Obiettivo crescita

Dagli incentivi all’assegno unico, ecco il piano del governo per il lavoro

Nel piano strutturale di bilancio si parla anche di politiche attive per gli autonomi, e di rafforzamento di congedi parentali e asili nido.

di Claudio Tucci

6' di lettura

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Dagli incentivi per spingere l’occupazione «di donne, giovani e soggetti maggiormente vulnerabili» al potenziamento di assegno unico e congedi parentali; dagli asili nido alle politiche attive «anche per il mondo del lavoro autonomo». Nel piano strutturale di bilancio di medio termine, trasmesso alle Camere e pubblicato dal Mef, 217 pagine complessive, è previsto un articolato (ma per ora solo poco più che tratteggiato) programma per sostenere l’occupazione, a cominciare da una migliore conciliazione vita-lavoro. Ecco, in sintesi, i principali interventi previsti dal governo Meloni.

Assegno unico

Si parte dal rafforzamento dell’assegno unico, su cui è in piedi anche una controversia con l’Europa. Negli ultimi anni, hanno beneficiato di questa misura circa 9,6 milioni di bambini, e nel 2023 sono stati erogati circa 18,2 miliardi, che risultano in aumento per il 2024. Grazie all’incremento di risorse, secondo quanto rilevato dall’Inps, l’importo medio della mensilità è aumentato tra il 2022 e i primi mesi del 2024, passando da 147 euro a 175 per figlio beneficiario. Il tasso di adesione della misura, connotato da una crescita lenta ma costante, ha raggiunto la soglia dell’89 per cento degli aventi diritto e l’importo medio per bambino varia da circa 54 a 214 euro. Si starebbe ragionando sul non conteggiare alcune voci nell’Isee (per non far perdere altre misure di welfare) e di un possibile allargamento a una prima, ridotta, platea di lavoratori stranieri.

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Asili nido

Si punta poi molto sui servizi di prima infanzia. Tra il 2025 e il 2026, è scritto infatti nel documento del governo, saranno rafforzate le azioni finalizzate ad assicurare la realizzazione del piano asili nido previsto nel Pnrr. Con un investimento di 3,24 miliardi, esso prevede la messa in disponibilità di 150.480 nuovi posti (per bambini tra 0 e 2 anni e tra 3e 6 anni). Tale misura permetterà di aumentare il tasso di copertura medio nazionale dei servizi di prima infanzia (fascia 0-2 anni) che, a dicembre 2021 era pari al 26 per cento, migliorando anche la situazione del Mezzogiorno. Per colmare tale fabbisogno, il Governo ha già disposto nuove risorse, per un ammontare complessivo di circa 735 milioni, al fine di superare i divari territoriali e infrastrutturali nei servizi per l’infanzia. Le risorse sono destinate in via prioritaria a quei comuni che non garantirebbero il raggiungimento dell’obiettivo del 33 per cento di copertura del servizio per asili nido, andando, dunque, a finanziare l’attivazione di oltre 31.600 nuovi posti negli asili nido per la fascia 0-2 anni, in 845 comuni. Ciò consentirà all’Italia di raggiungere l’obiettivo del 33 per cento di copertura del servizio su tutto il territorio, come previsto dalla normativa nazionale, ma anche di contribuire al raggiungimento dell’obiettivo europeo del 45 per cento al 2030, per quanto permangano alcune criticità in alcuni territori specifici.

Congedi parentali

Tra le misure in via di conferma nei prossimi anni, il Governo intende intervenire sui congedi parentali; tale azione potrebbe contribuire «a un riequilibrio dei carichi di cura all’interno della famiglia e facilitare la permanenza delle lavoratrici madri nel mercato del lavoro». La normativa attuale prevede che, nei primi dodici anni di vita del bambino, ciascun lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per un periodo complessivamente non eccedente i dieci mesi, elevabili a undici nel caso sia il padre a esercitare il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a tre mesi. La legge di bilancio 2024 ha ampliato l’importo dell’indennità dei congedi parentali fruibili da madri e padri entro il sesto anno di vita del bambino, ovvero entro il sesto anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare in caso di adozione o affidamento. In particolare, per il 2024, l’indennità è stata innalzata all’80 per cento della retribuzione imponibile per i primi due mesi e, a partire dal 2025, all’80 per cento per il primo mese e al 60 per cento per il secondo. Per i mesi restanti, l’indennità rimane pari al 30 per cento della retribuzione imponibile.

Occupazione femminile

Nel piano di bilancio è scritto poi che il governo «intende rafforzare ulteriormente» la strategia avviata negli ultimi anni sul fronte dell’occupazione femminile. Si agirà su tre fronti: 1) potenziando gli strumenti di empowerment femminile per una maggiore partecipazione delle donne a percorsi di formazione e di carriera professionale; 2) prevedendo, nell’orizzonte del piano, incentivi per favorire una maggiore occupazione delle donne; 3) supportando le donne madri e con incarichi di cura familiare. Dovrebbe essere confermato lo sgravio totale dei contributi per le mamme lavoratrici con più figli.

Cuneo fiscale e aliquote Irpef

Il governo si impegna poi (già con la legge di bilancio per il 2025) a «confermare e rendere strutturali gli effetti del cuneo fiscale sui redditi da lavoro dipendente fino a 35 mila euro e l’accorpamento delle aliquote IRPEF su tre scaglioni già in vigore quest’anno». Gli effetti del cuneo fiscale, è scritto nel documento, «assumeranno una nuova fisionomia al fine di raggiungere il medesimo obiettivo senza ulteriori tensioni sul piano della spesa pluriennale». Del resto, «l’eccessiva ampiezza del cuneo fiscale costituisce uno dei nodi strutturali del Paese evidenziati con maggiore enfasi dalle istituzioni internazionali e una sua riduzione strutturale rappresenta un obiettivo chiave nel programma del governo».

Politiche attive anche per gli autonomi

Nei prossimi anni si dovrà migliorare molto su Gol, il nuovo programma di politica attiva. E al fine di ridurre le disparità tra lavoratori dipendenti e autonomi, il governo intende, inoltre, «introdurre politiche attive per i lavoratori autonomi».

Incentivi alle assunzioni

Un’altra leva è il rafforzamento degli incentivi assunzionali. Il tasso di occupazione, sebbene per le persone tra i 20 e i 64 anni rimanga ancora inferiore alla media europea (75,3 per cento), ha raggiunto il 66,3 per cento, superando il livello precedente alla pandemia (63,5 per cento per cento nel 2019). Questo risultato è positivo, anche se il raggiungimento degli obiettivi per il 2030 risulta ancora distante. Nonostante l’Italia si caratterizzi per una percentuale di contratti a tempo determinato superiore alla media europea (15,7 per cento dei lavoratori tra i 20 e i 64 anni nel 2023 contro una media del 12,3 per cento in Ue), la crescita occupazionale registrata nel 2023 ha riguardato principalmente l’occupazione a tempo indeterminato. In linea con l’attuale andamento e per dare ulteriore slancio alla crescita dell’occupazione, è scritto nel piano, «il governo intende avviare una strategia composita che miri a facilitare l’occupazione di donne, giovani e soggetti maggiormente vulnerabili». Che sono le categorie, specie al Sud, ancora in affanno.

Formazione dipendenti pubblici

Nel piano strutturale di bilancio degno di nota è anche un altro passaggio, legato alle competenze e più in generale alla formazione dei dipendenti pubblici. Per il miglioramento delle competenze e delle capacità amministrativa, il Pnrr ha già destinato investimenti per circa 490 milioni, al fine di finanziare corsi di istruzione e formazione, nonché lo sviluppo delle capacità in pianificazione, organizzazione e formazione strategica della forza lavoro. Per offrire ai dipendenti pubblici una formazione personalizzata a partire da una rilevazione strutturata e omogenea dei fabbisogni formativi, è stata prevista anche l’estensione e la diversificazione dell’offerta della piattaforma di E-learning Syllabus. Le iniziative avviate negli ultimi anni hanno permesso un miglioramento, ma la strada è ancora lunga. Nel 2023, in Italia, secondo i dati contenuti nel documento del governo, il tasso di partecipazione alla formazione dei dipendenti pubblici era perlopiù in linea con la media europea (17,0 per cento per l’Italia contro il 17,9 per cento del totale nella media in Ue) e quasi doppio rispetto al dato del 2019 (9,7 per cento). Servono però sforzi ulteriori. A partire dal 2027 si punta a rafforzare la formazione dei dipendenti pubblici, «con particolare riferimento alle competenze trasversali per la transizione digitale, ecologica e amministrativa e le soft skill e all’utilizzo dei Fondi Ue»; a potenziare la formazione in auto apprendimento; a ridurre i divari in termini di capacità tecnica delle diverse amministrazioni, «mediante specifici interventi innovativi di capacity building e formazione, principalmente basati sul confronto tra pari e su percorsi di mentoring che coinvolgono le Pubbliche Amministrazioni, volti a sviluppare competenze tecnico-specialistiche e professionalizzanti e promuovere il trasferimento di best practices»; a implementare un sistema di accreditamento della formazione rivolta alle Pa e meccanismi di finanziamento della formazione continua e specialistica outcome-based in favore dei dipendenti pubblici.

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