Stati Uniti

La battaglia sui dazi: prima lo stop poi l’annullamento. Ecco che cosa sta succedendo

Per la Corte federale per il Commercio, Trump è andato oltre i suoi poteri imponendo tariffe universali. Ma la Casa Bianca in appello ottiene la sospensione della sentenza

di Marco Valsania e Luca Veronese

4' di lettura

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Donald Trump ha avuto ragione in appello, almeno per ora. Mentre i suoi ministri studiano modalità alternative per proseguire, se necessario, con nuove barriere alle importazioni. «Abbiamo fatto ricorso contro una sentenza scritta da giudici attivisti», ha detto a caldo il consigliere economico della Casa Bianca, Kevin Hassett. «Andremo avanti sui dazi», ha commentato il consigliere del presidente per il commercio, Peter Navarro. Stephen Miller, vicecapo dello staff di Trump, aveva denunciato addirittura un «colpo di Stato dei giudici».

La Corte federale per il Commercio internazionale ha bloccato i dazi universali di Trump, ma in meno di 24 ore il presidente ha ottenuto una sospensione temporanea della sentenza. La guerra dei dazi scatenata dall’amministrazione Usa insomma non è finita, anche se aumentano i dubbi sulla strategia aggressiva sul commercio: minacce e ritrattazioni che hanno portato a scontri, tregue e poi a tortuosi negoziati con alleati vicini come Canada e Messico, partner storici come l’Europa, e avversari dichiarati come la Cina.

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Se resta l’incertezza sulle politiche commerciali statunitensi, la vicenda legale potrebbe concedere più tempo e togliere pressioni sui governi di tutto il mondo nelle trattative con Trump.

La sentenza sospesa dalla Corte d’Appello - che ha dato tempo alle parti fino al 9 giugno per portare argomenti - potrebbe anche finire per smorzare i timori per l’impatto sull’economia di conflitti incontrollati nell’interscambio, e placare le preoccupazioni di aziende, mercati finanziari e leader politici.

L’incontro con Powell

Trump ha incontrato il chairman della Federal Reserve Jerome Powell e, stando ai portavoce della Casa Bianca, gli ha rimproverato i mancati tagli dei tassi di interesse a sostegno della crescita. Powell, che ha precisato di essersi recato alla Casa Bianca su invito del presidente, ha però fatto sapere di aver ribadito che la «politica monetaria dipenderà interamente dalle informazioni economiche in arrivo». La banca centrale ha sposato un atteggiamento attendista e sempre più preoccupato, presa nel dilemma tra gli effetti, allo stesso tempo, inflazionistici e recessivi dei dazi.

La bocciatura sui dazi reciproci globali - sospesa in appello - è arrivata da un collegio composto da tre giudici della Corte per il Commercio internazionale, con sede a Manhattan: Trump - secondo la sentenza - è andato oltre i suoi poteri di presidente imponendo dazi sulle importazioni generalizzati, e pertanto illegali. Secondo i magistrati - due dei quali nominati da presidenti conservatori, Trump stesso e Ronald Reagan - la Costituzione assegna al Congresso l’autorità esclusiva di regolamentare il commercio con altri Paesi, e questa autorità non viene annullata dai poteri di emergenza invocati dal presidente per salvaguardare l’economia statunitense.

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«I provvedimenti sui dazi sono inammissibili non perché insensati o inefficaci, ma perché la legge federale non li consente», scrivono i giudici nella loro sentenza, emessa mercoledì notte: in discussione è dunque il Liberation day, proclamato da Trump il 2 aprile scorso per imporre dazi, cosiddetti reciproci, ai partner commerciali accusati di sfruttare gli Usa.

Il tribunale federale per il Commercio ha bocciato esplicitamente l’uso senza precedenti da parte della Casa Bianca, per legittimare le tariffe, di una legge del 1977 che consente di dichiarare emergenze nazionali causate da minacce straordinarie alla sicurezza nazionale, alla politica estera e all’economia, l’International emergency economic powers act.

La sentenza è stata emessa in seguito a due cause legali, una intentata dal Liberty justice center per conto di cinque piccole imprese Usa colpite dai dazi alle importazioni, l’altra portata avanti da 12 Stati americani. La decisione dei giudici aveva invalidato anche i dazi imposti a Canada, Messico e Cina, invocando la sicurezza dei confini, contro flussi di migranti e traffico di fentanyl. Non copriva invece i dazi introdotti in specifici settori, come quelli sull’import di acciaio, sull’alluminio e sull’importazione di automobili.

La decisione della Corte d’Appello

Trump e i suoi hanno ottenuto dalla Corte d’appello di Washington quasi due settimane per controbattere (e sono pronti in futuro a rivolgersi alla Corte Suprema). «Se qualcuno pensa che ci abbiano colti di sorpresa, si sbaglia di grosso. Non è cambiato nulla, pronti con altri dazi», ha rilanciato Navarro. Mentre Hassett ha fatto sapere che «i negoziati bilaterali procedono» e ha dichiarato che esistono «misure alternative» sul commercio.

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I governi di molti Paesi partner e i vertici della Ue hanno preferito non commentare la vicenda. Al presidente, anche in caso si bocciatura definitiva, restano comunque almeno quattro opzioni per insistere nelle guerre commerciali. Può imporre dazi fino al 15% per un periodo massimo di 150 giorni per far fronte a un deficit della bilancia dei pagamenti (secondo il Trade Act del 1974). Può colpire le importazioni in specifici settori (Trade Expansion Act del 1962), come già minacciato per prodotti farmaceutici e semiconduttori, e come già deciso anche per gli scambi di chip e tecnologia con la Cina. E può introdurre tariffe al 50% (Trade Act del 1930) contro Paesi che discriminano gli Usa. Più difficile che Trump si avventuri in indagini che gli permetterebbero di imporre dazi illimitati, ma richiederebbero mesi (sempre ai sensi del Trade Act del 1974).

Donald Trump spera di ottenere ragione dai giudici. Ma di certo non intende cambiare la sua strategia sul commercio internazionale.

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