La battaglia sui dazi: prima lo stop poi l’annullamento. Ecco che cosa sta succedendo
Per la Corte federale per il Commercio, Trump è andato oltre i suoi poteri imponendo tariffe universali. Ma la Casa Bianca in appello ottiene la sospensione della sentenza
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Donald Trump ha avuto ragione in appello, almeno per ora. Mentre i suoi ministri studiano modalità alternative per proseguire, se necessario, con nuove barriere alle importazioni. «Abbiamo fatto ricorso contro una sentenza scritta da giudici attivisti», ha detto a caldo il consigliere economico della Casa Bianca, Kevin Hassett. «Andremo avanti sui dazi», ha commentato il consigliere del presidente per il commercio, Peter Navarro. Stephen Miller, vicecapo dello staff di Trump, aveva denunciato addirittura un «colpo di Stato dei giudici».
La Corte federale per il Commercio internazionale ha bloccato i dazi universali di Trump, ma in meno di 24 ore il presidente ha ottenuto una sospensione temporanea della sentenza. La guerra dei dazi scatenata dall’amministrazione Usa insomma non è finita, anche se aumentano i dubbi sulla strategia aggressiva sul commercio: minacce e ritrattazioni che hanno portato a scontri, tregue e poi a tortuosi negoziati con alleati vicini come Canada e Messico, partner storici come l’Europa, e avversari dichiarati come la Cina.
Se resta l’incertezza sulle politiche commerciali statunitensi, la vicenda legale potrebbe concedere più tempo e togliere pressioni sui governi di tutto il mondo nelle trattative con Trump.
La sentenza sospesa dalla Corte d’Appello - che ha dato tempo alle parti fino al 9 giugno per portare argomenti - potrebbe anche finire per smorzare i timori per l’impatto sull’economia di conflitti incontrollati nell’interscambio, e placare le preoccupazioni di aziende, mercati finanziari e leader politici.
L’incontro con Powell
Trump ha incontrato il chairman della Federal Reserve Jerome Powell e, stando ai portavoce della Casa Bianca, gli ha rimproverato i mancati tagli dei tassi di interesse a sostegno della crescita. Powell, che ha precisato di essersi recato alla Casa Bianca su invito del presidente, ha però fatto sapere di aver ribadito che la «politica monetaria dipenderà interamente dalle informazioni economiche in arrivo». La banca centrale ha sposato un atteggiamento attendista e sempre più preoccupato, presa nel dilemma tra gli effetti, allo stesso tempo, inflazionistici e recessivi dei dazi.










