Così Galileo confutò Tolomeo
Il libro è stato individuato in una raccolta della Biblioteca nazionale centrale di Firenze: la scoperta va attribuita a un giovane, esperto di Galileo: Ivan Malara, assegnista di ricerca all’Università di Milano.
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Si, sono proprio note di pugno di Galileo Galilei. La presentazione pubblica, avvenuta a Firenze, con tanto di esposizione della copia dell’Almagesto di Tolomeo con annotazioni galileiane (la notizia era stata anticipata dalla Domenica del Sole 24 Ore) è una clamorosa novità, che permette, tra l’altro di rivedere alcuni studi fondamentali sulle conoscenze del grande scienziato.
Il libro è stato individuato in una raccolta della Biblioteca nazionale centrale di Firenze (dove il 17 febbraio si è tenuta a battesimo la scoperta): la scoperta va attribuita (e anche questa è una buona notizia) a un giovane, esperto di Galileo: Ivan Malara, assegnista di ricerca all’Università di Milano.
Si tratta dell’opera contenente la traduzione latina delle opere di Tolomeo, pubblicato a Basilea nel 1551, e custodito all’interno del Fondo Magliabechiano della Biblioteca. La scoperta è maturata nell’ambito di uno studio volto a chiarire quale fosse la conoscenza diretta che Galileo aveva dell’Almagesto, e in particolare, su quale testo avesse studiato.
“Non è una scoperta casuale - ha detto Malara -, nasce da una ricerca che ho iniziato circa tre anni fa: volevo capire come Galileo studiò l’Almagesto e per farlo ho iniziato un censimento delle varie edizioni dell’Almagesto e a Firenze ho trovato quest’opera annotata”.
L’opera è composta da 13 volumi e i primi cinque presentano numerose annotazioni che lo studioso ha ricondotto a un giovane Galileo. “La grafia è estremamente simile - ha spiegato Malara - è quasi identica e poi anche dal punto di vista dei contenuti ci sono alcune postille che richiamano in modo evidente il contenuto di altre idee galileiane”.








