Da Vingegaard a Pellizzari, Giro d’Italia al via per la prima volta dalla Bulgaria
La corsa rosa parte da Nassebar, Bulgaria: tra i favoriti spicca Jonas Vingegaard, mentre gli italiani cercano di ritrovare il successo che non colgono da 10 anni
di Dario Ceccarelli
5' di lettura
5' di lettura
Parte il Giro d’Italia e anche i meno appassionati, che nulla sanno dei nuovi campioni e del perché la Corsa Rosa debba partire dalla Bulgaria, hanno un sussulto: come se squillasse un invisibile campanello che smuove vecchie e nuove emozioni.
Ognuno ha il suo ricordo più o meno inciso nella memoria. Le canzoni, le grandi imprese, i tifosi sui tornanti, le cime bianche sullo sfondo, la pioggia sferzante, il sole di maggio, le lunghe cavalcate nell’Italia più bella e dimenticata punteggiata dai papaveri: quella appenninica, con le chiese e le osterie che sembrano rimaste sospese nel tempo come quei 127 temerari che partirono, nella notte del 13 maggio 1909, dal rondò di piazza Loreto, a Milano. Un gruppo di simpatici incoscienti, in sella a macinini pesantissimi, in cerca di guai e sfide impossibili. Eppur si mossero e pure qualcuno arrivò: il primo fu Luigi Ganna (nulla da spartire con Filippo, l’attuale cronoman verbanese) che dopo 2447,9 chilometri vinse 5250 lire davanti a Carlo Galetti.
Una bella cifra, pari a circa 30mila euro di oggi. Su 127 corridori solo in 49 riuscirono a concludere la corsa. Ganna, varesino di Induno Olona, arrivò primo alla media di circa 27 km all’ora. Mica poco considerando lo stato delle strade e la lunghezza delle tappe. Intervistato dopo la premiazione, Ganna rispose in modo sintetico ed esaustivo: “Me brusa tant el cul !”
Inutile dire quanto tutto sia cambiato. Basti pensare, come dicevamo, che questo venerdì 8 maggio, il Giro numero 109 partirà dalla Bulgaria, precisamente da Nassebar, un’antica città di 15mila abitanti sulle coste del Mar Nero. Un posto suggestivo, per carità, ma insomma… Chi l’avrebbe mai detto, più di un secolo fa, che il Giro d’Italia sarebbe partito da qui?
Che cosa avrebbe detto Ganna possiamo facilmente immaginarlo, chi scrive può solo prendere atto che da tempo il ciclismo è uno sport globalizzato che parla inglese, usa algoritmi e intelligenza artificiale, viaggia in aereo. Del resto dopo Ungheria (2022) e Albania (2025) perché stupirsi se il Giro parte dalla Bulgaria, dove c’è solo una corsa in calendario e non ci sono corridori professionisti in attività? Pecunia non olet diceva l’imperatore Vespasiano, che nulla sapeva di ciclismo ma conosceva bene il valore del denaro al di là della sua provenienza.









