Csm, dalla disciplinare condanne a quota 41%
I dati di gennaio 2023-ottobre 2025 sulle 194 sentenze emesse. Tra le sanzioni inflitte, 9 le sospensioni e 8 le rimozioni. Solo cinque le impugnazioni del ministero
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I punti chiave
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A leggere i numeri non pare che la giustizia domestica, amministrata dal Csm, sia così compiacente nei confronti dei magistrati. E se pure fosse così, il ministero della Giustizia non individua elementi significativi per impugnare le pronunce della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. Tema tutt’altro che eccentrico, visto che la legge di riforma costituzionale, al test del referendum tra qualche mese, sottrae proprio ai futuri Csm la competenza disciplinare per affidarla a un’inedita Alta corte, sul presupposto dell’asserita permeabilità della attuale magistratura disciplinare alle pressioni delle correnti.
Più volte il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha sottolineato la necessità di un intervento, facendo leva da una parte sulle limitate ricadute del caso Palamara che ben differente e più estesa attenzione, a dire del ministro, avrebbe meritato e dall’altra con un sistema di selezione dei giudici disciplinari dove è l’elettore a trovarsi a essere giudicato dall’eletto.
I numeri
I numeri però raccontano, almeno in parte, un’altra storia e possono servire per una valutazione più meditata. Concentrandosi infatti sull’attuale consiliatura, la prima dopo quella pesantemente investita dallo scandalo Palamara, destinata a concludersi, salvo proroghe, a gennaio 2027, nel periodo gennaio 2023-ottobre 2025 le sentenze disciplinari emesse dalla sezione dedicata del Csm sono state in tutto 194, di queste il 41% (80) è stato di condanna, il 47% (91) di assoluzione, il 12% (23) non luogo a procedere.
Una percentuale di condanne non banale, vicina a quella delle assoluzioni. E che comunque vede il ministero attestato su una linea di fondamentale non contestazione confermata nell’arco dell’intero triennio. I dati sulle impugnazioni ascrivibili al ministro della Giustizia, infatti, testimoniano una sola impugnazione nel 2023 (15 quelle della Procura generale della Cassazione), due nel 2024 (22 quelle della Procura generale) e due quest’anno (20 quelle Procura, di cui quattro iniziate dal ministro).
Insomma, non sembra che il ministero abbia molto da ridire sulle decisioni della sezione disciplinare. E comunque, ancora più nel dettaglio e concentrandosi sulle sanzioni inflitte: gli ammonimenti sono stati 2, le censure 44, 17 perdite di anzianità, 9 le sospensioni e 8 le rimozioni. Tra le condotte punite con la misura più grave, la rimozione, vanno registrate condanne ricevute dal magistrato in sede penale per gravi reati contro la pubblica amministrazione (tra i casi, il traffico d’influenze, la corruzione e l’abuso d’ufficio).









