Alcolici

Gli amari vogliono crescere nella fascia premium

In un contesto di calo dei consumi aumenta lo spazio sugli scaffali dei supermercati. Vendite a quota 220 milioni: segno più online e in enoteca. Pallini (Federvini): sono il nuovo limoncello. Lucano punta su riserve, cocktail e no alcol. 

di Emiliano Sgambato

Amaro Lucano compie 130 anni

4' di lettura

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Nonostante non siano immuni al calo dei consumi che coinvolge gli alcolici, gli amari hanno forti potenzialità di crescita all’estero e nella fascia premium. Pur senza arrivare a parlare degli effetti delle “campagne salutistiche” o delle “crociate antialcol” è chiaro che anche le politiche del “bevi responsabilmente” portate avanti dagli stessi produttori non possono non avere la conseguenza di un calo dei volumi consumati e di un aumento degli investimenti sulla qualità, alla ricerca di maggior valore aggiunto per le aziende.

In questo contesto l’amaro sta vivendo una seconda giovinezza con gli italiani che ne ricoprono la cultura e le radici locali. Ed essendo soprattutto consumato a fine pasto (e ora anche nei cocktail e negli aperitivi), può avere interessanti chance di crescita. Se ne è discusso nel primo World Amaro Day, che si è tenuto a Pisticci (Matera) negli spazi di Essenza Lucano, il museo aziendale di Lucano 1894.

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Giro d’affari in tenuta

Secondo i dati presentati da Niq, da agosto 2023 ad agosto 2024 i volumi di vendita negli amari nella grande distribuzione sono scesi del 3,2% in un contesto che vede gli spirits (esclusi quindi birra e vino) a -5,1%. A valore invece il calo è dell’1,3%, dopo un aumento nell’anno precedente dello 0,8% ottenuto grazie a un balzo dei prezzi del 6,4%. Il trend a valore è previsto pressoché costante per i prossimi due anni, con un lieve calo a volume. Le vendite online e nei canali specializzati sono in crescita dell’8%, ma valgono solo il 2% del mercato a fronte di un giro d’affari che sfiora i 220 milioni. Sono però esclusi i consumi fuori casa, ma si può stimare che questi valgano tra il 30 e il 40% del totale e in volume e molto di più a valore.

Attualmente in Gdo il 25% di bottiglie costa tra i 16 e i 20 euro e genera il 45% dei ricavi. È una quota in crescita rispetto agli anni scorsi, ma è anche vero che il 25% di prodotti che costa di più vale solo il 5% del business. La “premiumizzazione” è dunque in atto, ma non è ancora significativa per un mercato dove l’elasticità al prezzo risulta alta, e dove quindi i consumatori difficilmente continueranno a comprare un amaro se questo aumenta sensibilmente di prezzo.

«Tuttavia in un contesto di calo dei consumi è interessante notare come sia diminuita la frequenza di acquisto ma non la penetrazione, cioè il numero di famiglie che acquistano – commenta Matteo Fortarezza di Niq – e anche come negli ultimi dieci anni siano aumentati dal 10 al 16% i millennials che dichiarano di consumare amari. Non a caso questo segmento, insieme a gin e tequila, è l’unico a vedere crescere gli spazi dedicati negli scaffali dei supermercati, dove mediamente sono esposte 14 referenze, più che per ogni altro tipo di liquore».

Pallini: potenzialità tutte da scoprire

«Credo molto nelle potenzialità che gli amari hanno ancora da esprimere, anche in base ad altri dati di vendita che registrano uno scenario positivo – commenta la presidente di Federvini Micaela Pallini –. La fascia premium può far crescere in valore, come ha dimostrato il lavoro fatto da alcuni marchi. Credo che l’amaro potrà nei prossimi anni rappresentare quello che è stato in passato il limoncello, il cui boom ha fatto da argine al crollo della produzione di alcolici rispetto ai livelli della fine del secolo scorso. Il fuori casa può avere un ruolo importante, ma purtroppo la crisi sta colpendo anche in quel campo e il consumo dai ristoranti si è spostato molto sugli aperitivi. Sono comunque momenti in cui il consumo è moderato, utili per diffondere la cultura dell’amaro. Gli operatori ci possono aiutare a comunicare il valore aggiunto inespresso di questi prodotti, che hanno una forte tradizione, soprattutto al Sud. Importanti poi anche le enoteche e l’online, dove anche i liquori di nicchia possono affermarsi».

La strategia di Lucano 1894

«I consumatori sono sempre più orientati verso prodotti capaci di offrire esperienze autentiche e distintive, grazie all’uso di ingredienti selezionati e alla cura dei dettagli – dice Francesco Vena, ad di Lucano 1894, marchio con 130 anni di storia che fattura a livello di Gruppo 30 milioni, stabili dopo le ultime acquisizioni, di cui il 20% all’estero –. Nel nostro caso Amaro Lucano Essenza è ottenuto da un invecchiamento per dodici mesi in antiche barrique già usate per la grappa. Deve però crescere la capacità di saper apprezzare un buon amaro: ad esempio sono molti i sommelier che non sanno degustarli correttamente. Auspico poi che si possa lavorare su marchi di tutela o su un marchio collettivo. Un altro trend in ascesa è il no alcol con sempre più consumatori attenti alla sostenibilità e al benessere, che ricercano drink con la stessa complessità dei tradizionali (Lucano Amaro Zero è la proposta del Gruppo, ndr). Abbiamo puntato da tempo anche sulla mixology, siamo ad esempio sponsor dei The World’s 50 Best Bars: ci sono i primi risultati ma rimane ancora molto da fare su questo fronte, come su quello dell’export, che con il calo dei consumi interni diventa una valvola di sfogo importante».

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