Lavoro

Contratti di produttività per 5 milioni di lavoratori

A metà settembre sono il 16% in più rispetto al 2023 le intese censite al ministero del Lavoro

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci

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3' di lettura

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Quasi cinque milioni di lavoratori coinvolti, 4.821.320 per la precisione, ai quali è corrisposto un importo medio annuo di circa 1.500 euro (1.498,62 euro). I premi di produttività continuano a correre, anche grazie alla tassazione al 5% (anziché 10%) prevista fino a fine anno, e che il governo Meloni è pronta a confermare anche nella prossima manovra. Ma procediamo con ordine. Al 16 settembre, secondo il report appena pubblicato dal ministero guidato da Marina Calderone, sono 17.114 i contratti attivi presso la banca dati ministeriale, il 16,7% in più rispetto alla stessa data del 2023, quando ci si attestava a 14.667.

Degli oltre 17mila contratti registrati dal report del Lavoro, 10.613 sono stati depositati tra gennaio e la prima metà di settembre 1.056 soltanto tra agosto e la prima metà del mese in corso. Numericamente i contratti aziendali rappresentano ancora la quota maggiore sul totale (14.029) ma, in termini percentuali, sono quelli territoriali a far segnare l’incremento maggiore rispetto al 2023, con una crescita del 39,7% sullo scorso anno (da 2.209 a 3.085 alla data del 16 settembre).

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Al Nord oltre il 70% dei patti sottoscritti

I contratti attivi si propongono di raggiungere obiettivi diversi: 13.723 di produttività, 10.704 di redditività, 8.443 di qualità, mentre 1.574 prevedono un piano di partecipazione e 10.218 misure di welfare aziendale. Industria e servizi si confermano i settori economici dove sono maggiormente presenti contratti di secondo livello che prevedono premi di produttività. A livello territoriale, prendendo a riferimento i 17.114 contratti attivi, il 74% interessa il Nord Italia, a seguire, 16%, il Centro e il restante 10% riguarda il Sud.

Se guardiamo invece la dimensione aziendale, il 47% delle realtà che fa contrattazione legata a premi e welfare ha un numero di dipendenti inferiore a 50, il 15% si attesta tra 50 e 99 dipendenti, il 38% è una grande aziende, con oltre 100 addetti.

Venendo a lavoratori coinvolti e importi erogati, i quasi cinque milioni di beneficiari si suddividono tra 3.430.822 soggetti riferiti a contratti aziendali e 1.390.498 a contratti territoriali. Il valore annuo medio del premio, come detto, risulta pari a 1.498,62 euro, di cui 1.713,66 euro riferiti a contratti aziendali e 730,79 euro a contratti territoriali.

Tassazione agevolata verso al riconferma

Visti i buoni risultati della misura il governo Meloni, e in particolare, il ministro Calderone sta spingendo per confermare la tassazione agevolata del 5% anche nel 2025. Oggi la misura si applica per i premi di produttività entro i 3mila euro d’importo, per redditi fino a 80mila euro. Se il premio si converte, in tutto o in parte, in welfare è esentasse.

L’osservatorio del ministero del Lavoro rileva anche la diffusione dei contratti di prossimità, la cosiddetta “norma Sacconi” ex art.8D.L.138/2011, convertito in legge 148/2011: al 16 settembre sono stati depositati 2.931 contratti. Si tratta di contratti sottoscritti a livello aziendale o territoriale da sindacati comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale, o dalle loro rappresentanze sindacali operanti in azienda. Alle imprese è concessa la possibilità di derogare su specifiche materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione, entro certi limiti alle disposizioni di legge e di contratto collettivo per adeguarle alle condizioni e alle esigenze di ciascuna azienda (fermo restando il rispetto della Costituzione).

Prendendo in considerazione la distribuzione geografica, delle aziende che hanno depositato i 2.931 contratti, il 39% sono al Nord, il 15% al Centro, il 46% al Sud. Al Nord la Lombardia, il Veneto, il Friuli, il Piemonte e l’Emilia Romagna superano il centinaio di contratti depositati. Al Sud è in evidenza il dato della Campania 408 e della Puglia 339. Al Centro rileva il dato del Lazio 235. Riguardo al settore di attività economica, il maggior numero dei contratti depositati riguarda aziende operanti nel settore Servizi 62%, a seguire Industria 37% e Agricoltura con 1% contratti depositati.

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