Salumi made in Italy

Mortadella, la rivincita del salume italiano più amato

Il salume bolognese celebrato anche dal New York Times ha aumentato l’export negli Usa del 50% in 4 anni. In Italia consumi in controtendenza rispetto al comparto anche per via della sua convenienza in tempi di inflazione

di Emiliano Sgambato

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3' di lettura

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La rivincita della Mortadella. Un salume tanto storico quanto popolare che in passato ha pagato lo scotto di qualche pecca nella selezione delle materie prime per puntare sulla quantità, ma che negli ultimi anni si è (ri)guadagnato i giusti riconoscimenti, grazie all’attenzione alla qualità e alla riscoperta da parte non solo delle famiglie e dei giovani, ma anche degli chef.
Su tutti Massimo Bottura e il suo “Ricordo di un panino con la Mortadella”. O Bruno Barbieri con i suoi ripetuti richiami alla vera ricetta del ripieno dei tortellini durante le puntate di Masterchef.

L’aumento delle esportazioni

Il successo della mortadella ha superato i confini nazionali da tempo, ma ora export e popolarità sono in crescita, al punto che il New York Times gli ha dedicato un lungo articolo, celebrando il suo successo trasversale e la sua versatilità in cucina (con o senza pistacchi, non è questa la sede per aprire l’annoso dibattito).

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La crescente passione degli americani per la specialità bolognese è testimoniata dai numeri: l’export in Usa è cresciuto di oltre il 50% dal 2019 al 2022, raggiungendo 1.200 tonnellate per un valore di oltre 7 milioni.

Una beffa per la Bologna Igp

Ma paradossalmente il nome “Bologna” così legato alla storia di questa specialità – la prima norma sulla sua produzione risale ad un bando dei Farnese del 1661, quando a Bologna regnava lo Stato Pontificio – e che contraddistingue la produzione Igp non sfonda negli Usa. «Lì esportiamo solo 250 kg della nostra Mortadella Bologna Igp – spiegano dal Consorzio di tutela –. Questo perché in America il nome è associato a quello di “Baloney”, un prodotto di bassa qualità. Non ha niente a fare con la nostra Bologna ma l’assonanza linguistica ci danneggia».

L’articolo del New York Times

Celebrazione a mezzo stampa

Il servizio dedicato dal New York Times alla mortadella

Una sorta di italian sounding al contrario, insomma. Gli Usa sono comunque tutti ancora da conquistare, considerando che l’export totale di Mortadella nel mondo (soprattutto Europa) è di 30.175 tonnellate a cui si aggiungono 5.670 tonnellate di Bologna Igp.

Business in crescita anche in Italia

La Mortadella vale un giro d’affari complessivo di oltre 780 milioni e le vendite in Italia a fine giugno sono cresciute del 5,2% a volume e del +15,6% a valore su base annua (dati Circana). «Crescita ben superiore del totale mercato salumi che registra nello stesso periodo un +1,4% a volume e un +8,8% a valore – notano dal Consorzio –. Meglio ancora per la Bologna Igp con le vendite in Gdo che sono cresciute dell’8% a volume e del +18,1% a valore, decisamente in controtendenza rispetto a quelle della media dei salumi tutelati, che a volume hanno perso lo 0,8%».

Il successo è anche dovuto al prezzo più basso (comunque cresciuto del 10%, secondo NielsenIq) rispetto alla media dei salumi: in tempo di inflazione diventa una componente cruciale nella scelta delle famiglie. «Siamo orgogliosi delle performance di quest’anno, in controtendenza con la battuta d’arresto nella crescita dei prodotti mass-market in Europa, confermata dal basso trend di crescita della salumeria», ha commentato Guido Veroni, presidente del Consorzio di tutela Mortadella Bologna Igp.

Ricette con meno grassi e carne italiana

Proprio la Veroni Spa, big da 140 milioni di fatturato, è stata acquisita a giugno dall’americana SugarCreek. Però l’azienda – che è nel Guinness dei primati per la mortadella più grande del mondo – oltreoceano c’era da tempo, dove era già diventata leader nei preaffettati grazie ad un impianto avviato in New Jersey.

Felsineo rimane invece saldamente con le radici nel bolognese (a Zola Predosa) e da sempre è specializzata in mortadella: la produce in diverse ricette, Igp e non, per i propri brand e per le private label. Solo nel 2017 è nata la linea “salumi veg” sull’onda del successo dei prodotti plant based: sta andando bene, ma il suo fatturato si ferma a 4,5 milioni contro i 55 totalizzati dal gruppo nel 2022.

«Quest’anno in Italia prevediamo di crescere del 5% in volume – dice il sales &marketing manager Arnaud Girard – e negli Usa finisce la metà del nostro export, cioè il 5% della produzione. C’è uno spostamento dei consumi dai salumi più cari ma i nuovi clienti cercano comunque la fascia premium, con carne 100% italiana, etichetta corta o con ricette con meno grassi e meno sale».

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