine. Questo ci dice che una madre che ha fatto un cammino di istruzione - per come lo possiamo misurare cioè con i titoli di studio - lo stereotipo classico rispetto agli stereotipi di genere diminuisce».

I femminicidi: la casa resta il luogo più pericoloso

Per misurare la violenza c’è un altro dato che va considerato, quello tragico dei femminicidi. Il Servizio analisi criminale del ministero dell’Interno fornisce solo dati trimestrali, per cui gli ultimi a disposizione sono quelli al settembre scorso e mostrano un calo annuo degli omicidi in generale (-12%) e di quelli di donne (-20%), mentre le uccisioni commesse da partner o ex scendono solo del 4%. Su 151 uomini uccisi, 9 sono morti per mano da partner o ex, il 6%, 38 in ambito familiare e affettivo (38%). Su 73 donne uccise, 44 sono morte per mano dei compagni, cioè il 60%, percentuale che arriva all’83% se si considerano le donne uccise in ambito familiare o affettivo. Le donne, come dicevamo, se muoiono lo fanno prevalentemente in casa.

Eures: incidenza delle vittime donne mai così alta

Il XII Rapporto Eures 2025 sul femminicidio in Italia, calcolando i dati raccolti fino al 20 ottobre, sottolinea che le donne vittime di omicidio volontario (85 da inizio anno) sono state il 39% del totale, l’incidenza più alta mai registrata. Un femminicidio su tre riguarda vittime straniere e il rischio, dice il Rapporto, è cinque volte superiore a quello delle italiane. In generale, l’identikit dell’autore ci dice che è maschio, di mezza età e italiano in 7 casi su 10.

Anche per questa indagine, le donne muoiono in casa: in famiglia si registra il 93% delle vittime femminili, di cui il 71% ascrivibile alla coppia. Rilevante, poi, l’aumento del 50% del numero di donne uccise da ex coniugi/partner (passate da 10 a 15), «evidenziando una crescente difficoltà, da parte di alcuni uomini, ad accettare la fine della relazione», dice Eures.

Le donne fragili e la violenza

Un elemento troppo spesso trascurato riguarda le donne fragili, anziane, malate o con disabilità. Il 36,1% dichiara di avere subito violenze fisiche o sessuali, a fronte di un valore medio inferiore (31,9%). Anche qui, cultura e stereotipi fanno la differenza: l’analisi dell’Osservatorio STEP (Università La Sapienza) su oltre mille articoli di cronaca rivela – tra le tante letture - una doppia narrazione della violenza di genere: quando la vittima è una donna malata o disabile, la stampa tende a giustificare l’uomo, la violenza viene presentata come esito comprensibile del peso della cura. Una violenza, dunque, che diventa socialmente più «accettabile».

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