Galileo, appunti per cambiare il cosmo
Lo studioso Ivan Malara ha ritrovato a Firenze l’edizione annotata da Galilei dell’Almagesto di Tolomeo. Così la teoria eliocentrica era pronta per fare ingresso nella scienza. Racconto di una scoperta
di Ivan Malara
4' di lettura
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Non sempre le ricerche d’archivio ripagano le fatiche di chi le intraprende; più spesso si traducono in pazienti attese, silenzi, false piste. Talvolta, però, capita che la perseveranza, insieme a un po’ di fortuna, venga ricompensata da una scoperta capace di mutare la prospettiva di uno sguardo ormai assuefatto. È proprio quello che mi è accaduto durante una di tali ricerche: tra i tanti volumi che stavo consultando alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ne è emerso uno davvero inatteso, corredato di cospicue postille autografe. Postille che si sono poi rivelate essere di Galileo.
Tutto è iniziato poco più di tre anni fa. Il mio lavoro mirava a colmare una lacuna che consideravo significativa: chiarire quale fosse la conoscenza che Galileo aveva dell’Almagesto di Tolomeo, composto verso la metà del II secolo d.C. e per oltre un millennio testo di riferimento imprescindibile per lo studio dell’astronomia. Ovviamente, la consuetudine di Galileo con il sistema geocentrico di Tolomeo era ben nota e documentata. Ma che lettura aveva fatto dell’Almagesto, quale edizione aveva usato? E, soprattutto, che ruolo ebbe tale lettura nel suo approccio al De revolutionibus orbium coelestium (1543) di Copernico, dove si proponeva invece una visione eliocentrica dell’universo? Nella vastissima letteratura critica su Galileo, queste domande sono rimaste sullo sfondo, senza ricevere l’attenzione che meritavano.
L’ipotesi che ha guidato la mia ricerca può sembrare audace, perfino paradossale: forse uno dei fattori decisivi che portarono Galileo ad abbracciare la dottrina di Copernico fu proprio la sua padronanza degli aspetti più specialistici dell’Almagesto di Tolomeo. Certo, si tratta di due sistemi cosmologici opposti: quello di Copernico eliocentrico e quello di Tolomeo geocentrico. È anche vero però che erano stati entrambi formulati con la stessa lingua matematica e si avvalevano di tecniche astronomiche in larga parte condivise. Di conseguenza, l’Almagesto forniva a Galileo la grammatica indispensabile per comprendere il De revolutionibus.
A conferma di ciò, rivestono particolare importanza le parole dello stesso Galileo.
In polemica con un aristotelico e agguerrito anti-copernicano, lo invitava a studiare con cura l’Almagesto prima di affrontare l’opera di Copernico. Il risultato, prometteva, sarebbe stato a dir poco «meraviglioso»: «cangerete opinione intorno al Copernico, e vi accerterete come è impossibile l’intenderlo e non concorrer con la sua opinione». Affermazioni di questo tipo sono state spesso considerate come esercizi di raffinata retorica. Si è ritenuto che servissero a sottolineare le claudicanti competenze che i sostenitori del geocentrismo avevano del testo di Tolomeo.









